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Più che Rossi, le rosse. In MotoGP inizia la caccia all’antipatico Marquez

Non è l’anno dell’adesso o mai più ma poco ci manca. Inizia il motomondiale e parte l’inseguimento allo spagnolo. Solo la Ducati sembra in grado di fermare la Honda. Come? Ce lo spiega l’ad Domenicali

10 Marzo 2019 alle 06:07

Più che Rossi, le rosse. In MotoGP inizia la caccia all’antipatico Marquez

Foto LaPresse

Più che in Rossi bisogna aver fiducia nelle Rosse. Non è un discorso cromatico, è piuttosto una questione tecnica. Alla vigilia del primo Gran premio della stagione di MotoGP con sei piloti italiani in pista, le Ducati danno più garanzie delle Yamaha nella caccia al Grande Antipatico che poi è anche un grande campione, ovvero Marc Marquez, il silenziatore dei sogni made in Italy. In Valentino, anche oggi che ha 40 anni e 23 giorni, si deve sperare sempre, ci ha abituati bene, ci ha visti diventare grandi, ci ha divertiti. Ma se lasciamo fuori il sentimento e diamo retta alla ragione, non ci resta che dare fiducia alle moto nate a Bologna, frazione di Borgo Panigale, con le loro alette magiche e il loro motore potente e rombante come una canzone di Lucio Dalla che poi non è nato troppo lontano da lì. Il sogno di battere Marquez è nascosto tutto lì. E Vale oltre che con la sua Yamaha in crisi di crescita dovrà fare attenzione a un Viñales che prima o poi riuscirà a metterlo dietro.

  


Illustrazione di Marta Pantaleo


 

Per la Ducati è un po’ l’anno della svolta, non siamo all’adesso o mai più, ma poco ci manca. Perché dopo averci provato con Vale e riprovato con Lorenzo, non resta che convincersi come sia proprio Andrea Dovizioso, la normalità fatta campione, l’uomo giusto per la grande impresa, finora riuscita solo a Stoner nell’ormai lontanissimo 2007, lo stesso anno dell’ultimo Mondiale piloti dell’altra Rossa, quella con quattro ruote. Se la Honda schiera la coppia dei sogni, il dream team alla Senna-Prost, nato proprio ai tempi in cui la McLaren motorizzata Honda, la Ducati ci prova con la strana coppia Dovizioso-Petrucci, il campione che vorrebbe avere lo stesso colore dell’asfalto per mimetizzarsi e quello che è ancora un progetto, come un mucchietto di mattoncini Lego con di fianco il progettino per costruire una casa.

 

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“Abbiamo affinato la moto dell’anno scorso. Il Dovi ha fatto esperienza, è un pilota maturo e veloce su tutte le piste”

“Quello che non ha funzionato con Lorenzo è che ci abbiamo messo più di quanto credevamo a fare risultato”

La Ducati che ha fallito l’assalto prima con il Dottore e poi con Lorenzo, sperperando tanti denari e tantissimi sogni, ci riprova con una coppia normale. Potrebbe sembrare un’idea folle, andare all’assalto di un’auto blindata armati soltanto di cerbottane. Ma non è così. Perché la differenza la può fare proprio la Moto, e in questo caso usiamo pure la M maiuscola perché parlando di Ducati possiamo anche farlo.

 

Da quando a Borgo Panigale è arrivato quel genio di Gigi Dall’Igna, la Ducati non è più un cavallo indomabile, ma una moto che può vincere con chiunque le salga in sella e su ogni tipo di percorsa. Non è proprio una moto per tutti, ma non è più una moto che può essere domata solo dal pazzo di turno. In quest’operazione anche l’apporto di Dovizioso, la sua pazienza e la sua precisione nel lavoro con gli ingegneri, la sua normalità nell’aggredire i problemi, hanno fornito un apporto fondamentale. La Desmosedici di quest’anno sembra partorita con il piede giusto, nata bene, pronta a far sorridere il Dovi: “Abbiamo affinato la moto dell’anno scorso che era già molto competitiva su piste per noi storicamente difficili. Non dovevamo fare un lavoro di stravolgimento, ma solo di affinamento, ed è quello che siamo riusciti a fare secondo me, per cui ci presentiamo ben preparati all’inizio di questa stagione. Abbiamo lavorato molto per rendere la moto più semplice e più facile e in grado di comportarsi bene su tutte le piste. Abbiamo ancora delle caratteristiche specifiche, abbiamo ancora una moto molto forte in accelerazione e in frenata che magari paga ancora qualcosa in percorrenza, però alla fine è molto più bilanciata… come al solito per vincere bisognerà avere un rapporto tra pregi e difetti un po’ migliore dei tuoi concorrenti”, racconta Claudio Domenicali, amministratore delegato della Ducati, made in Bologna ma di proprietà dei tedeschi dell’Audi e quindi di Volkswagen.

