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stavolta niente sequel
L'eccezione alla regola di Chuck Norris
Carlos Ray Norris è morto alle Hawaii. I "Norris facts", le smargiassate digitali che lo hanno reso un'icona, a cavallo tra affetto e sberleffo. E poi la vita vera: l'Oklahoma, il padre assente, le cinture nere, Steve McQueen. Una modesta forma di eternità
C'è una battuta che gira da vent'anni sul web: "Chuck Norris non muore. La morte ha paura a venirselo a pigliare". A 86 anni, Carlos Ray Norris ha smentito anche questa spacconata. È morto alle Hawaii, circondato dalla famiglia, forse l'unica cosa della sua vita che abbia mai tenuto riservata. Il resto era mito industriale. I Chuck Norris facts – quella collezione infinita di meme ante litteram, di iperboli e paradossi spacconi nati sui forum americani nei primi anni Duemila e arrivati fino a noi, nella provincia della provincia – dicevano che Chuck Norris conta fino all'infinito, due volte. Che sotto la barba non c'è un mento, ma un altro pugno. Che il Grande Carro non è una costellazione, ma Chuck Norris che porta la spesa. Erano freddure sull'invincibilità, certo, ma anche sul kitsch. Ci fu un tempo in cui l'America aveva bisogno di eroi così: che potevano essere derisi ma continuare a funzionare.
"Walker Texas Ranger" è la serie che lo ha reso immortale nel senso televisivo del termine: otto stagioni su Cbs dal 1993 al 2001, Norris nei panni di un ranger texano che risolveva ogni controversia giuridica a calci volanti. In Italia andò in onda su Mediaset e divenne un fenomeno di culto (involontario?). Nel 2024 il canale YouTube ufficiale caricò online tutti gli episodi: in pochi giorni totalizzò milioni di visualizzazioni.
Dietro il meme, c'era un ragazzo nato in Oklahoma da un padre alcolizzato che spariva per mesi, e che aveva trovato figure paterne nei film di John Wayne e Gene Autry. Carlos Ray Norris era cintura nera in cinque discipline, veterano dell'aviazione, campione mondiale di karate. Aveva aperto scuole di arti marziali e allenato celebrità come Steve McQueen, che lo convinse a tentare Hollywood. Aveva perso il fratello in Vietnam e combattuto con Bruce Lee al Colosseo, nel film del 1972 "L'Urlo di Chen Terrorizza Anche l'Occidente" (solita traduzione sconcertante dall'originale "The Way of The Dragon"). Conservatore, cristiano, simpatizzante di Trump, a volte imbarazzante ma sempre sé stesso. Il che dev'essere parecchio difficile quando diventi una proprietà collettiva, una categoria dello spirito americano.
Chuck Norris vivrà finché qualcuno troverà ancora divertente rileggere quelle smargiassate che lo hanno reso un'icona, a cavallo tra l'affetto e lo sberleffo. Una forma di immortalità abbastanza modesta, è vero. Ma è l'unica che ci rimane.