cerca

recensioni foglianti

C’è chi sta peggio di te

Ileana Argentin
Magi edizioni, 100 pp., 12 euro

19 Dicembre 2018 alle 06:00

C’è chi sta peggio di te

Ileana Argentin è disabile dalla nascita per un’amiotrofia spinale, è stata due volte deputata (per il Pd), fa politica a Roma da quando è ragazzina, ha poco più di cinquant’anni, un compagno da venti, vari libri scritti alle spalle e una certezza diventata tale con il passare del tempo: che non si può avere la presunzione di cambiare la realtà, ma che alla realtà ci si può di volta in volta adattare, anche se, come nel suo caso, la vita, letteralmente, “è sempre stata in salita”. E C’è chi sta peggio di te, sorta di diario-bilancio in cui ogni capitolo ha, provocatoriamente, un proverbio o un luogo comune a far da titolo, Argentin ripercorre per associazioni, flashback, flashforward e incursioni in un informale manifesto politico tutte le tappe della sua (in ogni caso felice) vita “in orizzontale”, vissuta su una carrozzella e quindi “guardando in alto” (“in alto a sinistra”, scrive, vista la sua storia di attivista e parlamentare). Ma questo non è un libro autoindulgente né un pamphlet: è il racconto quanto più leggero possibile – pur senza nulla tralasciare della vita di chi non può dire “chi fa da sé fa per tre”, perché comunque dipende dagli altri anche se ha imparato a trovare il buono di questa “alleanza” con chi “si prende cura” – della presa di coscienza di una donna che, con molta autoironia e un ottimismo anche a tratti “politicamente scorretto”, non fa sconti alla se stessa disabile (lamentarsi è una perdita di tempo, è la sua massima) ma neanche a chi vede nei disabili una categoria indistinta, un magma in cui si perdono le persone. Esistono, scrive Argentin, disabili belli e brutti, simpatici e antipatici, non c’è niente di male. Invece non c’è niente di peggio che essere visti e descritti come unicum. Proverbio per proverbio, massima per massima, Argentin abbatte uno per uno tutti i topos sulla “condizione di disabile”, come quando spiega l’origine della sua avversione-fascinazione per quella frase: il “c’è chi sta peggio di te” che i suoi genitori le ripetevano in continuazione quando era bambina e si ribellava a volte alla difficoltà. Sì, c’è chi sta peggio di me, diceva Ileana a se stessa, ma “chi l’ha detto che i miei limiti patologici sono i soli che possono complicare la quotidianità”? Argentin rivendica infatti il diritto di arrabbiarsi per le cose di tutti i giorni, dai capelli spettinati a una lite con qualcuno, e in questo desiderio sta la sua forza. “Avete mai pensato che noi non facciamo la fila alla posta?”, scrive divertita, “che siamo belli anche se brutti? Che basta dire due parole per essere intelligenti? E ancora, che tutti temono di offenderci? Insomma, a parte gli scherzi, la gente che ci circonda, i cosiddetti normodotati, vivono nell’incubo di relazionarsi con noi, hanno sempre l’angoscia di sbagliare e per questo fanno dei grandi casini dai quali, con fatica, riescono a uscire…”. E l’idea della disabilità come limite ne esce completamente capovolta.

 

C'E' CHI STA PEGGIO DI TE
Ileana Argentin
Magi edizioni, 100 pp., 12 euro

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi