Perché complicarci la vita con i falli di mano

Quarantino Fox

Le nuove regole dell’Ifab sono poco chiare. Quanta nostalgia di Josep Blatter e la sua idea di allargare le porte 

Ora che la travagliata annata arbitrale sta per andare in archivio – in realtà mancano le finali di coppa e gli Europei Under 21 che si terranno proprio in Italia il prossimo giugno – è bene iniziare a concentrarsi su quel che accadrà nella prossima stagione. Ci sarebbe bisogno di tanta “razionalità”, di pulizia nelle disposizioni inviate agli arbitri, di chiarezza anche per gli addetti ai lavori, che così potrebbero risultare meno scioccati quando dovranno spiegare ai telespettatori di qualche trasmissione televisiva o ai lettori dei giornali del lunedì la ratio di certe decisioni prese sul campo.

 

Niente da fare, la chiarezza resterà una chimera. Non tanto per il Var, che continuerà a operare come fa oggi, cioè dipendendo dalla capacità e prontezza di giudizio dell’uomo piazzato dietro al monitor, ma per le norme licenziate dall’Ifab lo scorso inverno e che diverranno legge a partire dal prossimo 1° luglio. Una su tutte, il fallo di mano: la fattispecie cioè che più caos interpretativo ha creato e continua a creare. Fateci caso: se guardate la partita con tre amici, non si raggiungerà mai l’unanimità di pareri nel giudicare l’azione incriminata. C’è chi dirà che il braccio era larghissimo e griderà al rigore netto, chi osserverà che però un essere umano il braccio mica può staccarselo e chi – in ogni congrega c’è il saggio moderato – stabilirà che comunque il rigore si poteva pure dare ma che non averlo dato non rappresenta uno scandalo.

 

Per l’Ifab, ogni tocco di mano di un attaccante sarà punibile, se ovviamente rientrerà nel rapporto causa-effetto (il fallo dovrà essere commesso subito prima della segnatura della rete o del tentativo di segnare). Perché, si legge, “il calcio non accetta che una rete venga realizzata con la mano o con il braccio (anche se involontariamente)”. In secondo luogo, “il calcio si attende che un giocatore sia punito per un tocco di mano se ha conquistato il possesso o il controllo del pallone con la mano o le braccia ottenendo un vantaggio (la segnatura di una rete o il creare un’occasione da rete)”. Non è cosa da poco: è lo stravolgimento del senso del gioco del calcio.

 

Per quale motivo, ad esempio, deve essere punito sempre (sempre!) il tocco di mano volto a creare un’occasione da goal e non il tocco di mano volto a evitare che quella rete sia segnata? Su questo punto, infatti, l’Ifab lascia tutto nell’indeterminatezza vigente: bisogna valutare la distanza, l’effettivo vantaggio, eccetera eccetera. Insomma, resta il limbo che poi determina visionature al Var di otto-nove minuti. La sostanza è che i giocatori in campo non saranno più uguali: va bene il ruolo del portiere, che è diverso per sua natura – può giocare il pallone con le mani – ma chi stabilisce la differenza tra un attaccante e un difendente? Perché il tocco di colui che attacca e cerca la segnatura di una rete deve essere più grave (molto più grave) del tocco di colui che vuole evitare la realizzazione della marcatura? Chiariamo: benissimo che si stabilisca una volta per tutte che con le mani non si fa gol. Il problema è che davanti a una disposizione certa e inconfutabile si lascia al giudizio dell’arbitro la valutazione soggettiva del tocco da parte dell’avversario dell’aspirante marcatore.

 

Cioè si lascia l’arbitro da solo sulla fattispecie più complicata che ci sia. Un gran pasticcio che non potrà che aumentare proteste, polemiche, sospetti. Il caso emblematico è il gol di Llorente della scorsa settimana in Manchester City-Tottenham, quarto di finale di ritorno di Champions league. Rete determinante, visto che ha garantito il passaggio del turno agli Spurs. Il tocco di braccio c’è, ma è involontario e quindi ha fatto bene il turco Cakir a lasciar correre, nonostante le pur pacate lamentele dei padroni di casa. Da luglio, guai all’arbitro che non fermerà l’azione: sarà fallo. Sempre. La domanda, destinata a restare senza risposta, è capire perché da anni, anziché semplificare il più possibile, ci si complichi la vita. Viene quasi voglia di rimpiangere Blatter e la sua idea di allargare le porte per favorire lo spettacolo.

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