Salini e la Vigilanza stavolta litigano su come i dipendenti Rai usano i social

Lorenzo Marini

Un codice di comportamento da tenere nelle esternazioni su Facebook e Twitter? I nuovi equilibri nella tv di stato tra voci di corridoio e il ritorno di Renzi

Roma. In Rai ci mancava solo la polemica sui social. Ovvero il comportamento da tenere da parte di giornalisti e dipendenti nelle loro esternazioni su Facebook e Twitter. Terreno su cui sta andando in scena un duro scontro tra l’ad Fabrizio Salini e la commissione di Vigilanza. Perché, in mancanza di una policy aziendale, a colmare la lacuna ha deciso di pensarci il Parlamento. Martedì pomeriggio, in ufficio di presidenza, si è dato il via libera a un testo messo a punto dal presidente Alberto Barachini e dal renziano Michele Anzaldi. Testo che fissa dei princìpi generali sull’utilizzo dei social. Nulla di trascendentale: codici di questo tipo sono presenti in molte aziende. Ma siccome si parla di Rai, tutto si amplifica. E subito si tira in ballo la libertà di opinione e il diritto di esprimere il proprio pensiero. “Qui non si vuole censurare nessuno, ma solo ricordare che i social sono un luogo pubblico e che quindi ognuno è responsabile, anche giuridicamente, di quel che scrive. E i giornalisti dovrebbero evitare esternazioni troppo schierate, estremiste o insultanti. Sono solo regole di buon senso”, spiega Anzaldi.

  

“Si raccomanda di adottare ogni cautela affinché i pensieri espressi, i toni utilizzati e i contenuti condivisi, compresi i like e i retweet, siano rispettosi della dignità della persona, non siano discriminatori, rigettino ogni forma di violenza, tengano conto dei principi di legalità e pluralismo”, si legge nel testo. “Si raccomanda inoltre di osservare i limiti della continenza verbale e di non contribuire alla diffusione di fake news”, si aggiunge. E poi “si valuti l’opportunità di esprimere e condividere opinioni politiche, potendo tale condotta minare la credibilità dell’azienda”. Il testo potrà essere emendato fino a domani, poi mercoledì sarà votato come risoluzione.

 

Tutto ciò, naturalmente, prende spunto dalle polemiche degli ultimi mesi. Come quella, recente, sul caporedattore di Radiouno Fabio Sanfilippo che, tra il serio e il faceto, su Salvini ha scritto: “Che farai adesso? Tempo sei mesi e ti spari…”. O gli insulti via social della giornalista del Tg2 Anna Mazzone a Carola Rackete. O la vignetta omofoba condivisa sul suo profilo da un altro volto del Tg2, Luca Salerno. Per non parlare dei numerosi like alle esternazioni di Matteo Salvini (uno dei campioni è il direttore di Raisport Auro Bulbarelli). Così, in mancanza di una policy interna, la Vigilanza si è mossa, scatenando però la reazione del vertice Rai. Dal settimo piano, raccontano, sono giunte forti pressioni per bloccare l’iniziativa. E in extremis è intervenuto lo stesso Salini, con una lettera alla commissione. “Già da qualche mese la Rai sta lavorando alla definizione di una specifica iniziativa sull’utilizzo dei social media…”. “Noi non li stiamo scavalcando, ma sono mesi che abbiamo chiesto di mettere a punto una policy…”, dice ancora Anzaldi. Che ieri è stato attaccato dal consigliere Giampaolo Rossi per un’intervista ad Avvenire in cui ha parlato di “Rai fuori controllo, con un sistema completamente marcio e deviato”. “Grave il silenzio del Cda dopo queste parole”, ha detto Rossi.

 

Così il voto di martedì scorso, che ha visto tutti i partiti a favore tranne i 5 Stelle che si sono astenuti (facendo registrare una divisione tra le due forze principali della nuova maggioranza), ha il sapore di uno schiaffo ai vertici aziendali. Tra l’altro il fatto che i 5 Stelle si siano astenuti, invece di votare contro (quindi pro Salini), non è un bel segnale per l’ad. Che in queste settimane è impegnato a capire come muoversi alla luce dei nuovi equilibri. Su di lui, per esempio, è forte il pressing per sostituire la direttrice di Raiuno Teresa De Santis: gli ascolti della rete sono in calo e qualcuno vorrebbe cogliere la palla al balzo per liberarsi della direttrice in quota Lega. Difficile, al momento, che ciò accada. De Santis, che sa come muoversi, ha un passato di sinistra, vicino al Pd, e da settimane pare abbia riattivato i suoi antichi canali. Mentre Salini pare si sia affidato a Simona Ercolani per aprire un canale di comunicazione con i dem. Ma ora c’è pure Matteo Renzi e tutto si complica. Le voci di corridoio raccontano che Nicola Zingaretti in Rai non voglia far toccare palla all’ex premier. Il problema, però, è che tutti i big di Viale Mazzini in quota Pd sono quasi tutti renziani, a cominciare da Mario Orfeo. Infine, una notizia: è di ieri la decisione di riportare la fiction “Rocco Schiavone su Raidue. Il vicequestore interpretato” da Marco Giallini, infatti, si fa troppe canne per andare in onda su Raiuno, dove era previsto.

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