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Estate, tempo di attesa, di mercato e di Tas

Adesso che l'Inghilterra è uscita dalla Nations League posso offrire birra reazionaria al pub

8 Giugno 2019 alle 06:00

Estate, tempo di attesa, di mercato e di Tas

Pepe Guardiola (foto LaPresse)

Vorrei essere io a darvi l’annuncio di Pep Guardiola alla Juventus, perché vorrebbe dire che il fighetto catalano lascerebbe finalmente l’Inghilterra. Ma è ovvio che come quasi tutti quelli che ne parlano da settimane non ne so niente, e come Rocco Commisso potrei al massimo dire che “mai vi dirò una bugia”, promessa fallace in partenza, dal momento che non possiamo sapere se quella stessa frase sia una bugia. Il calcio non è il regno della verità, e non solo perché ex arbitri confessano di avere assegnato rigori in passato chiedendo al capitano di una delle due squadre in campo se fosse effettivamente fallo (poi che faremo, chiederemo all’oste se il vino è buono e a Cairo se la Gazzetta dello Sport è un bel giornale?).

 

Nell’èra della dittatura delle versioni alternative chi era stronzo ieri diventa eroe oggi, in attesa di diventare o merda o santo domani. Lo sanno bene Antonio Conte e Riccardo Montolivo. L’ex capitano rossonero ha aspettato di lasciare il Milan per rivelare i maltrattamenti subiti, giurare amore alla maglia e intenerire di nuovo il cuore di chi lo aveva insultato per anni. Sì, lo so, sto menando il can per l’aia, come direbbero a Rai Sport: giovedì sera l’Inghilterra è stata battuta nella semifinale di Nations League ai supplementari dall’Olanda per colpa di due orrori difensivi da partita in spiaggia dopo la grigliata. Come al Mondiale, i ragazzi di Southgate sono arrivati a tanto così da un briciolo di gloria (sempre che gloria e Nations League possano essere accostate senza che da qualche parte un appassionato di calcio muoia).

 

C’è tempo per crescere, lo spazio pure, gli Europei del 2020 saranno itineranti come un circo ma si chiuderanno a Wembley: tutto cospira affinché si vada a giocare la finale lì, in casa, davanti a decine di migliaia di britannici commossi e innamorati. E naturalmente si perda. Ma non parliamo troppo di calcio, questa è quella stagione dell’anno in cui il gioco lascia spazio alle parole. Non a quelle del calciomercato però, o almeno non solo. Questo è il mese dei ricorsi al Tas, al Tar, all’Uefa che decide di decidere dopo che ha deciso il Tas, che si dimentica di decidere e rinvia, in attesa del Tar. È il periodo degli annunci imminenti e delle attese spasmodiche, sono le settimane in cui tutti parleranno di un possibile ritorno in Italia di Balotelli, indeciso se polemizzare sul neocolonialismo in Africa o sulla mancata convocazione in Nazionale (forse colpa del neocolonialismo). Noi affamati di calcio ci consoliamo con poco: solitamente così attenti al risultato, guardiamo persino le partite del campionato americano in cerca di qualcosa che ci riempia lo stomaco. Siamo appesi alle rovesciate bellissime ma inutili di Ibrahimovic, unico imprevisto che può darci speranza. E presto discuteremo di calcio femminile pure al pub. E spero soprattutto lì, dove almeno potrò ordinare molta birra. Ora che tutti parleranno di quello, e l’Inghilterra non è neppure in finale di Nations League, chiedo il permesso di andare in vacanza per qualche settimana: il mio conservatorismo barbaro me lo impone. Fino a inizio luglio offro birra reazionaria a chi vuole. Cheers.

Jack O'Malley

Jack O'Malley nasce a Sheffield quando lo United era in seconda divisione. Dopo un'infanzia felice trascorsa nel cottage di famiglia nello Yorkshire, si trasferisce nella capitale per iniziare una lunga carriera in tutti i settori del giornalismo, fino ad approdare – dopo una parentesi di dieci anni in Italia – all'argomento che più ama: la Premier League. Adora il tè delle cinque, le passeggiate col suo setter nella calma di Hyde Park e non disdegna un buon bicchiere di brandy. Pensa che non ci sia nulla di più bello di Londra avvolta dalla nebbia o sotto la pioggia. Uomo dallo spiccato sense of humour, per il Foglio scrive ogni martedì di calcio inglese nella rubrica "That win the best", titolo che non lo entusiasmava finché dalla redazione non gli hanno spiegato che era la citazione di un film italiano. E' su twitter.

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