Siamo qualcosa, ma non siamo tutto. Pensieri. Opuscoli

Maurizio Schoepflin

La recensione del libro di Blaise Pascal edito da Bompiani (210 pp., 12 euro)

Nato a Clermont Ferrand nel 1623 e morto a Parigi nel 1662, Blaise Pascal fu un genio assoluto. Matematico e fisico dall’intelligenza prodigiosa, inventore originale – a lui si deve, tra l’altro, il primo esemplare di macchina calcolatrice e l’idea di un sistema di trasporto collettivo antesignano del tram a cavalli –, fu sempre affascinato dalla scienza e, a suo modo, fu anche un grande ammiratore della ragione umana. Tuttavia non sembra azzardato sostenere che l’ eccezionale personalità di quest’uomo non avrebbe retto così brillantemente allo scorrere del tempo – il recente quattrocentesimo anniversario della sua nascita ha dimostrato quanto sia ancora ben presente nella mente e nel cuore degli studiosi e della gente comune – se egli non fosse stato un cristiano dalla fede incrollabile. E proprio la fede è la prima e fondamentale ispiratrice del suo capolavoro, i Pensieri, che sono quanto è rimasto dell’originario progetto di scrivere un’apologia del cristianesimo, che Pascal non riuscì a portare a compimento. Nei Pensieri, scritti con uno stile lampeggiante, è contenuta la filosofia pascaliana, il cui punto di arrivo è rappresentato dalla convinzione che senza Gesù Cristo nulla ha senso e valore: non la ragione, non la scienza, non i piaceri, non la gloria mondana. Vittima del peccato originale, l’essere umano si presenta agli occhi di Pascal come un re spodestato, sempre all’affannosa ricerca di qualcuno o qualcosa che appaghi la sua sete interiore. A questo riguardo, egli sottolinea il decisivo ruolo giocato dal cuore, ovvero dalla dimensione arazionale, nell’esistenza degli uomini. Arazionale, ma non irrazionale: la ragione, guardandosi bene dal farsi regina, può offrire un aiuto prezioso per giungere alla verità, che non è quella fredda e arida dei filosofi, ma quella calda e consolante del Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio di Gesù Cristo, quel Gesù Cristo che Blaise avvertì al suo fianco nella notte del 23 novembre 1654, in occasione di una crisi mistica tanto violenta quanto illuminante. Il cristianesimo di Pascal ha tratti severi e la gioia che da esso proviene è frutto di una fede che non si acquista a buon mercato. Quando contrasse la malattia che lo avrebbe condotto alla morte, volle che anche un povero, malato come lui, ricevesse le sue medesime cure: aveva compreso che la fede senza la carità è vuota. Pascal morì il 19 agosto 1662, dopo aver ricevuto i sacramenti. Le sue ultime parole furono: “Che Dio non mi abbandoni mai”.

    

Blaise Pascal
Siamo qualcosa, ma non siamo tutto. Pensieri. Opuscoli
Bompiani, 210 pp., 12 euro

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