Cosa ricorderemo del Sanremo di Baglioni

Scommessa "compiuta": la musica torna al centro dello spettacolo, con una raffinatezza senza precedenti

Cosa ricorderemo del Sanremo di Baglioni

Favino, Mannoia e Baglioni sul palco di Sanremo (foto LaPresse)

A dieci minuti dalla finale, il Tg1 si collega con Sanremo e Vincenzo Mollica chiede a Claudio Baglioni se il festival sia una scommessa vinta. Lui risponde "no, è compiuta". Pippo Baudo ha detto tre sere fa che nella vita non si può avere tutto e la cosa, insieme al fatto che si scommette per compiere, non per provarci o vincere (scuola, sii buona, assumi insegnanti capaci di insegnare questo e la lingua italiana), deve servirci a sopportare che il festival dove è stato cantato "almeno fossi quel bicchiere che quando beve le andrei giù fino a un suo piede" ("Almeno pensami", Ron, quarto classificato) e "così saremo vivi, gabbia di ossa,libero cuore, hai preso dolcezza da ogni dolore, conservo l'infanzia, la pratico ancora, la seduzione mi affascina sempre, e in fondo sentire che esisti felicità abbracciami ancora una volta, mi basterà" ("Bisogna imparare ad amarsi, Ornella Vanoni), è stato vinto da "braccia senza mani facce senza nomi scambiamoci la pelle in fondo siamo umani perché la nostra vita non è un punto di vista e non esiste bomba pacifista" (Non mi avete fatto niente, Meta + Moro).

 

E anche a sopportare che nessun tribunale punirà i secondi classificati, Lo Stato Sociale, per aver risposto che no, loro non hanno dischi di Baglioni in casa, però hanno mamme che sì, ce li hanno. Strada facendo, capiranno (son giovani di mezza età, hanno ancora un po’ di tempo). L'altra speranza per il futuro, al festival dei bravi, arriva da Fiorello che, in collegamento telefonico (qualcuno ha commentato "così non lo devono pagare": scusate se v’informiamo, ora capite quanto sbagliate quando pretendete che vi si dica tutto?) durante il quarto d'ora (di più?) di Laura Pausini, dice che la Rai sta pensando di assegnare la conduzione del prossimo festival a Papa Francesco e Melania Trump, probabilmente gli unici sulla terra che riuscirebbero a competere con il festival dei bravi: e siccome è una battuta, la speranza per il futuro va letta tra le righe ed è che la forza mediatica non batterà mai e poi mai il talento. 

 

Laura Pausini ha quasi pianto (non per Fiorello, ma per Baglioni, per Sanremo, per essere quasi guarita dalla laringite) e quasi steccato, poi è scesa in platea a dare il cinque a chi glielo porgeva (tutti, pure i registi Instagram con il telefono in mano), poi è corsa fuori a far cantare gli italiani dietro le transenne e, mentre correva, ha rivolto il microfono alla telecamera e ha detto "anche voi da casa!". E così, in poco più di venti secondi, Laura Pausini ha chiarito che cos'è il festival di Sanremo: cinque giorni in cui l’Italia canta perché gli viene passato il microfono. V'è parsa populista, non è vero? Guardate che un microfono non fa governo. Berlusconi una volta ha detto: "Non riesco a usare populismo in senso negativo: è una parola che ha dentro popolo e per me il popolo è sacro". 

 

Bisogna imparare ad amarsi e a distinguere populismo e qualunquismo. Per esempio, "Baglioni parte senza sapere dove andare. Quando arriva, non sa dov'è. Tutto questo con i soldi degli altri" (Francesco Prisco su IlSole24ore) sembra populismo e invece è qualunquismoScrive poi Prisco che Baglioni ha scelto artisti che a Sanremo ci sarebbero andati anche a piedi: forse s'è distratto quando Ornella Vanoni ha ritirato il premio della critica (uno dei tanti, vai a capire, a un certo punto è sembrato che ci fossero più premi della critica che cantanti da premiare - spreco! Spreco!) e ha chiesto "che cos'è?". 

