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"La rete è costruita sul fake". L'inchiesta del New York Magazine

Il 2018 è stato l'anno in cui Internet ha superato "The Inversion": i giganti del tech non sono più in grado di distinguere tra bot e utenti umani

31 Dicembre 2018 alle 06:00

"La rete è costruita sul fake"

(Foto Pixabay)

Non solo le fake news. Nella rete è quasi tutto falso: la pubblicità, i contenuti, perfino i click degli utenti. I bot (profili falsi usati per rilanciare notizie, ndr) sono più numerosi degli umani e i sistemi di YouTube non sanno più gestire questa situazione. Un'inchiesta del New York Magazine spiega che ormai siamo arrivati a un punto di non ritorno, che viene chiamato “The Inversion”. Vuol dire che i sistemi di Youtube non sono più in grado di distinguere tra i bot e gli utenti umani. Secondo Max Read del New York Magazine, il 2018 è “stato l'anno in cui Internet ha superato 'The Inversion' non per una questione numerica ma di percezione. Tutto ciò che sembrava reale sulla rete adesso sembra falso”.

 

Scott Rosenberg, giornalista del sito di informazione Axios, ha detto che "la manomissione dei dati c'è sempre stata – anche con i dati dei giornali venduti. Sulla rete è più facile falsificare, quindi questo avviene con maggiore frequenza". Anche i numeri del traffico web di Facebook sono stati manomessi per aumentare i ricavi dalla pubblicità. A ottobre alcune piccole aziende hanno denunciato il gigante tech per avere falsificato i dati sui minuti trascorsi dagli utenti sui video. Facebook ha ammesso di avere manomesso i dati dal 60 all'80 per cento, ma per le aziende si tratta di una cifra molto più alta: dal 150 al 900 per cento. Al di là dei numeri, questa storia ha danneggiato la fiducia dei cittadini nelle compagnie tech: se anche Facebook mentisce, di chi ci possiamo fidare?

 

Sono anni che si parla di questo problema: già nel 2013, il Times aveva calcolato che metà del traffico di YouTube proveniva da “bot mascherati da umani”. Tuttavia, il problema si è aggravato di recente, e anche le aziende tech stanno intervenendo. Un'altra inchiesta del Times ad agosto aveva mostrato che la compravendita dei click sui video di YouTube era una pratica diffusa: 5,000 visualizzazioni potevano essere acquistate al prezzo di 15 dollari. L'azienda ha sempre minimizzato il problema, ma a dicembre ha avviato un programma per cancellare gli account fake. 

 

A fine novembre la giustizia americana ha condannato otto persone coinvolte nella più grande truffa pubblicitaria della storia, da cui hanno guadagnato 36 milioni di dollari. I click provenienti dai bot erano mascherati come delle interazioni umane. Eppure era tutto falso: gli utenti, i cookies, gli account, i click e i siti. Secondo gli autori dell'inchiesta, la manomissione della realtà sulla rete “ci fa perdere fiducia: ci fa perdere la convinzione che le persone che incontriamo sono quello che dicono di essere. Dunque, ci rende più scettici nella nostra vita quotidiana. ”. 

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Commenti all'articolo

  • eleonid

    31 Dicembre 2018 - 20:08

    Mi viene voglia di dare ragione allo stato di polizia che vige in Cina,in Russia e in tutti i paesi dittatoriali, quando ,strumentalizzando ,affermano che la democrazia non è la soluzione ideale e giusta per tutte le società , civili o incivili (scegliete voi). Così è anche per internet frutto delle potenzialità tecnologiche offerte dall'informatica e dalle telecomunicazioni . Un progresso fatto per società desiderose di democrazia , quella però fatta di ideali, valori e principi di giustizia e legalità. Invece come la si sta usando la rete è uno strumento di eversione e sovversione della democrazia . Facciamo tutti un esame di coscienza sulla piega che sta prendendo l'uso di internet , di cui le fake news sono solo la punta di un iceberg che finirà per sfondare le solide basi democratiche così come l'abbiamo conosciute.

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