 

Una Ducati che ormai vende stabilmente più di 50 mila moto all’anno. Quasi una setta quella dei ducatisti. Ma una setta che si allarga a macchia d’olio perché più passa il tempo più le Ducati stradali diventano guidabili senza perdere carattere: “Abbiamo raggiunto una dimensione interessante anche se le 50 mila moto non sono il nostro target finale – continua Domenicali – abbiamo l’ambizione di crescere ancora è stato sviluppando modelli molto nuovi per il futuro anche per ambiti un po’ diversi rispetto a quelli cui siamo abituati, la nostra è un’azienda che investe moltissimo nel futuro e stiamo sviluppando un portafoglio prodotti che è il più nuovo e il più ampio mai avuto nella nostra storia, ma il mercato delle due ruote è molto difficile, abbiamo dei clienti molto appassionati, molto legati alla marca, ma anche molto esigenti. Per questo il nostro primo obbiettivo resta quello di accontentare il ducatista, i clienti di cui ci preoccupiamo di più tutte le volte che pensiamo a un modello nuovo… e poi smussando e rifinendo la marca cerchiamo di attirare nuovi clienti che fino a cinque anni fa non pensavano fosse una moto per loro perché troppo sportiva o troppo difficile”.

 

Si comincia questo weekend in Qatar su una pista e in condizioni che dovrebbero favorire, anche se la variabile vento potrebbe far imbizzarrire qualche moto, ma le gare saranno 19 e la lotta durissima. “A fine anno sarò contento se avremo lottato bene e forte fino alla fine per portarci a casa un bel risultato”, commenta Domenicali e non va molto lontano dal pensiero del Dovi ricaricato da un inverno tranquillo e affettuoso in famiglia dopo qualche caduta di troppo l’anno scorso. Due anni fa è rimasto incollato a Marquez fino all’ultimo giro di giostra. L’anno scorso è caduto dallo cavallino troppo presto per colpe più sue che della moto. “Il Dovi è stato molto veloce e ha fatto qualche sbaglio, però ci sta – ammette Domenicali – Credo che abbia fatto una buona esperienza e sia ormai un pilota molto maturo e veloce su tutte le piste. Credo che anche per lui sia utile lavorare con Danilo perché ha costantemente un bel riferimento: hanno lavorato bene durante l’inverno”.

 

