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Bilancio delle imprese innovative costituite online

A 18 mesi dall'introduzione del modulo con firma digitale, ecco i numeri del Mise. Davanti a tutti c’è la Lombardia

25 Gennaio 2018 alle 06:10

Bilancio delle imprese innovative costituite online

Il team di Soisy al lavoro (foto Guido Mencari)

Sono passati 18 mesi da quando l’Investment Compact ha introdotto la possibilità di costituire una start up innovativa ricorrendo alla sola compilazione online di un modulo standard “rinforzato” con firma digitale. Un’innovazione che dal solo punto di vista monetario consente un risparmio tra i 1.200 e 3.000 euro. Adesso il ministero dello Sviluppo economico ha reso noto un bilancio, aggiornato al 31 dicembre. Pubblicato dallo stesso Mise, il rapporto trimestrale di monitoraggio afferma che a beneficiare della nuova procedura erano state in tutto 1.117 start up, più altre 61 in corso di iscrizione. In tutto il 2017 è stato il 39,6 per cento delle nuove imprese a prendere vita attraverso la modalità digitale. 

 

Ovviamente i notai non l’avevano presa troppo bene, osservando da una parte che la loro funzione è appunto di tutela, dall’altra che comunque per districarsi con una normativa quanto mai intricata si sarebbe dovuto ricorrere al commercialista, non particolarmente più economico. Già nel maggio del 2016 – tre mesi prima dell’entrata in vigore dell’Investment Compact – il Consiglio nazionale del notariato aveva presentato quattro ricorsi presso il Tar del Lazio, impugnando il D.M. 17 febbraio 2016 per illegittimità. Ma il 2 ottobre scorso lo stesso Tar del Lazio lo ha respinto, sostenendo che il nuovo impianto normativo è perfettamente coerente con i princìpi della direttiva comunitaria sulle società.

 

Prima di tutto – osservano i giudici – il decreto ministeriale non ha affatto eliminato la possibilità di redazione per atto pubblico dell’atto costitutivo, come obiettava il Cnn. Si è limitato ad aggiungere una modalità “semplificata” di costituzione mediante modello standard. E poi non sarebbe neanche vero che questa modalità di costituzione non garantisce adeguate verifiche sui requisiti della società start up. Secondo il Tar, infatti, non è stato affatto soppresso il controllo preventivo richiesto dal diritto comunitario ai fini della legittima costituzione di società. Unico punto su cui il ricorso è stato accolto: i giudici condividono la preoccupazione per quella disposizione secondo cui in caso di “cancellazione dalla sezione speciale per motivi sopravvenuti successivamente alla valida iscrizione della stessa alla medesima sezione speciale” la società mantiene l’iscrizione in sezione ordinaria. Al contrario: la sopravvivenza della ex start up sotto forma di s.r.l. pur dopo la perdita dei requisiti di innovatività dovrà richiedere ancora l’atto pubblico. Quindi la figura del notaio non è stata del tutto esautorata. D’altra parte, per quanto riguarda l’esigenza di consulenza qualificata si sono attivate direttamente le Camere di commercio. 

 

Secondo il Mise, rispetto alle 180 complessivamente avviate fino a dicembre 2016, il numero di start up fondate in Rete è aumentato in dodici mesi di 937 unità. La Lombardia, a livello geografico, è la regione capofila, con ben 275. Oltre 180 sono localizzate nell’area di Milano. Viceversa, l’impatto appare particolarmente basso in alcune realtà anche di grandi dimensioni. Torino, Napoli, Modena e Firenze, in particolare, sono rispettivamente la terza, la quarta, la nona e l’undicesima provincia per “popolazione” di start up complessiva, ma solo la decima, quindicesima, quinta e ottava per numero di start up create online. In tutte le regioni italiane è stata comunque fondata online almeno una nuova impresa innovativa, con la sola eccezione della Valle d’Aosta. Da ricordare che le tre società che si erano contese il primato di essere stata la prima start up italiana costituita senza notai avevano sede a Catania, a Lecco e a Padova. Quella di Catania era la Getax s.r.l., e tra i suoi prodotti c’erano l’applicazione Startitapp, una guida che aiuta ad avviare l’azienda in pochi passi; e Probo, un sistema di gestione di scadenze fiscali e customer care per professionisti. La sua richiesta di registrazione era partita il 21 luglio 2016, ma si era persa una settimana con il funzionario dell’Agenzia delle Entrate, permettendo dunque le rivendicazioni concorrenti da Lombardia e Veneto.

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