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Il prossimo allenatore della Juve? De Rossi

Le pene americane di Sarri, quelle dei tifosi romanisti e il delirio giornalistico post addio di Allegri

17 Maggio 2019 alle 19:55

Il prossimo allenatore della Juve? De Rossi

Daniele De Rossi (foto LaPresse)

Mai fidarsi delle colonie. Questo motto andrebbe affisso in tutti i pub, inciso nel legno dei banconi, scritto nei cessi dei locali in modo che lo leggano tutti quelli che hanno bevuto troppa birra. Parlo naturalmente dell’America, non più soltanto rifugio glamour dei giocatori semifalliti che in Premier League non ce la fanno più. Ne sa qualcosa Maurizio Sarri, costretto a un viaggio nella ridente Boston per giocare un’amichevole contro una squadra che andrebbe chiusa oggi stesso anche solo per il nome che porta, New England Revolution. Il suo Chelsea, fresco di qualificazione in Champions League e finalista di Europa League (ve ne eravate accorti, vero? Eppure non doveva vincerla il Napoli di Ancelotti quella coppa?) è stato costretto a volare negli Stati Uniti per giocare una partita contro l’antisemitismo e le discriminazioni razziali. Non sappiamo se dopo il 3-0 in ciabatte dei Blues contro una squadra che faticherebbe nella serie B italiana americani e inglesi saranno improvvisamente corretti, multiculturali e rispettosi delle differenze. Quello che è certo è che a Sarri girano le palle a mille: non solo a pochi giorni dalla partita che renderebbe perfetta la stagione il Chelsea ha dovuto attraversare l’Atlantico, ma durante l’inutile match Loftus-Cheek si è rotto il tendine d’achille, dicendo un bel big hello alla finale di Europa League.

 

Sicuramente orgoglioso di avere scosso i razzisti, il centrocampista guarderà la sfida con l’Arsenal in tv, ma almeno avrà la coscienza a posto. E a proposito dei Gunners, leggo divertito che ai tifosi del Milan non piace il “modello Arsenal” che l’ad Ivan Gazidis vorrebbe riproporre in Italia con i rossoneri: investimenti mirati, qualificazioni in Champions per aumentare i ricavi, giocatori da valorizzare e rivendere per arrivare nel medio periodo ad avere una squadra forte che se la giochi con tutti. Li capisco, molto meglio il modello Yonghong Li, o l’ultimo Galliani, in effetti. Chi non ha problemi di modelli da seguire è la Juventus, che sta trollando tutti da un mese con la storia dell’allenatore. Che Allegri sarebbe andato via lo avevo detto pure io al pub dopo la quarta pinta, ma confesso che lo spettacolo di queste ore è meraviglioso. Nel pallone più totale, i giornalisti sportivi hanno già dato per sicuri sulla panchina bianconera più o meno tutti: da Conte a Guardiola passando per Sarri, Mourinho, De Zerbi, Pochettino, Inzaghi, il barista sotto casa di Cristiano Ronaldo, mio cugino, Daniele De Rossi.

 

A proposito di americani che non ce la fanno, complimenti alla dirigenza della Roma, più disorganizzata della difesa del Chievo. Il problema è che a Roma basta essere romani e indossare la maglia giallorossa per almeno dieci anni e a quel punto vieni considerato un fenomeno anche quando cammini sulle ginocchia. Mai fidarsi delle colonie. Soprattutto, basta parlare di calcio: la Premier League è finita, si attendano in religioso silenzio le due finali europee con quattro inglesi (stanno già riuscendo ad annegarle nella retorica corretta, maledetti), si tifi Inghilterra nelle finali di Nations League e poi vacanza fino a metà agosto. Non vorrete mica farmi credere che il Mondiale femminile e la Copa America sono calcio?

Jack O'Malley

Jack O'Malley nasce a Sheffield quando lo United era in seconda divisione. Dopo un'infanzia felice trascorsa nel cottage di famiglia nello Yorkshire, si trasferisce nella capitale per iniziare una lunga carriera in tutti i settori del giornalismo, fino ad approdare – dopo una parentesi di dieci anni in Italia – all'argomento che più ama: la Premier League. Adora il tè delle cinque, le passeggiate col suo setter nella calma di Hyde Park e non disdegna un buon bicchiere di brandy. Pensa che non ci sia nulla di più bello di Londra avvolta dalla nebbia o sotto la pioggia. Uomo dallo spiccato sense of humour, per il Foglio scrive ogni martedì di calcio inglese nella rubrica "That win the best", titolo che non lo entusiasmava finché dalla redazione non gli hanno spiegato che era la citazione di un film italiano. E' su twitter.

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