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Della sigaretta è rimasto solo il filtro. Perché il Sarrismo non e’ mai sbocciato

Maurizio Sarri alla Juventus non è riuscito a imporre il suo integralismo. La squadra, seppur vincente, è rimasta un ibrido che non riesce a staccarsi dal recente passato

26 Luglio 2020 alle 23:43

Della sigaretta è rimasto solo il filtro. Perché il Sarrismo non e’ mai sbocciato

(foto LaPresse)

Uno dei tre Ted Talk più visti al mondo (poi diventato anche un libro) è quello in cui Simon Sinek suggerisce: partite sempre dal perché. I grandi leader non ispirano per via di quel che fanno o per come lo fanno, ma perché ti fanno svegliare la mattina carico e gasato per quel che stai andando a fare. Il tuo perché bussa alla pancia e all’emozione. E genera delle azioni.

  

Ricordate la semifinale dell’Inter del Triplete Barcellona-Inter, o la prima Juve di Conte, o il Leicester campione?
Coltello tra i denti, scivolate, la sublimazione pratica del concetto spesso retorico del “non molliamo un centimetro”. Cosa muoveva quei gruppi? Sapere cosa fare sul campo o una motivazione galattica? Quando un gruppo è coeso intorno al suo leader e si identifica nelle motivazioni diventa un blocco unico e unito: l’anima diventa più importante della diagonale. Di più: la diagonale è una conseguenza dell’anima della squadra.

 

Certo: la Juventus ha fatto un’impresa monumentale mettendo in fila il nono scudetto consecutivo. Ma è noto che per stare nell’elite europea bisogna capire se si sta seminando o meno nella direzione per diventare giganti. E l’impressione è che quell’anima, quella coesione, manchino alla Juventus.

  

Una squadra che fa 30 ma non 31. Un ibrido compromesso per non tagliare di netto con un passato ingombrante, quell’allegrismo quasi omen nomen fatto di vittorie e benessere del gruppo.

 

Prendete la sconfitta con il Milan. La squadra più forte tecnicamente, al punto tale da vincere quello che diventerà per tutti gli altri il campionato dei rimpianti, ad un certo punto si sfalda. E prende quattro gol. Ci saranno sicuramente motivi tecnici e fisici ma questa, come altre situazioni, lascia il sospetto di una sintonia mai definitivamente sbocciata tra il leader e il suo gruppo.

 

 

L’impressione, perché sempre di questo si tratta, è che Sarri abbia portato idee ma abbia dovuto fare un passo indietro rispetto al suo integralismo. Ne fosse stato convinto lui per primo si sarebbe trattato di un’evoluzione. Qui, invece, sembra di masticare il filtro di sigaretta per chi non può farsi una bella fumata.

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