euro 2024

L'Italia pareggia con la Macedonia del Nord di fronte a un povero Spalletti

Giuseppe Pastore

A capitan Immobile risponde Bardhi. Poi la Nazionale rinuncia a giocare, sotto lo sguardo corrucciato di Luciano Spalletti. Ora la qualificazione si fa più complicata

Spiagge, immense ed assolate. Alcune somigliano al deserto e quest'attrazione fatale ci ha lasciato in mezzo a una strada una domenica di metà agosto, prima che la FIGC riuscisse a tamponare la buca con Luciano Spalletti. Altre sono spiagge nascoste ed insidiose come il cosiddetto manto erboso dell'Arena Toše Proeski di Skopje, decisamente il posto peggiore per battezzare una Nazionale che ha scelto di puntare forte sul palleggio e sul fraseggio. Il giochino non riesce nonostante le buone intenzioni e per 45 minuti l'Italia di Spalletti somiglia sinistramente all'Italia di Pozzecco: costruisce bene ma manca di qualità al dunque, come la Nazionale di basket che per tutto il Mondiale ha tirato da tre con percentuali sconfortanti.

 

Il golletto di Immobile, che aveva inaugurato anche il ciclo di Antonio Conte nove anni prima, probabilmente illude molti di noi che la pratica sia archiviata: la testa corre al pericolo zolle, alla stanchezza di settembre, all'Ucraina di martedì sera e prendiamo a giochicchiare – e ci vuole talento anche a giochicchiare, qualità di cui evidentemente non dispone lo sventurato Zaniolo che per sua natura non conosce l'arte di un medio rendimento da 6 in pagella. Spalletti lascia fare, ritarda i cambi e ne omette altri – forse l'elettricità di Frattesi in luogo di una delle due sfinite mezzali avrebbe restituito colore e intensità all'azzurro –, ancora Zaniolo si mette a far danni anche al limite dell'area, concedendo alla Macedonia esattamente l'unica opportunità che la Macedonia stava pregando che piovesse dal cielo: armare il destro di Enis Bardhi, eccellente stoccatore da fermo, e speriamo bene.

 

Si potrebbe strologare a lungo sulle responsabilità di Donnarumma, ma il grilletto non l'ha premuto lui: il delitto – perché perdere due punti in questo modo è davvero un delitto – è stato pianificato a monte, attraverso un'estetica della rinuncia a cui Spalletti assisteva da bordo campo con espressione via via sempre più corrucciata. Negli ultimi diciassette minuti la Nazionale alle corde esibisce allora il peggio del proprio repertorio offensivo, di una pochezza disarmante soprattutto nella personalità: si veda il lungo torello dal 93' al 95' senza che nessuno si prendesse la responsabilità di un'imbucata, un dribbling, un tiro da fuori. Finiamo di nuovo beffati e quantomeno nessuno si appiglia a vaghi alibi a cominciare dal ct che pure, dal suo punto di vista, ne avrebbe.

 

Ora tocca fare almeno quattro punti contro l'Ucraina tra San Siro e la partita del 20 novembre che giocheremo in campo neutro (probabilmente a Breslavia, in Polonia, dove ieri gli ucraini hanno imposto l'1-1 all'Inghilterra): per fortuna, al contrario delle Qualificazioni Mondiali, qui contano di più gli scontri diretti. Per semplificare, stiamo dando per scontati i sei punti in casa contro Malta e Macedonia (eh eh eh) e stiamo dando per scontato – forse per eccesso di pessimismo – un passo falso a Wembley a ottobre. L'idea che di qui a novembre ci aspetti una lunga serie di Ultime Spiagge, a cominciare dalla fatal San Siro di martedì sera, mette vagamente i brividi anche senza ripensare ai precedenti recenti. È un clima che poco si addice a questo gruppo senza stelle, in cui il capitano si presenta ai microfoni con gli occhi lucidi e il vice-capitano si fa prendere in castagna nell'unico momento in cui la Macedonia poteva farci del male.

 

A magrissima consolazione, c'è di buono che due anni fa l'incubo dell'eliminazione ci piovve tra capo e collo senza preavviso, nel giro di pochi giorni, dopo esserci colpevolmente cullati troppo a lungo sull'idea che si trattasse di una passeggiata. Adesso lo sciame sismico lo stiamo sentendo arrivare da mesi, e come si fa con i disastri idro-geologici abbiamo il tempo e il dovere di trovare le contromisure, perché certamente l'Ucraina non è migliore della Svizzera che ci ha buggerato nel 2021. Tuttavia, dopodomani saremo sempre questi: Spalletti ha fatto balenare l'idea di qualche cambio (magari Locatelli, magari Romagnoli e Casale, magari Frattesi e Raspadori?), ma in 48 ore non si sono mai visti grossi miracoli senza talento.

 

La sabbia di Skopje finisce nella clessidra e tutto diventa di nuovo “una questione di ore”, come ha ricordato Tonali con involontari toni da piccola apocalisse che lasciano trasparire un clima di forte disagio interiore. Non tanto da Spalletti, che poverino è arrivato da venti giorni, quanto da un gruppo storico incastrato in un brutto cul-de-sac: sentono il peso di una nuova eventuale debâcle, loro per primi non ne possono più di delusioni azzurre, ma non hanno molto ben chiaro come si fa a invertire la rotta. Spiagge già vissute, amate e poi perdute.

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