Pane e rose, a Sanremo trionfano le donne

La quarta serata tra Gianna Nannini, Noemi, Paola Turci, Alice, Skin e #Favinonudo che regala fiori e un panino alla moglie seduta in platea

10 Febbraio 2018 alle 10:48

Pane e rose, a Sanremo trionfano le donne

Michelle Hunziker, Pierfrancesco Favino e Sbrina Impacciatore (foto LaPresse)

Prima del festival dei bravi c'era molta noia, quindi gli italiani guardavano Sanremo facendo altro: amore, zapping, ciarle, pizza, canne, manicure, approfitto per mandare quella mail di lavoro, tesoro vieni che la mamma ti aiuta a fare l'analisi logica mentre Celentano sproloquia. Poi è arrivato Twitter e il passasanremo è diventato commentare tutto quello che succede all'Ariston presso hashtag. I bravi, probabilmente, lo sanno e quindi almeno per la quarta serata ci concedono uno spettacolo piuttosto piatto (anche se intervallato da voli imprevedibili ed ascese velocissime) che rende necessario il ricorso a Twitter per sopravvivere. Solo che fila tutto così liscio che alle ventidue non c'è ancora niente di cui sparlare a parte i vestiti della Hunziker, pertanto Guia Soncini lancia l'hashtag #favinonudo, le italiane rispondono e in poco tempo l'amore per quest'uomo è trending topic (editori che traete libri dai social network: state calmi, non pensateci nemmeno, giù le mani). A fine serata, Favino raggiunge sua moglie in platea, le dice: “sai che sei la donna più invidiata dell'Ariston? Ed ecco perché”, le dà i fiori e un panino e noialtre speriamo che tutti i maschi ancora svegli abbiano preso appunti. Signori, così si fa: si portano il pane e le rose, non si dicono frasi stucchevoli tipo “mi sei mancata/ti risposerei se già non lo avessi fatto”, si mostra la consapevolezza che prima di voi, nella scala di necessità delle vostre signore, vengono i bisogni essenziali (mangiare) e gli accessori (i fiori e i beni mobili).

 

 

E così, il momento migliore di emancipazione della donna (dai cliché) lo ha firmato un uomo. Il siparietto femminista della terza serata, con le donne in quanto madri napoletane salite sul palco a cantarsela con Hunkizer, non è stato gradito, soprattutto perché la conduttrice indossava il rosa ed è stato obiettato che non è un colore rappresentativo di tutte le donne e, anzi, è il colore simbolo della segregazione (scusate, ma si deve onorare la cronaca). Pertanto, il girl power scorre sotto silenzio, non vengono sventolati neppure i fiorellini contro le molestie, a Michelle non esce mai dalla bocca neanche un accenno sulla forza femminile (che sollievo).

 

Eppure, questa più di tutte le altre è la serata del trionfo delle donne (a riprova del fatto che ce la caviamo benissimo da sole, senza rappresentanti, condottiere, guerrigliere, slogan, intenzioni, manifesti). E non importa che, delle nuove proposte, abbia vinto Ultimo (che azzecca la prima nota a partire dalla terza strofa, ma magari è una scelta stilistica) e il premio della critica sia andato a Mirkoeilcane, sebbene tra i giovani le migliori fossero le ragazze (Giulia Casieri l'ascolteremo prima di andare a cena, a lavoro, a casa, per un anno almeno e magari anche noi chiederemo "come stai?" e subito dopo "ma almeno ci stai?", tanto i maschi non possono denunciarci per induzione forzata al consenso entusiasta).

 


Ultimo, vincitore della categoria giovani


 

È il festival dei bravi, mica il festival dei sanculotti: vince ancora la denuncia sociale, non è colpa del sessismo e non è colpa di niente, è solo che abbiamo estremamente bisogno di dire che l'Italia non è #Macerata, dal momento che neanche Macerata è #Macerata. Trionfano le donne perché Paola Turci duetta con Noemi e queste due, insieme, trasformano una canzone mediocre in una bomba, la cantano (esplodono) una davanti all'altra, una al pianoforte e una alla chitarra, e sembra quasi, a te che le guardi dal divano, che stiano per venirti addosso e allora per non rimanere schiacciati non resta che cantare con loro un verso che due ore prima ci avrebbe messo molto in imbarazzo e ora, invece, siamo pronte a motteggiare. Non smettere mai di cercarmi. Ma sì, in fondo che male c'è, che cosa sarebbe l'essere umano se avesse smesso di cercare.

