cerca

Così Vandana Shiva all'Expo di Milano è diventata un caso

In origine ci fu una lunga inchiesta del New Yorker su Vandana Shiva di fine agosto, poi la risposta pubblica e stizzita dell'attivista indiana anti Ogm, e infine la replica del direttore del giornale liberal americano, David Remnick. Internet, radio e giornali: aumenta il numero di chi invoca un dibattito più laico ed equilibrato su Ogm e agricoltura.

17 Settembre 2014 alle 15:26

Così Vandana Shiva all'Expo di Milano è diventata un caso

Vandana Shiva (foto LaPresse)

In origine ci fu una lunga inchiesta del New Yorker su Vandana Shiva di fine agosto, poi la risposta pubblica e stizzita dell'attivista indiana anti Organismi geneticamente modificati (Ogm), e infine la replica (tanto documentata quanto dura) del direttore del giornale liberal americano, David Remnick. Dopodiché il Foglio ha fatto notare, riportando la notizia della querelle, che Vandana Shiva – laureata in fisica, certo, ma non una scienzata come sostiene di essere, secondo il New Yorker – è partner di grido dell'Expo milanese del 2015. Un'esposizione universale dedicata a "Nutrire il pianeta" può davvero affidare una parte importante della sua immagine pubblica a un'attivista pregiudizialmente anti Ogm, critica perfino della Green revolution che nel XX secolo ha ridotto sensibilmente la fame nel mondo e che taccia chiunque non la pensi come lei di essere al soldo delle multinazionali del biotech?

 

Eddo Rugini, professore dell'Università di Viterbo, il cui campo di sperimentazione di Ogm fu distrutto proprio due anni fa su ordine dello Stato italiano – oggi il nostro paese è l'unico in Europa occidentale a vietare completamente anche la ricerca sugli Ogm –, sul Foglio ha rivolto un appello a Renzi: rottamare la Shiva dai consulenti dell'Expo, o riequilibrare quantomeno il dibattito che il paese ospiterà l'anno prossimo. Dopodiché il Foglio ha sentito scienziati e agricoltori che chiedono al governo un cambio di marcia, quantomeno un segnale di apertura. Il ministro dell'Agricoltura, Maurizio Martina, ci ha gentilmente risposto, ma molti punti interrogativi restano. Sono quelli sollevati in una serie di articoli che abbiamo ospitato in questi giorni e che continueremo a ospitare già domani in edicola.

 

Intanto la vicenda del posto d'onore riservato dall'Expo milanese alla Shiva, scovata dal Foglio, fa discutere sul web e sulla carta stampata. Ieri, su Italia Oggi, Alessandra Nucci ha scritto tra l'altro:

 

Nata in India, della casta sacerdotale dei brahmini, ma addottorata in Canada, la Shiva, 62 anni, è abituata a sparare affermazioni iperboliche senza timore di smentita, o quantomeno di smentite che arrivino a perforare il muro di ammirazione costruito intorno a lei in tutto il mondo ma specie in Italia. Per questo, la dettagliata critique pubblicata in agosto dal New Yorker, rivista letta e rispettata negli ambienti da lei navigati, sta facendo scalpore. Il piedistallo traballa e rischia di segnare l'ennesimo autogol dell'Expo, che ha voluto Vandana Shiva ad abbellire la sua vetrina.

 

Oggi è stato il Corriere della Sera, con un corsivo di Paolo Salom, a riprendere la vicenda:

 

Nemmeno l’accostamento al Mahatma Gandhi le ha evitato l’attacco frontale del New Yorker . Vandana Shiva, iconica portabandiera della lotta agli organismi geneticamente modificati (Ogm) e ora consulente di Milano Expo, è stata sloggiata dal piedistallo costruito in anni di campagne — soprattutto in India — a protezione degli «interessi dei contadini poveri» danneggiati, a suo dire, dalle multinazionali «senza scrupoli» pronte a barattare la salute dei più per i profitti di pochi. (…) Vandana ha anche legato la coltivazione del cotone BT (geneticamente modificato) all’aumento dei suicidi tra i coltivatori. Che però hanno smentito in prima persona l’attivista, lodando invece le ricadute positive di questo tipo di coltura. Vandana Shiva non è rimasta in silenzio, accusando la Bibbia newyorchese di «razzismo» e ribadendo la sua dedizione alla «scienza di servizio». L’icona resta fiera. Ma la tenzone lascerà molte cicatrici.

 

E mentre Radio Radicale, nella trasmissione "Il Maratoneta" dell'Associazione Luca Coscioni è tornata a intervistare Eddo Rugini sui limiti imposti alla ricerca in Italia, sul web in molti hanno ripreso la campagna del Foglio. La webzine "Prometheus" titola: "Expo 2015: scoppia il caso Vandana Shiva". Dove si ricorda che la rivista dedicata alla scienza qualche dubbio l'aveva sollevato già un anno fa: "Era il maggio 2013 quando Prometeus raccolse le prime perplessità per lo spazio offerto alla discussa attivista indiana Vandana Shiva all’interno di EXPO2015. A far alzare più di un sopracciglio soprattutto il fatto che, a tirarla sul carrozzone dell’esposizione universale dedicata a come sfamare il pianeta, fosse stata una Università, quella di Milano Bicocca". Il sito Agronotizie si concentra su altri aspetti curiosi delle teorie della Shiva, nell'articolo "Orti familiari, ma i litigi sono mondiali". Mentre la notizia delle domande poste dal Foglio è anche su Gustoblog. Infine l'appello su Facebook dei ricercatori e degli appassionati di scienza riuniti sotto la sigla "ItaliaXlascienza":

 

Sapete che all'EXPO hanno invitato Vandana Shiva per parlare di OGM? L'Expo che dovrebbe essere l'esposizione del progresso, invita un'Oscurantista la cui missione di vita è ostacolare il progresso. Solo l'Italia poteva organizzare qualcosa di così grottesco. Se siete arrabbiati perché chiamano oscurantisti al posto di scienziati a trattare argomenti delicati per questo Paese, andate su Twitter a dire la vostra.


  

Marco Valerio Lo Prete

Marco Valerio Lo Prete

Al Foglio dal marzo 2009, dove entra appena laureato in Scienze Politiche, il suo cursus honorum è il seguente: stagista, praticante, redattore dell'Economia, coordinatore del desk Economia e poi dal 2015 vicedirettore. Nasce nel 1985 sull'Isola Tiberina. Nella Capitale si muove poco: asilo, scuole elementari e medie, liceo e università, tutto nel giro di pochi chilometri quadrati. In compenso varca spesso (e volentieri) le frontiere del Paese natìo. Prima per studiare un anno nella ridente Rochester (New York, USA), poi – dopo numerose e più brevi escursioni – emigra all'Université Libre di Bruxelles per sei mesi. E a Bruxelles ci ritorna, ancora per sei mesi, per affiancare un formidabile manipolo di Radicali che lavora al Parlamento Europeo. Mentre si trova nel punto del globo più distante da Roma, facendo ricerca sull’immigrazione all’Università di Melbourne, in Australia, riceve una e-mail dal Foglio: non ci crede, pensa sia spam, invece è uno stage. Da qualche tempo si applica allo studio della lingua tedesca.  

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi