Caro Francesco (Totti), tu che sei bandiera ammàinati da solo con grazia

Noi ti amiamo, Francesco. Chiunque ami il calcio ti ama. Anche i laziali che purgasti nel loro foro interiore applaudono l’ultimo grande in circolazione, l’uomo da trecento gol e non si sa più quanti assist e quei no look che ogni volta sembrava che avesse gli occhi anche dietro.
Caro Francesco (Totti), tu che sei bandiera ammàinati da solo con grazia

Francesco Totti

Noi ti amiamo, Francesco. Chiunque ami il calcio ti ama. Anche i laziali che purgasti nel loro foro interiore applaudono l’ultimo grande in circolazione, l’uomo da trecento gol e non si sa più quanti assist e quei no look che ogni volta sembrava che avesse gli occhi anche dietro. Noi ti amiamo Francesco: in uno dei suoi giocosi deliri questo giornale ti candidò addirittura a sindaco di Roma e visto com’è andata poi non sarebbe stata nemmeno una cattiva idea. Quindi è a cuor leggero che ti diciamo: oggi non ti capiamo più.

 

Rispetto chiedi. L’amico Giuseppe, vicino di banco nonché quinta colonna nell’universo giallo e rosso giura che per i tifosi veri solo la maglia conta, non c’è Totti che tenga né Falcao né nessun altro, “Roma solo Roma, Roma e basta” come recitava uno storico striscione della curva nord. Ora pare che tu abbia preso come un’offesa quei pochi risibili minuti che l’allenatore ti ha fatto giocare contro il Real Madrid a risultato già compromesso, tu che sognavi proprio questa partita e il prossimo derby del 3 aprile, come colpi di timpano finali della luminosa carriera.

 

Ma tu l’hai già avuta la tua passerella trionfale roba che nemmeno le Zigfield’s Folies. L’altro autunno  a Manchester giocavi contro il City, partita di andata nel girone di qualificazione della Champions League: rimanemmo senza fiato a vederti avanzare con i tuoi trentotto anni, correre, fare finte, non farti acchiappare e poi beffare il portiere: l’avresti segnato anche con le stampelle quel gol, tanto lo volevi. Ebbene non era già quello un lampo finale, un ultimo fuoco all’altezza della tua classe e un come eravamo negli occhi, e diciamolo pure nelle chiappe di questi muscolosi boscaioli e zampognari che vanno per la maggiore nel calcio di oggi? Non potevi prendertelo come un dono e chiudere in bellezza l’estate scorsa? Perché pretendere ancora dal tuo corpo, benedetto Francesco?

 

Il rispetto ognuno lo deve anzitutto a se stesso: pure se ti alleni da encomiabile  professionista, arriva l’età in cui un giorno pesa una settimana, una settimana un mese, la discesa che non è percettibile agli occhi di chi la vive vista da fuori si vede eccome. In un anno tutto l’equilibrio tra forza fisica e energia mentale cambia e può fare il definitivo passo indietro. Questo non vuol dire che non puoi più giocare, probabilmente avrai ancora mezzi e occasioni per fare qualche exploit, ma chi ti ama non ne può più di vederti girellare in mezzo al campo e aspettare che tu trovi il pertugio dove far passare l’invenzione e poi applaudire e buttare lì una frase terribile, “anvedi er capitano ha quaranta anni ma non li dimostra”? Il calcio è gioia: non si arricchisce un talento come il tuo né si vive una carriera come la tua senza provare la stessa infantile sensazione di piacere ogni volta che giochi . Ma c’è un momento in cui bisogna dire basta, come i Maldini i Del Piero prima di te: anche nel tuo personalissimo romanzo Misery deve morire.

 

[**Video_box_2**]Non ascoltare più le sirene melodiose di chi ti dice, sei la bandiera, l’ottavo re, il solo capitano, che poi diciamocelo una città e una squadra che restano abbarbicati a una sola vecchia gloriosa bandiera qualche problemino ce l’hanno. Ho come l’impressione che qualcuno intorno a te ci marci. Per esempio al buon James Pallotta tenerti in vita a quarto di tempo e disponibile in panchina rende assai di più che farti accomodare dietro una scrivania: al bilancio costi e benefici le tue magliette tappano molti buchi. Forse anche per questo avresti dovuto ritirarti, per non scadere a livello del mercato delle vacche, del merchandising come si dice.  Le bandiere vanno sventolate, onorate. Ma costano quindi non è certo un reato venderle : di Alessandro Nesta gli uni dicevano che mai l’avrebbero venduto perché era una bandiera, gli altri che mai l’avrebbero comprato perché non si comprano le bandiere degli altri, gli uni e gli altri imboccarono una trattativa lampo che dice ancora molto sull’ipocrisia proprietaria ma si concluse  con grande soddisfazione per tutti.

 

Noi corteggiammo anche te. Invano. Tu sei sempre voluto rimanere qui, di piede e in spirito, bandiera dei nostri padri, stelle e strisce piantate fra Porta Metronia e Trigoria. E oggi solo tu puoi ammainarti con la dovuta grazia.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi