UNA FOGLIATA DI LIBRI

Olivia

Giuseppe Fantasia

La recensione del libro di Dorothy Strachey, Astoria, 150 pp., 16 eur

L’amore riguarda sempre noi stessi e non gli altri, ma solo perché gli altri diventano noi più di quanto noi siamo noi stessi”, scrive lo scrittore André Aciman nella prefazione di Olivia, il primo e unico romanzo di Dorothy Stracey (1865-1960) scritto nel 1933 e pubblicato anonimo quindici anni dopo, suscitando uno scandalo e una curiosità tali da farlo diventare un grande successo internazionale. L’amore – viene da aggiungere – ci spinge a pensare così perché è un sentimento schietto, autentico e incredibilmente carnale ed è per questo che ci abbandoniamo a esso e non possiamo resistergli. Ci spaventa, è vero, perché sappiamo che possiamo inciampare e cadere, eppure vogliamo farlo. “Perdiamo nel momento in cui vinciamo”, fa notare lo scrittore inglese che ha preso spunto proprio da questa storia per scrivere il bestseller Chiamami col tuo nome.

 

Elio, il protagonista, si sarebbe dovuto chiamare Oliver, ma questa è un’altra storia, quella di Olivia, appunto, una studentessa di sedici anni che viene mandata dai genitori a studiare nel prestigioso collegio francese di Les Avons dove scoprirà l’amore. Cosa sia esattamente quel sentimento, soprattutto se rivolto a una persona più grande di lei – Mademoiselle Julie, una delle direttrici della scuola, una donna piena di spirito, affilata e pungente “con una conversazione che sfrecciava qua e là con l’agilità e la grazia di un colibrì”– lei, vista l’età, non può ancora saperlo. “E’ tutto reale questo? E’ sincero?”, si chiede la ragazza. “A quel tempo ero innocente e la mia era l’innocenza dell’ignoranza, non sapevo cosa stesse succedendo a me, non sapevo cosa fosse successo a tutti”. Per lei non arriva nessuna indicazione in aiuto, se non la lettura degli amati poeti, “ma il mio caso – precisa – era diverso e inaudito, non avevo mai sentito una cosa del genere, neanche per scherzo”. “Se non uno scherzo, immaginavo che potesse essere qualcosa di vergognoso, qualcosa che bisognava nascondere disperatamente”.

 

Parlando di Olivia, Dorothy Strachey – che fece leggere il libro all’amico André Gide che a sua volta lo snobbò  – descrive sé stessa, i dubbi, le paure e le incertezze che sono quelle di una donna fragile, timida e disperatamente innamorata. Un amore platonico legato più a Racine, Keats e Swift che al fisico (tra le due ci sarà solo un bacio della mano). Un “roman d’analyse”, direbbero i francesi, ben tradotto da Carlo Fruttero, dove l’intreccio lascia spazio ai momenti introspettivi con frasi in cui il lettore potrà ritrovare i propri, ognuno a suo modo.