cerca

Perché il libro del momento è il libro più noioso che abbiate mai letto

"La mia lotta" in Norvegia il libro ha venduto circa 500 mila copie, in altre parole un norvegese su dieci lo ha letto. Quale sia il motivo del successo di un’opera titolata sulla falsariga del saggio in cui Hitler nel 1925 ha esposto le sue idee è poco chiaro.

24 Agosto 2014 alle 06:30

Perché il libro del momento è il libro più noioso che abbiate mai letto

Karl Ove Knausgaard

Berlino. Da quando nel 2012 il primo volume dell’opera del norvegese Karl Ove Knausgaard è stata pubblicata in inglese, il mondo letterario è impazzito. Knausgaard è un quarantenne padre di quattro figli e autore de “La Mia Lotta” (Ponte alle Grazie), libro in ben sei volumi che Zadie Smith, autrice di “Denti Bianchi” (Mondadori) nonché una delle star letterarie del momento ha paragonato alla cocaina.

 

In Norvegia il libro ha venduto circa 500 mila copie, in altre parole un norvegese su dieci lo ha letto. Quale sia il motivo del successo di un’opera titolata sulla falsariga del saggio in cui Hitler nel 1925 ha esposto le sue idee è poco chiaro. Per il momento si sa soltanto che nell’ultimo dei sei volumi – non ancora uscito in italiano e in inglese – c’è una digressione di 400 pagine sul testo del regime nazista. I critici però sono d’accordo su un punto. “La Mia Lotta” non ha assolutamente nulla di eccezionale: è il racconto, interrotto da lunghe digressioni filosofiche sull’arte e sul tempo, della vita dell’autore: il suo rapporto con un padre austero, tetro e alcolizzato, una noiosa festa di classe dove l’autore è stato costretto a partecipare ed essere cordiale, una lunga riflessione sui cornflakes. A questo proposito Knausgaard scrive: “Dopo aver preparato una ciotola e un cucchiaio e dopo aver versato il latte sopra gli irregolari fiocchi dorati di forma a volte bucherellata, sono giunto alla conclusione che è meglio mangiare i cornflakes quando ancora croccanti, appena prima che assorbano il latte”, e via così per numerose righe. Ben Lerner, poeta e scrittore statunitense, in un pezzo apparso sul London Review of Books e titolato non a caso “Ciascun Cornflake”, scrive che è “facile elencare i motivi per cui ‘La Mia Lotta’ è un libro mediocre, il problema però è che è assolutamente fantastico”.

 

E ancora, sul britannico Guardian, Hari Kunzru, scrittore e giornalista inglese, dice che il libro è “noioso non come è noiosa la narrativa mal riuscita, ma al contrario è noioso come è noiosa la nostra vita”. Ed è forse proprio questa la chiave del successo de “La Mia Lotta”: una descrizione ossessiva, cruda e morbosa della vita del suo autore, un racconto/verità in cui Knausgaard cerca di evitare auto-censure (se questo sia del tutto possibile è un’altra questione) e raccontare senza vergogna di quando rifiutato da una ragazza ha deciso di sfregiarsi la faccia o ancora dei litigi con la ex moglie. E a molti lettori piace, forse per questo motivo: perché leggere il romanzo del biondo quarantenne norvegese è come spiare il vicino, realizzare di non doversi sentire in colpa perché si ha il desiderio di avere molto più tempo libero da dedicare a se stessi invece di badare ai figli o di annoiarsi durante una cena con gli amici.

 

Jeffrey Eugenides, scrittore vincitore del Pulitzer con “Middlesex” (Mondadori), sul New York Times scrive che leggendo il libro “ti senti come se stessi assorbendo l’intero quadro dell’esistenza dell’autore”. Ma rendere pubblica la propria vita come lo ha fatto Knausgaard – senza cambiare i nomi di chi ti è vicino o preoccuparsi della propria privacy – ha un prezzo, a volte anche molto alto. In una recente intervista a una radio svedese davanti all’ex moglie, l’autore ha raccontato di come per completare l’opera abbia dovuto vendere “l’anima al diavolo”. Una sorta di patto faustiano in cui in cambio del successo e della fama internazionale, Knausgaard ha ottenuto odio, citazioni in tribunale e lettere minatorie a causa delle quali è stato costretto a trasferire in Svezia (in Norvegia un pazzo ha persino bruciato la sezione “K” di una libreria di Oslo mentre urlava che “La Mia Lotta” è il peggior libro mai pubblicato). Ne è valsa la pena? Per il lettore sembra di sì.

Alberto Mucci

Nato a New York ventidue anni fa, è cresciuto a Milano e poi a Pisa per poi trasferirsi a Londra per l’università. Ha studiato il medio oriente anche se l’arabo, nonostante i numerosi viaggi nell’area, non è mai riuscito a impararlo bene. Pensava che avrebbe abbandonato l’Italia per restare nella fredda Inghilterra ma, anche se tutti lo sconsigliavano, ha deciso di tornare. E’ sceso a Roma per uno stage all’Associated Press ed è lì che ha scoperto e ha iniziato a leggere il Foglio ogni giorno per poi diventare stagista.

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi