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Altro che ritiro, al Milan se ne vadano via tutti

La cognizione del dolore, bisogna viverla un po’ alla volta ma fino in fondo. Altro che ritiro a tempo indeterminato, pallida copia pallonara del Jobs Act. Che vadano invece in discoteca e ci restino fino all’estate.

27 Aprile 2015 alle 18:19

Altro che ritiro, al Milan se ne vadano via tutti

La cognizione del dolore, bisogna viverla un po’ alla volta ma fino in fondo. Altro che ritiro a tempo indeterminato, pallida copia pallonara del Jobs Act. Che vadano invece in discoteca e ci restino fino all’estate, almeno sapremo perché stanno in campo imbambolati e attoniti come fanciulle in primavera. Che si venga sconfitti per le ultime sei partite, si arrivi vicino l’abisso perché questo meritiamo, la parte destra del tabellone, sotto Chievo, Empoli e Sassuolo, orgogliose presenze.

 

Che vadano via tutti. I vecchi e i meno anziani, quelli con piedi a racchetta da neve e quelli che i piedi li avrebbero ma non passano mai palla. Duecento milioni sul tavolo e si ricominci.

 

Che vada via Inzaghi, che paghi se non altro la colpa di averli coperti, di aver ripetuto contro ogni evidenza che non poteva rimproverare loro nulla, i suoi ragazzi avevano dato tutto quello che avevano: non sa che i mediocri spesso sono anche ingrati?
Che vada via Galliani, ormai Gloria Swanson dei manager di calcio.

 

Che vada via anche Barbara, saprà pure di marketing ma deve pagare il capriccio originale di averci privato di Carlitos Tevez per un’intesa sentimentale tanto impetuosa quanto effimera, con Alexandre Pato, oggi scomparso, che più che segnare disegnava cuoricini nell’aria.

 

Vada via anche il numero uno: gli dobbiamo gratitudine eterna, siamo stati come lui ci ha plasmato, ma da Forza Italia al Milan, quest’anno non ne ha imbroccata una, tra le visite a Milanello, gli omaggi a Cerci e Ménez e quella storia della rosa che non avrebbe cambiato con nessun’altra della serie A: avesse chiesto un po’ in giro, gli avremmo consigliato, tanto per dire, la splendida Lazio o il rugoso, intrattabile Toro. Non faccia il Moratti, si rifiuti al ruolo di mummia d’onore. Un’avventura come la sua non può essere chiusa con la vanità ma con il suggello, semplice e crudele, della verità: è finita. E non solo nel calcio.

 

Invece ha ancora lo sguardo malizioso, furbetto: agli intimi che gli chiedono come sta, risponde ammiccando, ma come volete che stia visto che sto per vendere ai comunisti cinesi. Ecco non faccia scherzi: a noi serve l’ordine feroce di un comitato centrale di partito, lo preferiamo alla mollezza di altri mecenati, mamelucchi e neo ricchi. Ben venga mister Lee anche se, come si sussurra, dovesse portare in seno Marcello Lippi e Fabio Cannavaro. Che sarebbe un po’ come chiamare al capezzale del re medici di un regno nemico: ma persino il perbenismo sabaudo notoriamente ricco di venature malefiche sarebbe meglio per noi dell’attuale, lancinante malinconia.

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