Un altro calcio

Andrea Trapani

La recensione del libro di Borja Valero con Benedetto Ferrara, Rizzoli, 216 pp., 18 euro

Un libro scritto da un calciatore tende a far storcere il naso, è innegabile, anche quando il protagonista è Borja Valero, personaggio intelligente tanto con il pallone tra i piedi quanto nel dosare le parole lontano dal terreno di gioco. Un altro calcio è un volume che rispecchia quanto ci si aspetta, un viaggio che la penna sapiente di Benedetto Ferrara, giornalista sportivo tanto sagace quanto introspettivo, conduce il lettore a rivivere la vita di un ragazzino diventato calciatore. Emerge così il lato dell’altro Borja, quello sconosciuto agli appassionati, una persona che ha sempre deciso con il cuore, sognando il grande calcio senza voler mai vivere da star.

 
Il bambino della carretera, una strada a più corsie che scorreva a pochi metri dal letto in cui dormiva, ci porta nel suo racconto a rivivere la Spagna dei primi anni Novanta. Nelle sue descrizioni, talmente precise da sfociare in analisi antropologiche, si riesce a immaginare come fosse camminare tra quei nuovi palazzoni che, a Madrid, iniziavano a costellare la periferia di una capitale che stava vivendo la sua rivoluzione culturale post-franchista.

 
La famiglia, i sogni, il rapporto con i fratelli, ma soprattutto con la madre e il padre, sono la connessione con la crescita di un calciatore. Un piccolo tifoso del Real che realizza il suo sogno di allenarsi prima e giocare poi con la maglia dei blancos.
Rimane però la storia di “un altro calcio” perché, come ricorda più volte l’autore, l’importante non sono mai i soldi, la fama e forse nemmeno la gloria: ciò che conta è la passione e la voglia di giocare ovunque con il pallone. Sullo sfondo trasuda l’amore per una città che l’ha accolto, quasi all’improvviso, nella sua vita: Firenze, la città della sua famiglia. Qui Borja è diventato un po’ come loro, un fiorentino vero, tanto che, nella sua parentesi milanese, ha dovuto redarguire bonariamente tanto se stesso quanto il figlio per la propria lingua ironica e tagliente tipica dei toscani. 

 

Il dolore, assieme alle gioie, è l’altro grande protagonista di questo viaggio: la morte ricorre spesso, come i suoi ricordi per la malattia e la scomparsa della madre, il rapporto difficile con il padre, la tragica scomparsa di Davide Astori mentre giocava a Milano. Senza dimenticare quel trofeo che non ha mai vinto da grande: la Coppa Italia, quella maledetta finale con il Napoli, è un altro momento per parlare di un altro calcio, quello che decise di giocare una partita nonostante un morto. Quel mondo non appartiene a Borja. 

  

Un altro calcio
Borja Valero con Benedetto Ferrara
Rizzoli, 216 pp., 18 euro

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