Le prime prove hanno raccontato di una coppia che funziona, le seconde hanno cancellato un po’ di sorrisi, ma non hanno fatto calare la fiducia in una stagione che non si può che definire promettente. “I favoriti non siamo noi”, dicono in Ducati. E non potrebbe essere altrimenti, visto contro chi devono combattere. Marc Marquez è in vero fenomeno di questo sport, i suoi 7 titoli e le 70 vittorie lo fanno già leggenda adesso che ha 26 anni e la faccia da bambino. Viaggia a un ritmo che può portarlo a battere i record storici di Rossi e di Agostini. La sua è una vita da anti italiano, nel senso che è il grande avversario dei nostri piloti. Senza i giochetti di tre anni fa gli risulterebbe più facile conquistare tifosi anche dalle nostre parti perché il suo talento, la sua facilità nel capire le moto, il suo equilibrio infinito e quell’innata capacità di cadere come un gatto e sapersi sempre rialzare, lo avrebbero già eletto a idolo anche tra gli appassionati di casa nostra. Ma nulla gli impedisce di partire ancora da favorito, nonostante la convalescenza dopo l’operazione alla spalla e la presenza in squadra di un compagno che proprio facile non è. Perché una cosa è avere di fianco Camomillo Pedrosa, un’altra sarà ritrovarsi spalla a spalla con Lorenzo, uno che lo stesso Vale aveva cercato di tenere lontano costruendo un muro tra i due box… Quest’anno muri non ce ne saranno, almeno in partenza, poi vedremo. Perché se tre anni fa Marquez ha aiutato Lorenzo a battere Valentino usando tutte le armi a sua disposizione, è difficile che quest’anno possa fare lo stesso. “Il campione del mondo non deve dimostrare più niente, è un pilota fortissimo, parte sicuramente da favorito – conferma Domenicali – Lorenzo avrà sicuramente tanta voglia di fare bene, non so se si tratti di rivincita o no. La Ducati non ha nessun astio nei suoi confronti, e mi aspetto che neppure lui ne abbia verso di noi, a dispetto di tutte le polemiche che sono nate e che magari qualche adesivo messo lì non per caso può portare a fare”. Parlare di Lorenzo in casa Ducati potrebbe essere pericoloso come illustrare alla moglie le doti dell’amante, ma in realtà in Ducati la prendono con molta filosofia. Alla domanda “che cosa non ha funzionato?”, Claudio Domenicali dà una risposta semplice e lineare: “Quello che non ha funzionato è che insieme ci abbiamo messo più di quanto credevamo a fare risultato. Ci aspettavamo tutti e due di metterci meno… Ma il mondo delle gare è fatto così, non c’è niente di particolarmente strano o grave. Ricominciamo dal Qatar sperando di fare una bella gara tutti”. La sconfitta è stata totale. Nel senso che ci ha perso la Ducati, che su Lorenzo aveva investito milioni di euro per arrivare al titolo, e ci ha perso lo stesso Lorenzo, che aveva puntato sulla Ducati per battere Marquez e Valentino un’altra volta e con una moto che non è abituata a vincere Mondiali… Game over. È stata la vittoria dell’uomo normale, inteso come Andrea Dovizioso, che poi tanto normale non è se comincia a vincere e non smette più.

 

“Non posso dirvi ora se la coppia Dovizioso-Petrucci è una coppia vincente o migliore di quella dello scorso anno. Posso solo dire che è diversa”, commenta senza bluffare Domenicali. “Danilo è la dimostrazione reale di come l’impegno, il sacrificio e la fiducia nei tuoi mezzo ti possano portare a ottenere certi risultati. Le prove le ha fatte bene, adesso dovrà lavorare così anche durante la stagione, che è lunga, e bisognerà lavorare bene fino alla fine”. Petrux non è uno degli otto piloti in gara quest’anno che hanno già vinto nella massima categoria. Deve ancora rompere il ghiaccio. Una gara bagnata lo aiuterebbe… sotto la pioggia ha delle qualità da equilibrista straordinarie. Per lui è l’occasione di sedersi al tavolo dei grandi. Deve fare attenzione a non infilarsi il tovagliolo a bavaglino e a tenere i gomiti giù dalla tovaglia. Avrà tempo per imparare. Ma non troppo. Lo sport oggi brucia in fretta. Quello di vertice ancora di più. La coppia certo è strana. Ma affiatata e questo conterà pure qualcosa. La Ducati ha cominciato il 2019 stravincendo in Superbike, ma sapendo bene che la V4R ha ancora tanti punti deboli da smussare e nascondere. “Ci è andato tutto bene, ma non ci illudiamo – conclude Domenicali – abbiamo messo a frutto tutta l’esperienza della MotoGP, la moto nuova ha tanti contenuti, ma è ancora molto giovane e quindi ha diversi punti deboli che a Phillip Island non si sono visti ma che dobbiamo mettere a posto prima di arrivare su piste meno amiche”. In Qatar non ci si aspetta una partenza così. Un razzo rosso in fuga verso la luna. No. Ma ci si aspetta una gara di testa, una gara da vivere là davanti. Per cominciare il sogno Rosso.

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