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Contro la dittatura della precauzione

Convivere con il virus o smettere di vivere per il virus? Una riflessione

13 Maggio 2020 alle 06:01

Contro la dittatura della precauzione

foto LaPresse

Bruxelles. Dal mese di marzo decine di migliaia di persone in Europa muoiono senza che un marito, una moglie o un figlio possa tenere loro la mano. Migliaia di malati di tumore non possono più proseguire le cure contro il cancro. Migliaia di donne vengono picchiate in casa senza poter sfuggire alle botte almeno durante l’orario di lavoro. Milioni di persone abusano di alcol e droghe per compensare la fatica dello smart working, quella di supplire alla scuola per istruire...

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David Carretta

Corrispondente a Bruxelles per Radio Radicale. Da nove anni copre le istituzioni europee e altri eventi internazionali e cura una rassegna della stampa internazionale. Dal 2004 collabora regolarmente con il Foglio, scrivendo di Europa, Nato, relazioni transatlantiche, politica francese e Belgio. E' stato militante radicale, assistente al Parlamento europeo e tesoriere di Non c'è Pace senza Giustizia. Dopo un decennio a contatto con le istituzioni europee, il suo euro-entusiasmo si è trasformato in euro-realismo: l'Europa è quello che è, ma se non ci fosse bisognerebbe inventarla. Così anche per i radicali.

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Commenti all'articolo

  • gaetano.tursi@virgilio.it

    gaetano.tursi

    13 Maggio 2020 - 11:17

    Ciò che più turba è la convergenza esistenziale tra la Cina della negazione dei diritti e l’occidente della superfetazione degli stessi (pallido simulacro dell’occidente del “diritto”). Del resto, avendo già consegnato ad un (opsss) “protocollo sanitario” la decisione sul “miglior interesse” di un malato a cessare la sua esistenza “non degna”, nessuna meraviglia che altri “protocolli” decidano per tutti che il “migliore interesse” per la salute di una società possa coincidere con la sua quarantena perpetua. L’ineffabile governo di turno c’entra poco: si tratta qui dell’inesorabile induzione al suicidio esistenziale innescato dal ribaltamento del naturale “istinto di sopravvivenza” nella sua versione politicamente corretta del “principio di precauzione perpetua”. Grazie al quale vivere da malati per morire sani sembrerebbe quanto di più consone alla nuova “umanità dei diritti”, non diversamente che a quella privata di ogni diritto. Appunto.

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