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Tranquilli, il mondo va meglio

È crollata la povertà, sono diminuite malattie e morti violente, possiamo fare qualcosa per il clima. E anche il 2019 promette bene, scrive il Wall Street Journal

7 Gennaio 2019 alle 16:28

Tranquilli, il mondo va meglio

Pakistan, le vaccinazioni antipolio a Lahore durante il World Polio Day (foto LaPresse)

Se avete passato il 2018 iniettandovi dosi di amarezza per il riscaldamento globale, le diseguaglianze, la politica tossica o ad altri motivi d’ansia, ecco una buona notizia per interrompere la dipendenza: il mondo è migliorato lo scorso anno, e andrà anche meglio quest’anno – scrive Greg Ip sul Wall Street Journal del 2 gennaio.

  

La povertà sta crollando, la metà del mondo ormai è costituita dalla classe media. E sono in declino l’analfabetismo, le malattie e la violenza mortale. Queste cose non fanno titolo di prima pagina perché sono graduali, continue e prevedibili. Questo è il motivo per cui meritano di essere sottolineate. I problemi che deve affrontare il mondo sono molto più piccoli di quelli che ha già risolto, e possono essere risolti nello stesso modo: non sperando nei miracoli ma usando con pazienza le conoscenze e gli strumenti che già abbiamo.

  

Per la maggior parte della sua storia, l’umanità ha vissuto sull’orlo della fame. Ancora nel 1980, la metà del mondo viveva in “povertà estrema”, il che vuol dire consumare meno dei bisogni minimi, valutati dalla Banca Mondiale nell’equivalente di 1,90 dollari al giorno, fatti salvi i diversi costi di beni e servizi da un paese all’altro. Si stima che la quota di persone in povertà estrema sia scesa lo scorso anno all’8,6 per cento e, data la correlazione tra crescita e povertà, è pressoché certo che scenderà ancora quest’anno.

  

La crescita del reddito comunque non basta da sola a spiegare quanto è migliorata la vita. ‘Nathan Rothschild era certamente l’uomo più ricco del mondo quando è morto, nel 1836’, hanno scritto gli economisti Max Roser e Esteban Ortiz-Spina nel 2017. ‘Ma la causa della sua morte fu un’infezione – una patologia che oggi può essere trattata con antibiotici venduti per meno di un paio di centesimi. Oggi, davvero solo i più poveri del mondo morirebbero per lo stesso motivo per cui morì l’uomo più ricco del XIX secolo’.

  

Roser è il fondatore di Our World in Data, un sito web che traccia l’evoluzione del benessere umano nel corso degli ultimi secoli. Date un’occhiata a grafici, articoli e dati e rimarrete sorpresi per quanto è migliorata la vita proprio negli ultimi decenni. I numeri della mortalità infantile, dell’analfabetismo e delle morti per cause violente sono tutti crollati, mentre è cresciuta l’aspettativa di vita.

 

Nel 1980 abbiamo debellato innanzitutto una malattia, il vaiolo. Possiamo farlo con altre: il 2016 ha visto soltanto 46 nuovi casi registrati di poliomielite; nel 2017 ci sono state solo 25 nuove infezioni del cosiddetto verme della Guinea, una malattia tropicale che causa lesioni cutanee e dolori brucianti. Questi risultati non sono dovuti a scoperte fondamentali di laboratorio, ma alla meticolosa applicazione di misure collaudate come la vaccinazione e di norme igieniche più scrupolose.

  

Il maggiore declino della povertà si è registrato in Cina, dove il reddito pro capite è cresciuto di 25 volte da quando l’allora leader cinese Deng Xiaoping inaugurò la politica delle riforme economiche, nel 1978. L’economia dell’India, però, attualmente sta crescendo a un ritmo superiore rispetto a quella cinese. Se l’India riuscisse a mantenere questo passo, l’impatto sul benessere globale sarebbe davvero importantissimo, dato che presto la popolazione dell’India dovrebbe superare quella della Cina.

   

Come succede con le malattie, la povertà sta per essere sradicata non per miracoli tecnologici, ma grazie a regole elementari della crescita: investite di più nel vostro capitale umano e materiale, apritevi ai mercati e al commercio – è giusto, la globalizzazione è un bene – e i redditi cresceranno. Lasciate che questa crescita duri abbastanza e qualcos’altro di importante succederà. In settembre, hanno rilevato Homi Kharas della Brooking Institution e Kristofer Hamel del World Data Lab, più della metà del mondo, 3,8 miliardi di persone, era costituita da classe media o da ricchi. Kharas e Hamel definiscono classe media la categoria di persone che consumano tra gli 11 e i 110 dollari al giorno. Queste famiglie riservano sempre più parte delle loro entrate a beni voluttuari come motociclette, cinema, vacanze.

   

Denaro e benessere non sono la stessa cosa, ma Kharas e Hamel notano che il passaggio dalla povertà alla classe media corrisponde a un grosso salto in termini di felicità e di maggiori richieste ai governi sulla casa, l’educazione, il servizio sanitario e la sicurezza.

 

Ma se il mondo sta migliorando in questo modo, perché tutti sembrano così avviliti? Forse perché negli Stati Uniti la vita sta migliorando più lentamente che in altri paesi, e in alcuni luoghi sta andando peggio. Eppure anche per la maggior parte degli americani le condizioni di vita sono migliori. I redditi sono in genere in aumento, la salute in media migliora, e i dati sul crimine, sui divorzi, sulle gravidanze delle adolescenti sono tutti in diminuzione.

  

Forse ci si sente irresponsabili a festeggiare per i molti modi in cui il mondo sta silenziosamente migliorando perché ciò potrebbe distrarre dalle battaglie contro le cose che vanno rumorosamente peggio: politiche autoritarie e polarizzate, droghe pesanti, proliferazione nucleare e, più di tutti, il riscaldamento globale – una conseguenza dell’allargamento di quella classe media che brucia combustibili fossili.

   

Eppure, l’ossessione di tali problemi ci aiuterà probabilmente a risolverli. Prendete per esempio il riscaldamento globale: la preoccupazione pubblica per i cambiamenti climatici cresce in conseguenza degli incendi boschivi e delle inondazioni. I media lo scorso anno hanno dato molta importanza a una stima federale che prevede un calo dell’economia americana del 10 per cento nel 2100 a causa dei cambiamenti climatici. Per prima cosa, se la crescita continua al ritmo del 2 per cento, il pil nel 2100 crescerebbe del 350 per cento anziché del 400 per cento. Secondo, solo uno studio è così catastrofico: l’opinione dominante è più vicina a un picco del 5 per cento, non del 10. Ma la cosa più importante è che gli strumenti della tecnologia e della politica esistono per evitare quegli scenari peggiori a un prezzo considerevolmente inferiore del 5 per cento del pil. Abbiamo solo bisogno che ci sia la volontà politica di applicarli. Oggi quella volontà politica sembra lontana. Ma nel 1980 la prospettiva che il mondo un giorno fosse composto principalmente dalla classe media era ancora più lontana.

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