Il cammino pazzesco di Higuain: 23 gol in 23 partite. E il ritorno degli eclissati Icardi e Zarate

Il Pipita continua nel suo cammino mozzafiato con una media realizzativa che non si registrava da anni. Con la Lazio segna ancora e il Napoli mantiene la vetta della classifica con due punti sulla Juventus. L'argentino dell'Inter e quello della Fiorentina ritornano al gol.
Il cammino pazzesco di Higuain: 23 gol in 23 partite. E il ritorno degli eclissati Icardi e Zarate

Gonzalo Higuain (foto LaPresse)

Ventitré volte Gonzalo Higuain. Un cammino mozzafiato, una media realizzativa come non si registrava da decenni: 23 reti in altrettante partite. Se il Napoli nutre qualche ambizione di interrompere la dittatura Juventus, lo deve alla riscoperta di questo argentino nato per caso a Brest e che, come tanti connazionali, ha trovato la consacrazione in Europa. Il papà Jorge è stata una delle eccezioni, visto che per lui – difensore – l'avventura in Francia è durata giusto una stagione, il tempo di farvi nascere il figlio cui avrebbe aperto una strada. Rientro al River Plate, dove Gonzalo si consacra attaccante, prima tappa di un tour livello che lo porta prima al Real Madrid e poi al Napoli. Un predestinato, ma che aveva rischiato di perdersi giusto nel finale della stagione scorsa. Fatali due rigori: quello fallito contro la Lazio all'ultima giornata di campionato e che avrebbe aperto le porte della Champions League; quello sbagliato nella finale di Copa America e che ha consegnato il trofeo al Cile. Due episodi che hanno pesato sul centravanti, al punto che i soliti beneinformati davano per certo l'addio all'Italia in estate, complice l'arrivo di un tecnico considerato inadeguato all'ambiente come Maurizio Sarri. Sicurezze che si sono sgretolate passo dopo passo perché, per la strana chimica che soltanto il pallone sa regalare, l'allenatore venuto dal basso ha toccato le corde giuste del campione immalinconito. E oggi Higuain si è riscoperto implacabile sottoporta come solido nella personalità. L'esempio nella partita in casa della Lazio dove, a un gol facile facile fallito all'inizio, ha fatto subito seguito quello del vantaggio, fortunato nel rimbalzo vincente però, al tempo stesso, ferocemente inseguito nella concretizzazione. Due caratteristiche che indicano come il vento sia cambiato, per Higuain e per il Napoli.

 

Anche Mauro Icardi arrivava da un rigore sballato, quello finito sul palo contro il Milan e che avrebbe potuto dare il pareggio. Una stagione tormentata per il centravanti dell'Inter. Le 22 reti dello scorso campionato e la fascia da capitano indicavano in lui il predestinato. Tutto cancellato da prestazioni personali in controtendenza rispetto a quelle della squadra e poi adeguatesi al calo dei compagni (o viceversa). Quell'errore nel derby, affrontato partendo dalla panchina, sembrava la sublimazione di un intero campionato. Eppure a Icardi sono bastati pochi giorni (e un assetto tattico tornato all'antico) per ritrovare la fiducia, un gol al Chievo decisivo per i destini nerazzurri e per quelli personali, visto che proprio Higuain resta l'uomo da scalzare per ritrovare una maglia della Nazionale.

 

[**Video_box_2**]Una maglia italiana che ha invece ritrovato il terzo argentino protagonista nel turno infrasettimanale. Di Mauro Zarate si erano perse le tracce nel 2012, da quando aveva polemicamente divorziato dalla Lazio, dove era finito fuori rosa. Aveva scelto l'esilio volontario in patria, nel Velez Sarsfield in cui era cresciuto, seguito dal tentativo di ricostruirsi una credibilità in Europa, con poca gloria però tra West Ham e Qpr. La Fiorentina l'ha ripescato in Premier a gennaio, una scelta che sembrava doppiamente rischiosa, per il passato turbolento dell'uomo e per una carriera mai sbocciata interamente. Dubbi cui Zarate ha dato una prima risposta, con la rete capolavoro che ha dato la vittoria a tempo scaduto contro il Carpi. Lui, a 28 anni, è giunto a un'età in cui si deve decidere che cosa fare da grandi, anche se c'è gente che si ripromette di provarci dopo aver superato abbondantemente i 30 come Antonio Cassano. Firenze è una buona occasione, basta che non si riveli l'ultima.

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