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Pazzi consigli al governo per fare cassa: dalle truffe agli anziani ai matrimoni d'interesse

Saverio Raimondo

Trenta miliardi in poche settimane? E dove li trovano? Certo non nelle tasche degli immigrati ai quali chiedono cinquemila euro. Ma se li chiedessero agli over 80 se non vogliono finire in una Rsa? Allora cambia tutto, siamo il paese più vecchio!

Dove trovare 30 miliardi di euro in poche settimane? Questa la domanda che assilla il governo Meloni alla viglia di una finanziaria senza coperture. L’altra sera il ministro Giorgetti ha rotto tutti i salvadanai a forma di porcellino in dotazione al Tesoro: a disposizione ci sono 5 miliardi – centesimo più, centesimo meno – e quasi tutti in ramini. I soldi necessari non ci sarebbero nemmeno se tutti i migranti dovessero pagare i famigerati cinquemila euro per accedere in Italia evitando il Cpr – una sorta di ticket come se Lampedusa fosse Venezia. Ed ecco che si inizia a parlare di una nuova tassa sugli extraprofitti, ma stavolta non delle banche: l’idea è quella di fissare un’aliquota al 22 per cento per tutti quei soldi che uno trova quando mette la mano in tasca in un vecchio cappotto al ritorno dei primi freddi e caccia fuori quei 2, 5, 10 euro dimenticati dall’inverno precedente: “Non sarebbe mettere la mani in tasca agli italiani, perché quelle ce le mettono loro da soli”, spiegano i tecnici di via XX settembre.

Altra ipotesi allo studio da parte del governo è quella di mettere in atto una mega-truffa agli anziani, tipo facendogli firmare qualcosa o raggirandoli in qualche maniera. In effetti in Italia gli anziani sono più dei migranti, se proprio dobbiamo fare cassa conviene tassare loro – anche se al momento è stata scartata l’ipotesi di far pagare agli over 80 cinquemila euro se non vogliono finire in una Rsa. Non è escluso al momento nemmeno un provvedimento finanziario digitale, tipo phishing: arriva un IT-Alert sul telefono degli italiani con un link, quelli ci cliccano e lo stato gli prosciuga il conto. L’ultimo Cdm è stato molto teso: Meloni ha chiesto ai suoi ministri di mettersi una mano sulla coscienza e l’altra sul portafoglio, e vedere quanto riuscivano a mettere assieme. Sono arrivati a 318 euro e 75 centesimi – la maggior parte dei ministri non aveva contante con sé. Gli alleati di governo rumoreggiano, e rinfacciano alla premier, prima donna a Palazzo Chigi, di non avere la dote; Salvini la sollecita a prendere in considerazione un matrimonio d’interesse (nell’interesse del paese), mollare cioè Andrea Giambruno e sposarsi con Elon Musk – sarebbe già allo studio in tal senso un contratto pre matrimoniale. Tanto il livello delle dichiarazioni pubbliche sarebbe lo stesso (con la differenza che sarebbero twittate su X invece che dette su Rete 4), ma almeno Musk ha i soldi per fare da garante per il debito pubblico italiano.

Accantonata per il momento anche l’ipotesi di tassazione sui soldi lasciati dalla fatina dei denti: non tanto perché Forza Italia sia contraria (“è una piccola patrimoniale, una patrimoniale da latte” ha tuonato Tajani), quanto perché, dati i pochi bambini in età da cambio denti presenti oggi in Italia, si rischia un’entrata irrisoria nelle casse dello stato. Prende così sempre più corpo l’ipotesi di vendere l’Italia all’Arabia Saudita. I contatti fra l’esecutivo e bin Salman sono avviati, e c’è interesse da parte del paese arabo; si parla di 360 miliardi di euro. Unico scoglio da superare: il Quirinale. Difficilmente Mattarella firmerebbe la cessione del paese a un altro. Meloni cercherà di convincerlo spostando l’attenzione sul fatto che si tratterebbe solo di un ingaggio di quattro anni: come il contratto di Roberto Mancini, e la restante durata di questo Parlamento senza soldi né idea di come farne.

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