La lezione di Weinstein e Vanier

I loro peccati non sminuiscono i successi professionali, scrive il Sunday Times (1/3)

La caduta di Harvey Weinstein – condannato per reati sessuali e ‘stupro di terzo grado’ – è in termini hollywoodiani, l’atto finale di un deicidio”, scrive Dominic Lawson sul Sunday Times: “Non è un caso che Weinstein fosse stato stato etichettato come un ‘dio’ da Meryl Streep. Il produttore di film come  Il discorso del Re  e  Shakespeare in Love  aveva ricevuto più ringraziamenti del Padre Eterno dagli attori e registi che ritiravano il loro idolo, l’Oscar. Questi film indicano il motivo per cui Weinstein veniva ringraziato dai più grandi attori al mondo. Amava produrre film colti, a differenza del cinema trash che ormai è diventato la norma, in cui la lingua è così ridondante che gli attori potrebbero essere dei mimi. I suoi successi cinematografici non vengono scalfiti dallo scandalo sessuale. Semmai i casi di abusi hanno cambiato la cultura all’esterno del mondo di Hollywood: mi riferisco al movimento #MeToo, che (con molto ritardo) ha rinegoziato i termini del commercio sessuale nell’industria cinematografica. 

 

La scorsa settimana è emerso un altro scandalo che ha scioccato il mondo cattolico in tutto il mondo. Jean Vanier è stato dichiarato colpevole di rapporti sessuali con sei donne in Francia tra il 1970 e il 2005. Il franco-canadese Vanier non era un prete ma veniva descritto come ‘un santo vivente’. Nel 1964 ha fondato il movimento ‘L’Arche’ – l’Arca, come quella di Noè – che oggi conta oltre 10 mila membri in 38 paesi, tra cui la Gran Bretagna. Vanier ha fondato delle cosiddette ‘comunità internazionali’, in cui quelli che un tempo chiamavamo ‘mentalmente handicappati’ oggi mangiano, vivono e decidono cosa fare della propria vita. Non credo nei santi, né vivi né morti. Per avere la conferma, basta rileggere un passo della Bibbia: ‘Non esiste un uomo sulla Terra che fa solo del bene, e non commette mai peccati’. Questo consiglio, che compare spesso nel Vecchio Testamento, resta di grande importanza. Molti cristiani sembrano dimenticarselo, come se credessero nella tesi assurda degli antichi greci sull’unità della virtù (secondo cui chiunque avesse un pregio era immune dai difetti). Questa vecchia teoria ha un grande rilievo nel mondo di oggi, specialmente per quanto riguarda il culto della celebrità, che prevede una totale ammirazione o dannazione, ignorando tutto ciò che è vero nel carattere umano. Ad esempio, dovremmo poter dire che Roman Polanski è un regista geniale i cui film meritano di essere acclamati. Ma allo stesso tempo sarebbe stato giusto procedere alla sua estradizione in America anni fa perché fosse giudicato in Tribunale per lo stupro di una 13enne nel 1977. Dobbiamo essere in grado di dire che Jean Vanier era allo stesso tempo un uomo grande, buono e cattivo: e che le persone abbandonate a cui ha dato una casa restano i beneficiari della sua virtù pubblica così come le donne manipolate sono vittime dei suoi difetti privati”. 

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