Benvenuti a Casa Formigli

Andrea Marcenaro

Che splendore, che pulizia, dai saloni alla piazza d'armi

Pulita la piazza lì vicino, pulita la strada, pulito il faraonico ingresso, puliti sia ascensore che ballatoio. Che poi, a entrarci davvero dentro, anche casa Formigli mette ansia da quanto è pulita. Pulito il salone delle mani, dove spicca il ritratto di Di Pietro. Pulito il salone Santoro, e c’è la gigantografia del capostipite. Pulito il salone Cianci, con mezza scritta cancellata troppo in fretta, o almeno così sembra, poi si suppone che finisse in “mino”. Pulito lo studio, con la raffigurazione panoramica della procura di Firenze. E il sontuoso tinello Davigo. E il fastoso sgabuzzo Damilano. Pulito l’enorme corridoio detto “della Serenità e della Fiducia nella Giustizia”, cui fa seguito quello altrettanto enorme tappezzato da decine di profili di Stella con Sarzanini, su un lato, e della Milella più Woodcock su quell’altro. “Populismo mai”, venne battezzato quest’ultimo.

 

Scintillante, direi, la piazza d’armi dedicata alle più intime necessità: le Jacuzzi chiamate Urbano Cairo, i sei lavabo Giannini, la batteria dei bidet arricchita addirittura con una scritta ad hoc: “Ecco i Telese”. E la tazza, con un’insegna che suonava per sempre: Renzi! Punto esclamativo. Poi lassù, proprio in cima allo scalone imperiale, la targa in oro di due metri per due: “Io, Formigli, giornalista”. Ma lì no, mi ha avvertito Corrado mentre stavo aprendo la porta della stanza dove vengono gelosamente conservate le registrazioni telefoniche su questo politico o su quello: “Lì no, tutta roba pulita non è”. Potrebbe significare che financo la trasparenza del nitore, perfino a casa Formigli, rivendica un suo limite.

 

Ieri comunque, alle 8 del mattino, colazione col direttorissimo Mentana in arrivo da una maratona delle sue. Vedeste che tipo sveglio. Il padrone di casa parlava, e parlava, e parlava, nel mentre che Enrico, di sottecchi, aveva messo in moto la testolina grigia interessato soltanto a controllare se la disposizione delle camere e dei saloni corrispondesse esattamente alla mappa disegnata da quel renziano. “Bella casa comunque”, concluse alla fine. “Mai bella come la tua”, replicò imbarazzato Corrado come accennando a un inchino. “La come? La che cosa? La mia? Non provare a rompere i coglioni a me, Formigli, io sono in affitto”.

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  • Andrea Marcenaro
  • E' nato a Genova il 18 luglio 1947. E’ giornalista di Panorama, collabora con Il Foglio. Suo papà era di sinistra, sua mamma di sinistra, suo fratello è di sinistra, sua moglie è di sinistra, suo figlio è di sinistra, sua nuora è di sinistra, i suoi consuoceri sono di sinistra, i cognati tutti di sinistra, di sinistra anche la ex cognata. Qualcosa doveva pur fare. Punta sulla nipotina, per ora in casa gli ripetono di continuo che ha torto. Aggiungono, ogni tanto, che è pure prepotente. Il prepotente desiderava tanto un cane. Ha avuto due gatti.