Alessia Mancini ha perso. Viva Alessia Mancini

All'Isola dei famosi Jonathan batte al televoto la più odiata. Che è anche la più brava, quel genere di persona che tutti stimiamo perché ti ricorda quanta fatica si fa a essere i più forti

10 Aprile 2018 alle 09:07

Alessia Mancini ha perso. Viva Alessia Mancini

Alessia Mancini

La puntata di ieri non è stata quella in cui Jonathan ha vinto su Alessia Mancini. È stata quella in cui ha trionfato l'essere veri sull'essere falsi: una tragedia. Ormai sappiamo che le cose più interessanti di quest’edizione  accadono tutte fuori campo o a telecamere spente: le canne fumate da Francesco Monte, gli insulti di Franco a Warwick, i clisteri di Nadia Rinaldi a Rosa Perotta, gli incidenti quasi mortali, i collassi fisici e psicologici (a eccezione di Bianca Atzei che ha uno slot fisso in scaletta in cui la fanno piangere a comando: basta parlarci per cinque minuti di fila), o Alessia Mancini che arringa il gruppo per decidere i nominati. Abbiamo fatto contratti part time ai cameraman che lesinano sul girato e quando hanno del materiale non lo mandano in onda: c’è voluto un po’ per avere il confessionale di Eva Henger in cui accusava Monte di fumare (e ce lo hanno mostrato censurato), e solo ieri abbiamo scoperto che ad Alessia Mancini è scappato un “frocio”.

 

 

Maestra, Mancini ha detto “frocio”. E nel filmato si vede Jonathan fare la faccia di quello a cui hanno dato un telecomando per spegnerle il cuore. Dalla modalità Norman Bates s’è trasformato in Jago. Non poteva crederci. Era il regalo perfetto per levarsela di torno, e probabilmente sapeva che avrebbe potuto usare questa carta all’occorrenza. La Mancini s’è sparata nei piedi: peggio di dire frocio poteva solo bestemmiare, o rubare un cocco. Non importa il contesto, in un reality nessuno spettatore perde tempo a decifrare il fatto che sì, si stava riferendo a Jonathan che aveva detto a Marco Ferri d’essere magro, mica d’essere frocio, intendendolo come un insulto x, e forse sì, poteva risparmiarselo ma frocio fino a dieci minuti fa era ancora un insulto se rivolto all’italiano medio, e quindi ci poteva stare, senza ipocrisie. È stato un cedimento linguistico. Dopotutto Jonathan è quello che ieri sera, in un picco di vittimismo ultra ricattatorio se ne è uscito con “Io che volevo vedere il bene in tutti come Anna Frank”. Non è certo meno imbarazzante, e nessuno glielo ha fatto notare.

 

  

Ma il pubblico non glielo ha perdonato, a Mancini. Il filmato iniziale era stato montato per farla passare per una bugiarda (bugiarda no: reticente, direi citando Franca Valeri). Anche se lei è l’unica ad aver capito Jonathan descrivendolo in modo esatto: è gentile in modo ricattatorio (non solo quando ti chiama amore, ti porta il riso, e fa la mamma, ma quando ci stai litigando e lui ti dice cose tipo: “Io perdono le debolezze e le fragilità delle persone”, o “è una frase che mi offende molto”,  da sparargli). I fanatici del “meglio essere vera e sgradevole”, capitanati da Mara in studio, hanno penalizzato il pudore nel non dire certe cose (che è percepito come “essere falsi”) come sibilare in privato e non alle telecamere (sempre latitanti: è l'isola corleonese) che la Rinaldi ha la rabbia di alcune ex grasse verso le magre. Immaginando, povera Alessia, di poter parlare entro i confini dell’intimità, della discrezione, dell’amicizia tra colleghi. Illusa. E in studio tutti giurerebbero di essere veri, di essere onesti, di dire le cose in faccia, lei compresa: ma figuriamoci. Prendiamo il caso Panicucci. Nel fuori onda ha insultato un collega che non le dava la linea. Lei ci tiene al suo programma, alla sua scaletta, al fatto che se un ritardo le costa dei servizi che non vanno in onda e la pubblicità che incombe. Ma se senti solo il fuori onda di Striscia la notizia pensi che sia una stronza, una maleducata che dà al collega del “Figlio di buona donna”. Mica ragioni sul fatto che non sa di essere intercettata e che probabilmente non lo direbbe in trasmissione: mica perché è falsa, perché non è una pazza.

 

Dire tutto quello che pensi, senza filtri, è un valore solo per quelle come Elena Morali, una meteora che per tre volte ha sperato d’entrare nel cast dell’Isola solo per poter dire “Preferisco essere antipatica ma vera che simpatica ma falsa”. A quanto pare non esistono altre opzioni. E non è un caso che fosse la più acerrima nemica di Mancini. E alla fine Mancini è uscita, ha perso contro Jonathan: il single abituato alla solitudine ha scansato col ricatto e con la tattica quella che pretendeva d'essere portatrice di verità, di moralità, di giustizia. Di quella che ha capito tutto di come si trattano le persone perché è diventata madre, e invece di capire gli adulti li ha trattati come mocciosi dispettosi. Per questo Jonathan è disumano, una Bree Van de Kamp che se perde la pazienza di guadagna due volte, mentre Mancini nel suo insopportabile perfezionismo è crollata, e tra le lacrime ha detto ciò che era evidente: quella verso la quale sono più severa sono io. Il caudillo deve lasciare l'isola, e i gatti ballano.

 

  

Alessia Mancini è riuscita a tenere unito un gruppo e a dividerlo, a essere la migliore e essere la peggiore, a vincere e a perdere. A un certo punto ha persino concesso a Jonathan di giocare con l'amica, Bianca, la schiappa, l’anello debole. Gliel'ha lanciata per disperazione come ci si libera di una zavorra. Mancini è la supermummy di quelle che partoriscono senza epidurale e dopo tre giorni sono al lavoro, una che in un'isola deserta dimagrisce solo tre kg e si guarda allo specchio e dice “ah era da un po’ che non vedevo la pancia così”, ed è uguale a com’è entrata, ma deve trovarsi un difetto per starci simpatica, e si vede che fatica. Una che chiede alla Marcuzzi di rendersi utile e avvisarla a mezzanotte che deve fare gli auguri ai figli, e Marcuzzi le risponde “Ricordamelo tu che magari mi dimentico”. La Mancini è quel genere di persona che tutti stimiamo ma che il pubblico non ama: ti ricorda quanta fatica si fa a essere i più forti. E a cui Jonathan salutandola dice: “Hai già vinto nella vita”, che suona come un “accontentati” ma in realtà è un “ti prego, lasciaci qualcosa”.

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