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Come corre il calciomercato

I procuratori hanno cambiato tutto, adesso stanno cambiando anche loro. Parla Federico Pastorello

27 Luglio 2019 alle 06:09

 Come corre il calciomercato

Da sinistra in senso orario: Mbappé, Bale, Pogba. Sono loro alcuni dei protagonisti del mercato dell’estate 2019

Il calciomercato cambia, evolve e da tempo appassiona quanto il calcio stesso. Per qualcuno corteggiamenti, offerte e lunghe trattative intrigano più di rovesciate in sospensione e punizioni sotto l’incrocio. Sorprendente, ma neppure troppo. Basta fare un rapido parallelo con lo scenario di vent’anni fa per vedere come il giro d’affari e il costo di certe operazioni sfiorano ormai l’inverosimile.

 

Prendiamo Ronaldo Il Fenomeno, sbarcato appena 21enne a Milano da Barcellona nel lontano 1997 per la “modesta” cifra di 28 milioni di euro. Dodici anni dopo il Real Madrid prende Kaká e Cristiano Ronaldo sborsando circa 180 milioni. Altri otto ancora e il PSG ne spende 440 per assicurarsi le stelle Neymar e Mbappe. In mezzo il super colpo Bale per 101 milioni, ancora con i Galacticos protagonisti. Sbalzi impressionanti, legati certo a quell’affascinante fenomeno dell’inflazione. Qualcosa di molto simile alla classica bolla speculativa. Un “gioco” al rialzo che, anno dopo anno, va in scena in un campo che, per l’appunto, chiamiamo calciomercato. Un luogo dai contorni imponenti, un oceano sproporzionato nel quale insieme a club e calciatori, navigano pure – e forse soprattutto– agenti e intermediari.

 

Esperti di diritto ed economia, luminari di plusvalenze e commissioni, specialisti nella gestione degli atleti e, solo alcuni di questi, anche nei rapporti internazionali. Vuoi che in Italia non si resti almeno un po’ indietro? “Credo sia così – afferma l’agente Fifa Federico Pastorello al Foglio Sportivo – In questo momento il gap è stato colmato solo dai top club italiani, ormai abili nell’approcciarsi al mercato internazionale con la stessa disinvoltura degli omologhi europei. Poco alla volta, però, l’atteggiamento diventa quello giusto. È vero che, a causa di errori passati, abbiamo una nomea non eccellente, tuttavia ci sono tanti agenti italiani molto apprezzati all’estero”. Di recente, un nuovo regolamento partorito dal Coni ha imposto ulteriori restrizioni ai procuratori extra Ue, reintrodotto un doppio esame per l’abilitazione, caldamente raccomandato commissioni agli agenti tracciate e ridotte al 3 per cento del lordo percepito dall’assistito o del valore del trasferimento, abolito la pluri-rappresentanza che per i minori diventa per giunta gratuita. La missione è fare pulizia in un mare magnum popolato da svariati elementi poco attendibili. Di sicuro non rientrano in questa categoria Alessandro Lucci (agente tra gli altri di Suso, Florenzi, Bonucci, Vecino e Cuadrado), Giuseppe Bozzo (intermediario per Kovacic all’Inter, club al quale ha pure portato Ranieri dopo l’immediato allontanamento di Gasperini) e Giovanni Branchini (sotto la sua procura sono passati Ronaldo Il Fenomeno, Rui Costa, Guardiola e Seedorf). Italiani sì, ma riconosciuti e stimati anche in ambito europeo, quindi globale. E c’è chi è pure andato oltre. Il caso della P&P Sport Management, creata nel 1996 con base Principato di Monaco proprio da Federico Pastorello, incarna perfettamente l’evoluzione del mercato del football e di chi ci lavora dentro.

 

Il papà Giambattista portava, in qualità di direttore generale, un baby Del Piero al Padova e il Pallone d’oro Stoichkov al Parma. Federico studiava talmente bene da riuscire, oggi, dopo un cammino tortuoso ed estenuante, a rappresentare e mediare per club di tutta Europa, Americhe, Asia e Paesi Arabi. “Credo che la mia aspirazione di internazionalizzazione, professionalmente parlando, sia stata una svolta – spiega il procuratore – La figura dell’agente internazionale non c’era ancora e, sicuramente, la conoscenza di molte lingue ha influito moltissimo”. Così si raggiunge l’olimpo, quei piani alti riservati ai Mendes (l’uomo che rappresenta tra gli altri Cristiano Ronaldo) e i Raiola (regista dell’ultimo fresco capolavoro targato Juventus, De Ligt, manager di Pogba, Verratti, Insigne e Donnarumma). Pastorello, a un certo punto, pensa ad alzare l’asticella. Poi di nuovo e un’altra volta ancora. Scientificamente. Con strategia e programmazione. Come fanno i grandi club, sulla scia dei campioni del pallone. Il passo è esattamente lo stesso, con qualche aggiunta inedita per quello che era (ed è ancora) il setting nel mondo dei procuratori. Come? Delegando poteri e servizi a figure di fiducia, riconosciute come professionisti top-level. “La partnership con Stefano Marchesi ci permette ad esempio di avere una gestione iper professionale delle pubbliche relazioni, inevitabilmente necessaria dal momento in cui i media e la comunicazione rappresentano un aspetto fondamentale del calcio. Senza contare la crescente presenza dei social media nella vita dei calciatori”. I social che non finiscono, fanno giri immensi e poi ritornano. Armi tanto potenti quanto delicate, da maneggiare con cura. “Il monitoraggio di ciò che viene scritto e detto ogni giorno sui media internazionali è essenziale al fine di offrire ai nostri assistiti tutela e controllo totali”. Un primo tassello che non s’era mai visto. Non l’unico. “Oltre a questo, mi sono reso conto di quanto fosse importante poter fare affidamento su un esperto più tecnico, con la forma mentis del direttore sportivo – prosegue Pastorello – Una mossa che ci farà fare un ulteriore salto di qualità anche a livello europeo, laddove nessun’altra agenzia dispone di questa specifica presenza”. Per questo è nata una collaborazione con Pasquale Sensibile, ex capo osservatori della Juventus, braccio destro di Sabatini a Roma e a Palermo, trasferitosi a Nizza a pochi chilometri dal quartier generale di Montecarlo. Ora c’è da aspettarsi un terzo innesto. Il “club” P&P, che per dare un’idea in passato ha rappresentato Rossi, Evra e Camoranesi, in Serie A gestisce (su tutti) Meret e gli interisti Asamoah, Candreva, Dalbert e D’Ambrosio. In ambito internazionale la lista è più corposa: si va da Kramaric (Hoffenheim) e Keita (Monaco), a Zabaleta (West Ham) ed El Shaarawy (Shanghai), passando per il fiore all’occhiello, oggetto di mercato dei nerazzurri di Conte, Romelu Lukaku (Manchester United). “Negli anni il parco giocatori a nostra disposizione è migliorato e cresciuto – racconta l’agente – Abbiamo raggiunto l’apice con la firma di Romelu, uno dei migliori 3-4 attaccanti al mondo”. Che se volasse in Italia, in virtù di un accordo totale già trovato con l’Inter, regalerebbe l’ennesima spinta a una realtà che ha rivoluzionato e trasformato la figura del procuratore individuale e unilaterale. Dai tempi di Lichtsteiner alla Juventus, “l’operazione più soddisfacente perché, da quando Lotito ha rilevato la Lazio, non ne ricordo un’altra andata a buon fine tra i due club”, di tempo ne è passato. Otto anni. II calcio(mercato) corre, ma gli agenti non scherzano.

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