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Bombe retoriche

Mentre voi discutete su chi lancia cosa e dove, noi giochiamo a calcio. Scopro sorpreso che lo fanno anche in Francia
Bombe retoriche

Arsenal-Chelsea, settore ospiti. Una tifosa dei Blues sta per lanciare una bomba carta verso i sostenitori dei Gunners (foto LaPresse)

Londra. Per fortuna qui da noi lo spettacolo penoso offerto dal calcio italiano nell’ultimo weekend (da tifosi, società, polizia, pm, giocatori, giornali e twittaroli) arriva ovattato come le campane del Big Ben in un giorno di pioggia e nebbia. Abbiamo partite più divertenti da vedere, e persino editoriali meno banali da leggere. Una settimana fa profetizzavo che avremmo rivisto le solite scene di violenza e indignazione sterile presto, ed è puntualmente successo. Ora sentirete parlare di “modello inglese”, “stadi sicuri come in Inghilterra” e “tolleranza zero con gli ultras” per una settimana. Noi intanto guardiamo calcio. E voi mi prendete pure in giro su Twitter perché seguo la Premier League. Che palle.

 

C’è pullman e pullman. Sotto il proverbiale sole di Liverpool l’Everton ha ricordato a Van Gaal che il calcio è sport di psicologia e nervi: forse ancora provato dal match contro il Chelsea, il Manchester United domenica sembrava allenato di nuovo da Moyes. Le tre pears che i Toffees hanno infilato nel cestino della spesa dei Red Devils sono capolavori di intelligenza calcistica. Le figurine dello United devono svegliarsi un po’, o la qualificazione diretta in Champions League diventerà difficile. Poi vai a convincerli tu che già a luglio bisogna cominciare a sudare. Nel frattempo, per il gusto di smentirmi, il Manchester City ha ricominciato a vincere e ha subito ripreso l’Arsenal al secondo posto. Arsenal che domenica ha sbattuto contro il pullman di Mourinho, ma senza lanciare addosso a Terry sassi e bottiglie, mi pare.

 

Fritti e bolliti. Dare John Terry per bollito, finito, in fase crepuscolare nonché moralmente reprensibile è uno sport nazionale almeno dal rigore sbagliato a Mosca in finale di Champions League nel 2008. Nel plot ci dev’essere sempre un cattivo su cui scaricare tutte le colpe, e lo sbruffone fedifrago Terry ha la caratteristiche giuste per la parte. Lo sport di Terry, però, è quello di resuscitare ogni volta, smentendo menagrami e invidiosi. Così contro l’Arsenal si è visto “il migliore JT che abbia mai giocato”, e lo dice José Mourinho, non il presidente del fan club del difensore. “Oggi è stato tutto perfetto: copertura, linea palle recuperate, la lettura del gioco, l’impostazione. La squadra è stata fenomenale, ma John è stato un passo avanti a tutti gli altri”. Forse c’è stata un’altra volta che Terry ha giocato in un modo simile, anni fa, ricorda Mourinho, ma sta di fatto che dopo il disdoro, gli insulti, i meme, le mani non date, i rigori procurati e quelli sbagliati, la panchina con Benitez e tutto il resto, Terry è sempre lassù, nell’iperuranio del calcio.


Anche Vita Sidorkina volta le spalle alla violenza. Dentro e fuori dagli stadi


[**Video_box_2**]Malmöstoso. Ronaldo, quello grasso, giura che Ibrahimovic è il miglior giocatore della Ligue 1, che è più o meno come dire che è il miglior giocatore del parco Lambro, non proprio la massima onorificenza (ad Hyde Park sono più forti, per dire). Io non sapevo nemmeno che esistesse la Ligue 1, credevo che le due o tre squadre francesi degne di questo nome affrontassero ogni fine settimana dei figuranti pagati per reggere la finzione calcistica e permettere a Ibra di fare delle triplette a caso. In questo senso sono più d’accordo con la versione del leggendario Jean-Paul Bertrand-Demanes, secondo cui fare tre gol al Nancy non fa di lui un campione, soprattutto se poi contro il Barcellona Suárez fa il tunnel pure al raccattapalle. Bertrand-Demanes ne dice anche di più cattive: uno sbruffone, un pallone gonfiato, uno che i giornali rappresentano come intelligente ma in realtà è scemo, un attaccabrighe tatuato, un prodotto di marketing che va bene giusto per dare il nome alla suite di un albergo di Malmö.

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