La serie A di quest’anno è così bella che a guardarla soffro di priapismo

Per una volta concordo con quel rancoroso di Jack O’Malley su una cosa: noi giornalisti che cerchiamo di raccontare quello che succede sui nostri campi di calcio dovremmo darci una calmata. La cosa migliore da fare è fermarci a guardare, estasiati, lo svolgersi di un campionato fuori dal comune
La serie A di quest’anno è così bella che a guardarla soffro di priapismo

Foto LaPresse

Sassuolo. Che meraviglia questa serie A, signori, e anche se il mio cuore bianconero soffre un po’ non posso non cedere agli attacchi di priapismo che mi colpiscono ogni volta che guardo la classifica o il tabellino delle partite di giornata. Per una volta concordo con quel rancoroso di Jack O’Malley su una cosa: noi giornalisti che cerchiamo di raccontare quello che succede sui nostri campi di calcio dovremmo darci una calmata. La cosa migliore da fare è fermarci a guardare, estasiati, lo svolgersi di un campionato fuori dal comune, che ama sfuggire dalle nostre categorie come sabbia dalle dita. Piano con le leccatine di culo, vorrei dire.

 

Certi articoli dei giornali italiani sull’Inter – fino a domenica mattina – sembravano quelli di Vatican Insider su Papa Francesco: qualsiasi cosa facesse Mancini era geniale, dal far giocare di merda la squadra al mettere un centrocampo di cui persino i Narcos messicani avrebbero paura. Adesso è già tutto un elencare i cinque problemi che il mister nerazzurro deve risolvere (altrimenti sembra che l’Inter precipiterà in serie B). Calma. Se proprio non potete farne a meno, scrivete di altro, almeno non traete conclusioni definitive dopo sei giornate (una settimana fa, evidentemente post sbronza redazionale di quelle forti, Tuttosport parlava di Torino con “vista scudetto”, e pietosamente sorvolo sugli elogi al Milan post Palermo, “da Champions”, salvo parlare di disastro e squadra confusa post Genoa). Certo è dura per gli juventini apprezzare tutto questo: Allegri è caduto nella orrenda ripetizione dell’identico, e tra risultati in campo e dichiarazioni fuori ricalca il famoso secondo anno al Milan, quando riuscì a far perdere a Ibrahimovic l’unico campionato della sua ormai lunga carriera. Profilo basso, poche battute sui social, rispondere con superiorità alle provocazioni, e la sfanghiamo anche quest’anno. Se poi l’Inter illude così per poi cadere, non c’è da piangere troppo. Ma nemmeno da ridere: domenica c’è il Bologna, e certe sfide salvezza non si possono perdere.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi