Il Deutsches Fussballmuseum (foto Ansa)

Champion Cities

Buoni motivi per visitare il Deutsches Fussballmuseum prima di Borussia Dortmund-Psg

Gino Cervi

Il Museo nazionale del calcio tedesco è stato inaugurato nel 2015  e strizza l’occhio più all’intrattenimento che all’approfondimento storico-critico

Dortmund significa Borussia e significa Westfalenstadion, dove questa sera i gialloneri di Edin Terzic affronteranno il Paris Saint-Germain nell’andata della semifinale di Champions League.

Il 50% di questo penultimo atto della Coppa dalle Grandi Orecchie parla tedesco, dal momento che sull’altra parte del tabellone a contendere al Real Madrid l’accesso alla finale ci sarà il Bayern Monaco, in un match che ha il sapore di un compendio di storia del calcio europeo. Bavaresi e vestfaliani cercheranno di riscattare in Europa il fatto che, a sorpresa, e dopo quattordici ininterrotte stagione di dominio nazionale – due titoli il Dortmund e dodici, di cui undici consecutivi, il Bayern – a spodestarli dal primato in Bundesliga ci abbia pensato il Bayer Leverkusen, al primo titolo della sua storia.

Il Westfalenstadion ospiterà da giugno anche sei match del Campionati europei, quattro dei giorni eliminatori – tra cui, l’esordio della nazionale italiana, il 15 giugno, contro l’Albania – più un ottavo di finale e una semifinale.

Ma Dortmund significa anche Deutsches Fussballmuseum, abbreviato in DFB Museum, ovvero il Museo nazionale del calcio tedesco, inaugurato nel 2015. All’indomani dei Mondiali di Germania del 2006, la Federcalcio tedesca decise di reinvestire parte dei proventi economici di quell’evento nella costruzione di un museo nazionale dedicato al football. L’incarico venne assegnato nel 2009 alla città di Dortmund, che ebbe la meglio sulle candidature di Colonia, Oberhausen e Gelsenkirchen. I lavori vennero avviati nel 2012, in un’area prossima all’Hauptbanhof, la stazione centrale nelle vicinanze del quartiere, e poco distante da altre importanti attrattive turistiche come la Dortmunder U, storica sede del birrificio Dortmunder Union e, dal 2007, del modernissimo centro per l’arte e la creatività – è stato il fulcro del progetto RUHR 2010-Capitale europea della cultura –, facilmente identificabile dalla gigantesca U che scintilla dorata sul tetto; e la Konzerthaus, la sala da concerti inaugurata nel 2002, scintillante edificio in vetro e acciaio.

Le vicende costruttive del museo – il cui progetto architettonico venne assegnato, dopo un bando pubblico, a due studi, l’HPP (Hentrich-Petschnigg+Partner) di Düsseldorf e al pmp Architekten di Monaco – non furono per niente facili. I lavori incominciarono nel 2012 ma si arrivò all’apertura al pubblico solamente nell’ottobre del 2015. E anche in seguito non mancarono le critiche di chi ha biasimato l’ingente “spreco” di denaro pubblico.

Ma aldilà delle polemiche, chi vuole farsi un’immersione nella storia del calcio tedesco non sarà deluso dal DFB. L’approccio è, come si dice oggi, immersivo e strizza l’occhio più all’intrattenimento che all’approfondimento storico-critico. Qui però troverete tutto quello che avreste voluto sapere sul fussball e non avete mai osato chiedere. Preferite ammirare in una teca illuminata nel buio, neanche fosse la spada nella roccia, il pallone della finale dei Mondiali del 1954, storica sfida al Wankdorf Stadium di Berna contro i fino ad allora invincibili ungheresi – e come dimenticare che la radiocronaca di quella partita è stata immortalata anche nel drammatico finale de Il matrimonio di Maria Braun di Rainer Werner Fassbinder? – oppure la scarpetta verde pisello di Mario Götze che siglò il gol decisivo al 113’ della finale contro l’Argentina ai Mondiali del 2014 in Brasile?

La zolla del dischetto del rigore del prato dell’Olimpico di Roma da cui calciò il tiro vincente Andreas Brehme ai Mondiali di Italia 1990 o la maglietta di Gerd Müller nella finale di Monaco del 1974 contro gli olandesi?

E come tralasciare i memorabilia delle mitiche compagini della Bundesliga, prima ancora che si chiamasse così? L’altro Borussia, quello di Mönchengladbach, per esempio, o l’Amburgo; o la Hall of Fame dei grandi campioni, da Fritz Walter a Franz Beckenbauer, da Uwe Seeler a Gunter Netzer, da Sepp Maier a Lothar Matthaeus, passando per i grandi commissari tecnici, Sepp Herberger e Helmut Schön.

 

In attesa degli Europei di giugno, il DFB di Dortmund ha in programma dal 27 maggio l’allestimento di una mostra d’arte contemporanea, In Motion-Art & Football, in cui saranno esposte opere a tema calcistico, firmate da grandi maestri come Paul Klee e Umberto Boccioni, René Magritte e Joan Mirò, Salvador Dalì e Bansky. Un densissimo calendario di eventi culturali, a partire da maggio, accompagnerà l’evento clou del torneo europeo: un campionato continentale di Poetry Slam a tema calcistico, mostre e concorsi fotografici, spettacoli teatrali e proiezioni cinematografiche, talk e presentazioni di libri. Tutto il programma e l’offerta del Deutsches Fussballmuseum lo si trova qui: www.fussballmuseum.de.

 

Il resto è tutto da vedere, tanto si sa come va a finire: "Il calcio è un gioco semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla fine vince sempre la Germania", parola di Gary Lineker. Ma non credo che stasera Kylian Mbappé sia molto d’accordo

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