 

Prima, cantando il suo capolavoro ignominiosamente quinto classificato perché va bene che è il festival dei bravi ma si vota pur sempre con il telefono (scusate, ma non ci va giù: Annalena ha scritto su questo giornale che dobbiamo ribellarci ed ha ragione), ha accarezzato Bungaro con uno sguardo dove c'erano tutti gli amori del mondo e quel verso di De Andrè che dice "non volli tradire il bambino per l'uomo" e quell'altro di Guccini che dice "povera amica che narravi dieci anni in poche frasi ed io i miei in un solo saluto" e quell'altro di Giusy Ferreri che dice "se fosse contagiosa la felicità, adesso è fuori moda". Non si può avere tutto dalla vita e parleremo e leggeremo e diremo per settimane della vecchia che balla con Lo Stato Sociale, ma mai della carezza di Ornella Vanoni a Bungaro, che peccato.

 

Pochissimo diremo, invece, di Pierfrancesco Favino che recita un brano da "La notte poco prima della foresta" di Bernard-Marie Koltès e non perché ci passeremo sopra, ma perché ha detto tutto lui e ci ha gonfiati di botte facendoci sentire cosa sentono gli uomini che crediamo ci stiano invadendo (superfluo far arrivare Fiorella Mannoia, in coda, a specificare che quegli uomini sono nostri fratelli e nostre sorelle, facendole cantare "Mio fratello che guardi il mondo" di Ivano Fossati, ma bisogna essere il più possibile popolari e nazionali e quindi resistere non serve a niente, ma affettare serve a tutto, senza contare che ascoltare Fossati allunga la vita, ci sono studi che lo dimostrano, però ne parliamo meglio un’altra volta). 

 

Il secondo momento di ottimo spettacolo arriva quando Edoardo Leo, conduttore del Dopofestival, chiacchiera con Favino, suo collega di gavetta (sarà per questo che sono due romani costumati). Si dicono che oggi gli attori devono poter fare i conduttori televisivi, che c'è la commistione, che la tv, il teatro e il cinema devono interagire. Solo che poi: "Hai saputo di Carlo Conti? Farà l'Otello", reazione: "Ah". In caso foste di quelli che "Sanremo non so neanche come si scrive" (lo ha detto un Carneade, ma ci hanno fatto un titolo di giornale: Sanremo consente anche questo ed è giusto, fa parte del gioco), recuperate su YouTube questa scena, perché è la tragicommedia dell'uno vale uno spiegata bene. Baglioni ha messo al centro la musica con la conseguenza di qualche tempo morto di troppo, tuttavia nessuno prima d'ora aveva portato al festival così tanto bellissimo spettacolo con così tanta finezza. Da domani, su Youtube, cercheremo, di Sanremo 2018, le canzoni e le gag e penseremo che, per l'ennesima volta, questo strambo pazzo paese ci ha presi a tradimento, ci ha colpiti al cuore, ci ha delusi, ci ha premiati, ci ha offesi, ci ha coccolati e ha ancora gli occhi asciutti nella notte scura. Non è il caso di avere paura.

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    11 Febbraio 2018 - 18:06

    Favino, bravo Favino ma la sua performance sul migrante sballottato dimentica il dramma del paese che lo riceve senza bigletto di ritorno. Facile recitare, facile immedesimare ma difficile è il gestire. Gestimmo male i nostri fratelli istriani con un Italia da ricostruire pensate un po ora con un Italia da reinventare. Lavoro zero, sfascio nazionale e politici da dimenticare. Siamo nazional popolari. Il Sanremo di Baglioni ha decretato la fine dei Sanremo a conduzione Conti, Bonolis, Fazio. Un Baglioni and friends è quello che il nazional popolare vuole. Basta ora Baglioni, il prossomo Sanremo deve passare la mano a un Renato Zero e la sua lunga storia musicale, passare la mano da urlo ad un Vasco Rossi se mai accettasse l’impresa, ad uno Zucchero, una Nannini, una Pausini, un Tiziano Ferro e la sua potremmo ritornare. Mostri sacri della musica nazionale. Dopo questo festival i conduttori nudi e crudi hanno finito di esistere. Era ora. Non vedevamo l’ora. Sanremo cambia e meno male.

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