Partite all’inglese e altri luoghi comuni

Lo so, noi inglesi siamo dei grandissimi rompipalle, e quando qualcuno ci sta antipatico non lo molliamo tanto facilmente, neppure se va a nascondersi tra le pieghe mediocri di un campionato di cartapesta come la Ligue 1 francese.

20 Settembre 2016 alle 09:25

Partite all’inglese e altri luoghi comuni

La Premier League è talmente bella che anche l’attaccante del Tottenham Harry Kane si mette comodo in poltrona a guardarla

Londra. Lo so, noi inglesi siamo dei grandissimi rompipalle, e quando qualcuno ci sta antipatico non lo molliamo tanto facilmente, neppure se va a nascondersi tra le pieghe mediocri di un campionato di cartapesta come la Ligue 1 francese. Ammetto che quando non ho visto né tra i titolari né tra le riserve del Nizza il nome di Mario Balotelli ho pensato subito male, e cioè benissimo.

 

Il Daily Mail ha messo su il carico da novanta, spiegando che dopo l’orgasmo della doppietta dello scorso weekend Balotelli sarebbe stato messo in tribuna per “fragilità emotiva”. La società smentisce – e ci mancherebbe – e dice che lo ha tenuto a riposo per la sfida contro il Monaco di domani. Ora, da che calcio è calcio, se tu hai un attaccante su di giri che ha appena cominciato a segnare non lo escludi perché così, forse, giocherà meglio tre giorni dopo, e il sospetto che presto saremo qui a commentare l’ennesima occasione persa dall’ex attaccante di Milan e Inter è forte come il profumo del mio brandy preferito. Sicuramente a Liverpool non lo rimpiange nessuno, tranne qualche ragazza: dalle parti di Anfield ancora stappano bottiglie per il 2-1 di sabato in casa Chelsea, dove i Blues hanno perso la loro prima partita per la gioia del loro manager, Antonio Conte, che non l’ha fatta neanche tanto grossa (“E’ una sconfitta dell’intero mondo Chelsea”, ha detto).

 

Ma se Conte non ride, Mourinho piange: la terza sconfitta consecutiva è una nemesi, dato che arriva contro il Watford di Mazzarri, una squadra che si permette di schierare più fuoriusciti dalla serie A del Manchester United e solo per questo dovrebbe finire male. In rete circolano già i fotomontaggi dello Special One con i capelli di Van Gaal, il manager disastroso delle ultime due stagioni, lui attacca i proprio giocatori e l’arbitro per la sconfitta, e c’è chi fatica a ricordare a memoria quando una sua squadra abbia alzato l’ultimo trofeo internazionale.

 

Stessa domanda che si fanno a Roma, e da parecchio tempo. Ma lì la situazione è talmente paradossale che i tifosi giallorossi accusano il mister Spalletti di avere l’ossessione di Totti. Chiaro, no? Dato che nelle ultime due partite il giochino di fare entrare il Capitano alla fine per vedere se vince la partita da solo non ha funzionato (non si gioca sempre contro la Sampdoria), la colpa è dell’allenatore che parla di Totti. Ma tranquilli: poiché contro la Fiorentina la Roma ha perso per un gol palesemente irregolare, bar, redazioni e taxi romani sono a posto: dopo il classico momento di esaltazione del Pupone sono già tutti pronti alla fase 2 del tifo, quella in cui ci si lamenta dei torti. Aspettiamo con ansia il momento in cui si criticheranno le avversarie che giocano troppo bene con l’accusa di essersi vendute alla Juventus o al Napoli.

 


 

 

 

 

Il Crystal Palace del suo Andros Townsend ha 7 punti, ma Hazel O’Sullivan non riesce a gioire del tutto: il tanga le dà un po’ fastidio

 

 

 

 

 

 


 

Confesso di avere seguito Inter-Juventus, domenica pomeriggio, e ammetto persino che mi è piaciuta. Se fossi un giornalista di Rai Sport parlerei di partita all’inglese, se fossi Gianni Riotta twitterei che avevo previsto il risultato solo per potere vantarmi di non averla vista causa pendolarismo transoceanico tra Milano e New York (pensavo che il titolare di www.riotta.com sapesse che ormai si può avere la connessione internet anche in volo, con piccolo sovrapprezzo). Poiché sono me stesso brindo al ritmo alto delle due squadre, meno ai soliti che già danno la Juve per bollita e l’Inter – fino a due giorni fa da buttare – come pretendente seria allo scudetto. In casi come questo Milano sembra Roma, e in casa nerazzurra già la stanno facendo fuori dal vaso: improvvisamente De Boer è un genio, si sono rivisti i soliti tifosi vip di sinistra esultare un po’ ovunque, la squadra è andata in comune a stringere le mani al sindaco e la sera dopo la vittoria ha celebrato il luogo comune perfetto andando a cena in un ristorante cinese assieme ai proprietari cinesi. Bella idea, da copiare: aspettiamo i romanisti al fast food con Pallotta, gli juventini alla mensa aziendale di Fca, quelli del Torino a dieta per non spendere troppo, Lotito che all’ultimo cambia idea e annulla la prenotazione, e Ferrero che porta la Sampdoria al ristorante e poi fa scappare tutti prima di pagare il conto.

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