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I No vax? Sembravano creature estinte, invece abitano ancora i social

Saverio Raimondo

Basta che un video del 2021 ricominci a girare, che gli anti vaccinisti si scatenano di nuovo. È ora di responsabilizzarci tutti nel dargli qualcosa di nuovo su cui scaldarsi tanto: non possono perdere tempo per una campagna vaccinale finita da un pezzo

Un paio di settimane fa mi inizio a ritrovare sui social (Twitter, Facebook, qualcosa anche su Instagram), sia come commenti ai miei post sia come messaggi privati, insulti No vax – li riconosci perché, oltre a “lurida merda” e “testa di cazzo”, ti dicono anche che sei  un “inoculato” o un “sierato”, con buona pace non solo della scienza ma anche della Crusca. Mi prende un colpo: sto viaggiando nel tempo e sono tornato nel 2021? No, perché non è esattamente l’anno in cui un viaggiatore del tempo sano di mente deciderebbe di scendere. Poi capisco il motivo di questo rigurgito antivaccinista fuori tempo massimo: qualche settimana fa, gruppi Facebook e Telegram di No vax hanno ripubblicato di loro iniziativa (quindi anche sadomasochisti) un video satirico che realizzai nell’autunno del 2021 – appunto – per la trasmissione di RaiTre “Le Parole”; nel quale, parodiando il linguaggio dei documentari naturalistici, affrontavo la “specie” dei No vax – trattandoli, dunque, come animali esotici.

Non furono gli unici a essere oggetto del mio sarcastico diritto di satira in quella mia rubrica filmata, che non a caso s’intitolava “Ai confini dell’umanità”: lo stesso trattamento fu riservato agli influencer, ai neofascisti, ai filosofi da salotto tv. Ovviamente, i No vax si prestavano particolarmente a tutta una serie di simpatici calembour. Battute come: “Molto simili ai mammiferi vaccinati, i No vax hanno un’altezza media, un peso medio, ma un’aspettativa di vita inferiore alla media”. Oppure: “Nonostante abbiano una forma del cranio del tutto simile alla nostra, al loro interno i No vax hanno uno spazio vuoto, una cavità chiamata “fossa di Enrico Montesano”, che serve per ospitare le teorie di Red Ronnie” rilette oggi sono ancora buone; così come la gag “Ogni mattina, un No vax si sveglia e sa di dover correre più veloce del generale Figliuolo”. Insomma, lo ammetto: era divertente, e quindi urticante. Comunque: oltre agli insulti, ricevo anche minacce. Tale Leonardo Brunner mi scrive, testuale: “Testa di merda dimmi dove vivi che le cose che hai detto contro chi non si è vaccinato te le faccio vomitare a suon di botte”: un modo davvero infallibile di chiedere l’indirizzo altrui. Comunque non faccio in tempo a leggerlo – al contrario dei No vax, io non sto sempre sui social – che risponde Meta per me con un messaggio automatico che non riesco a disattivare (ho chiesto anche a un’amica influencer: niente, non lo sa neanche lei come si fa, abbiamo tutti lo stesso problema con Zuckerberg, altro che Siae). Risultato, il “mio” messaggio in risposta alle intimidazioni del tizio è: “Ciao, grazie per averci contattato. Abbiamo ricevuto il tuo messaggio e ti siamo grati per averci scritto”. Farebbe già ridere così, ma Lord Brunner ci mette il carico di ridicolaggine: risponde a sua volta: “Come immaginavo sei una lurida merda cagasotto, mi informerò e scoprirò dove stai”, scambiando dunque un messaggio automatico per vigliaccheria.

Racconto tutto questo – oltre che per ridere – per responsabilizzarci tutti nel dare ai No vax qualcosa di nuovo su cui scaldarsi tanto: è troppo triste vederli ancora perdere tempo sui social per una campagna vaccinale finita da un pezzo. Urge una nuova pandemia, un nuovo siero, un nuovo microchip da iniettare sottopelle. Perché come vedete il vaccino non serve solo a chi se lo fa, ma anche a chi lo rifiuta: incanala le loro frustrazioni, catalizza la loro rabbia, dà un senso alle loro vite.

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