Vandana Shiva (foto Ap)

Il liberal New Yorker sbugiarda l'eroina indiana anti Ogm

Giordano Masini

Il 25 agosto scorso il New Yorker ha dedicato un lungo reportage a Vandana Shiva, l’attivista indiana che ha fatto una lotta serrata contro gli Ogm. Un ritratto duro, sebbene accurato. Alla Shiva non è andato giù che una testata liberal mettesse a nudo le pesanti contraddizioni del suo personaggio.

Il 25 agosto scorso il New Yorker ha dedicato un lungo reportage a Vandana Shiva, l’attivista indiana che ha fatto della lotta contro gli organismi geneticamente modificati (Ogm) la propria ragione di vita e che di quella lotta è diventata il simbolo più in vista. Un ritratto duro, sebbene molto accurato, quello firmato da Michael Specter, al quale è seguito uno scambio di “cortesie” tra la Shiva e il direttore del New Yorker, David Remnick. Alla Shiva non è andato giù che una testata blasonata e di chiara impostazione liberal mettesse a nudo le pesanti contraddizioni del suo personaggio di fronte a lettori tradizionalmente sensibili alle sue battaglie, Remnick invece non è stato disposto a digerire in silenzio che il suo giornale venisse accusato di fare propaganda interessata per le multinazionali biotech, e nella sua risposta non le manda certo a dire.

 

Le questioni sollevate dal New Yorker su Vandana Shiva non sono nuove, ma difficilmente avevano raggiunto finora il grande pubblico, stregato più che altro dal carisma del personaggio e dal fascino delle sue battaglie, dagli studenti universitari che a Firenze, racconta Specter, non riuscivano a staccarle gli occhi di dosso mentre distribuivano semi di ortaggi e materiale propagandistico sull’agricoltura biologica, fino agli organizzatori di Expo 2015 che l’hanno voluta come consulente scientifica. E la prima delle questioni riguarda l’affidabilità e la sincerità della signora Shiva, a cominciare dal curriculum: “La maggior parte delle sue copertine di libri includono la seguente nota biografica: ‘Prima di diventare un’attivista, Vandana Shiva è stata uno dei fisici più importanti dell’India’. Quando ho chiesto se avesse mai lavorato come fisico, mi ha suggerito di cercare la risposta su Google. Non ho trovato nulla”. E poi gli spericolati viaggi contro l’evidenza quando racconta i devastanti effetti per la salute degli alimenti Ogm, confrontando i grafici sull’aumento delle colture biotech con quelli sull’aumento di autismo, diabete e Alzheimer: “Shiva ha commesso un comune, ma pericoloso errore: confondere correlazione con causalità. (Si può scoprire, per esempio, che la crescita delle vendite di prodotti biologici negli ultimi dieci anni corrisponde quasi esattamente con l’aumento dell’autismo. Del resto, anche l’aumento delle vendite di tv ad alta definizione, o del numero di americani che vanno al lavoro ogni giorno in bicicletta)”.

 

[**Video_box_2**]Per finire al suo più celebre cavallo di battaglia, quello della relazione tra la diffusione del cotone BT e un picco di suicidi tra gli agricoltori indiani. Secondo la Shiva, la vita di quegli agricoltori pesa sulla coscienza di Monsanto, rea di pretendere pesanti e insostenibili royalty sui semi, mentre la realtà sembra essere ben diversa: “Shiva dice anche che i brevetti della Monsanto impediscono ai poveri di conservare i semi. Non è questo il caso dell’India. Il Farmers’ Rights Act del 2001 garantisce a ogni persona il diritto di ‘conservare, usare, riutilizzare, scambiare, condividere o vendere’ i propri semi”. E le storie che Specter ha raccolto in India tra i piccoli coltivatori di cotone sono ben diverse da quelle con le quali la Shiva ammalia le platee della middle class urbana occidentale. Sono storie che parlano di aumento delle rese, di maggiori profitti e minori costi, di migliore salute: il numero dei casi di avvelenamento da pesticidi tra gli agricoltori è crollato del 90 per cento. “Perché le persone ricche ci dicono di piantare colture che rovinerebbero le nostre aziende agricole? – chiede l’agricoltore Narhari Pawar – Il cotone BT è l’unica parte positiva dell'agricoltura. Ha cambiato le nostre vite. Senza di esso, non avremmo colture, niente”, riporta il New Yorker. Mentre la Shiva, a corto di argomenti, accusa la Bibbia liberal del giornalismo di “razzismo”.

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