 

 

Come se non bastasse (e in effetti non basta, fatecela godere, fatecela sognare, fateci sentire l’America), a decretare lo splendore femminile arriva sul palco Gianna Nannini, senza reggiseno, in tailleur bianco e scarpe da ginnastica rosse e neanche mezzo petalo contro le molestie. Canta (e, sul finire, balla) “Amore bello” con Baglioni, l'Italia si desta e urla con loro “amore bello come il cielo bello come il giorno bello come il mare, amore” e quelli che volevano divorziare ci ripensano. Ornella Vanoni duetta con Alessandro Preziosi che è persino meno bravo di quanto non avesse già annunciato lei dicendo d'averlo scelto non per come canta ma per quanto è bello, però non importa, davvero: la sola cosa che si nota, di lui, è l'onore che prova a stare lì accanto a lei e la sola cosa che conta, di lei, è che è ancora colei che segui perfettamente pure quando si capisce solo il dieci percento delle parole che canta.

 

 

In quota azzurra, si deve riconoscere a Lo Stato Sociale che duettare con il coro dell'Antoniano è una delle intuizioni migliore del festival dei bravi. Per il resto, i maschi hanno fatto molto bene il compitino, ma si sono limitati a passare il sale (compresi i The Kolors, bravi a far ballare l'Ariston, ma non ci vuole troppo coraggio, né talento per farlo: il pubblico imbalsamato di una volta non esiste più, ora c'è il pubblico regista delle Instagram stories, che non vede l'ora di avere qualcosa di PAZZESCO in cui filmarsi).

Favino è l'attore per eccellenza, ma è stato già detto e non vorremmo sembrare troppo sbilanciate nei suoi confronti (lo siamo, lo merita). Baglioni è il poeta imperturbabile, inattaccabile dalla spocchia, dalla vecchiaia, dalla medietà, da Michelle Hunziker, dalla Rai.

 

 

Ron ha la canzone migliore del festival e una delle più belle mai sentite all'Ariston e anche lui, intelligentemente, si limita a passare il sale: canta la prima strofa e poi, alle sue spalle, appare Alice, che chiaramente per tutto questo tempo deve aver risieduto in un bocciolo. È oltre la bellezza. È la signora delle signore di tutto il pianeta. Indossa la giacca e, sotto, un girocollo molto costumato, ché tanto chissenefrega di guardare fuori dai suoi occhi.

Hanno vinto così tanto le ragazze che le castronerie pronunciate da Michelle Hunziker sul rock (la peggiore: “solo Red Canzian può portare il rock su questo palco”) hanno fatto colore e non rabbia.

Hanno vinto così tanto le ragazze che, quando Skin ha baciato il cantante de Le Vibrazioni, ci siamo appuntate di riascoltare la canzone de Le Vibrazioni, magari tra un annetto.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    10 Febbraio 2018 - 12:12

    IO il festival di Sanremo lo cancellerei e sinceramente non capisco l'enfasi dei quotidiani italiani su questo spettacolo televisivo. Come si vede che i critici televisivi non esistono più. Siamo all'esaltazione di trasmissioni che non pare che siano da considerare tv di qualità. Vale anche per trasmissione tipo "C'è posta per te" e dintorni.

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    • Sciandi

      20 Marzo 2018 - 13:01

      Caro Attinà, i quotidiani tendono a occuparsi di ciò che trascina qualche milione di persone, anche quando, sciaguratamente, in quei milioni di persone lei non è incluso. Certo, non ci sono più le mezze stagioni e nemmeno i critici televisivi e quello che faceva bene prima, adesso fa male, come il latte: ha ragione. La sua verità è un inedito assoluto e sconvolgente, da almeno una decina di decenni.

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