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Ora anche gli ecologisti "rottamano" la Shiva

Continua a far discutere l'inchiesta del settimanale liberal New Yorker su Vandana Shiva, attivista anti Ogm (Organismi geneticamente modificati) e partner d'eccezione per l'Expo milanese del prossimo anno. Curriculum, toni e tesi utilizzati dalla Shiva sarebbero più che fragili, per quanto roboanti.

12 Settembre 2014 alle 15:40

Ora anche gli ecologisti "rottamano" la Shiva

Continua a far discutere l'inchiesta del settimanale liberal New Yorker su Vandana Shiva, attivista anti Ogm (Organismi geneticamente modificati) e partner d'eccezione per l'Expo milanese del prossimo anno. Curriculum, toni e tesi utilizzati dalla Shiva sarebbero più che fragili, per quanto roboanti.

 

Il Foglio ha già riportato alcuni degli articoli e dei commenti riportati sulla stampa americana. La novità è anche alcune riviste ecologiste adesso imputano all'eroina anti Ogm un tasso eccessivo di ideologismo. Per usare un eufemismo. Grist, magazine ecologista, ha rilanciato alcuni degli argomenti sollevati dal New Yorker.

 

Shiva sostiene per esempio che il costo dei semi di cotone è aumentato dell'8.000 per cento in India dal 2002, cioè dall'introduzione degli Ogm? Non è proprio così: "Infatti i prezzi dei semi modificati, che sono regolamentati dal governo, sono caduti costantemente".

 

Poi ovviamente c'è la tesi più famosa della Shiva, quella per cui i contadini indiani – indebitatisi per comprare degli Ogm – hanno cominciato a suicidarsi in massa. Accusa pesantissima, diventata senso comune nelle discussioni da bar sul tema. Eppure c'è un grafico della rivista Nature che la smentisce in pieno: il tasso di suicidi tra i contadini indiani è rimasto stabile dopo l'introduzione degli Ogm nel 2002.

 

 

Al punto che gli ecologisti di Grist si chiedono: "Shiva è davvero preoccupata dei suicidi, oppure i suicidi sono giusto uno strumento facile per colpire gli Ogm?".

 

[**Video_box_2**]La seconda ipotesi è tutt'altro che peregrina. Infatti "molta della preoccupazione che riguarda gli Ogm ha a che fare con il fatto che la maggior parte di essi è stata concepita da società che sono interessate innanzitutto a fare soldi, più che da scienziati interessati a rendere il mondo migliore. Perciò, come ha dimostrato Madeline Ostrander in un recento articolo su The Nation, molti attivisti non sollevano problemi quando si tratta di piante geneticamente modificate che siano state create da scienziati del settore pubblico. Ma la Shiva si oppone anche ai semi finanziati dallo stato, inclusi quelli resistenti alle malattie".

 

Ecco la conclusione di Nathanael Johnson, che nel suo articolo rivendica l'appartenenza al movimento verde, sulla stessa Shiva: "Spero solo che lei accetti di ricorrere a prove e dimostrazioni ragionevoli per comprendere le cause dei problemi che ha identificato, piuttosto che fare a meno delle prove dicendo che oggi la multinazionale Monsanto 'controlla l'intera letteratura scientifica del pianeta'".

 

E' anche per queste ragioni che un accademico come Eddo Rugini, scienziato italiano che sugli Ogm ha lavorato per decenni, sia arrivato a chiedere al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, di "rottamare Vandana Shiva" dal ruolo di madrina de facto dell'Expo. Rottamazione o meno, riequilibrare il dibattito pubblico sarebbe il minimo.

Marco Valerio Lo Prete

Marco Valerio Lo Prete

Al Foglio dal marzo 2009, dove entra appena laureato in Scienze Politiche, il suo cursus honorum è il seguente: stagista, praticante, redattore dell'Economia, coordinatore del desk Economia e poi dal 2015 vicedirettore. Nasce nel 1985 sull'Isola Tiberina. Nella Capitale si muove poco: asilo, scuole elementari e medie, liceo e università, tutto nel giro di pochi chilometri quadrati. In compenso varca spesso (e volentieri) le frontiere del Paese natìo. Prima per studiare un anno nella ridente Rochester (New York, USA), poi – dopo numerose e più brevi escursioni – emigra all'Université Libre di Bruxelles per sei mesi. E a Bruxelles ci ritorna, ancora per sei mesi, per affiancare un formidabile manipolo di Radicali che lavora al Parlamento Europeo. Mentre si trova nel punto del globo più distante da Roma, facendo ricerca sull’immigrazione all’Università di Melbourne, in Australia, riceve una e-mail dal Foglio: non ci crede, pensa sia spam, invece è uno stage. Da qualche tempo si applica allo studio della lingua tedesca.  

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