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La bella e le bestie. Miss Iraq difende Israele. Vogliono toglierle la cittadinanza

Dopo l’esilio e le minacce di morte e stupro

6 Agosto 2019 alle 10:02

La bella e le bestie. Miss Iraq difende Israele. Vogliono toglierle la cittadinanza

Miss Israele Adar Gandelsman e Miss Iraq Sarah Idan (Instagram foto)

Roma. Anche ora che vive in California, Sarah Idan riceve minacce di morte per quel selfie. “Peace and Love from Miss Iraq and Miss Israel”. La frase, lanciata su Instagram al fianco della collega israeliana Adar Gandelsman, fece il giro del mondo e dei siti islamisti. Nonostante le continue minacce di morte e di stupro, anche di Hamas, Idan, che è la prima Miss Iraq a partecipare a Miss Universo in mezzo secolo, afferma di essere ancora in contatto con Miss Israele. Lavora con una organizzazione di Los Angeles, Humanity Forward. La sua famiglia è fuggita dall’Iraq tre giorni dopo il controverso scatto (ora i suoi vivono in un paese mediorientale). Nei giorni scorsi, l’ex Miss Iraq ha denunciato un provvedimento avviato al Parlamento di Baghdad volto a toglierle anche la cittadinanza irachena. La sua nuova “colpa” è di avere parlato al Consiglio dei diritti umani di Ginevra in difesa di Israele, che proprio in quel consiglio è da anni il principale imputato e capro espiatorio. “L’Iraq ha negato quello che avevo detto all’Onu, e cioè che non ho la libertà di parlare di Israele, e ora mi stanno togliendo la cittadinanza. E’ crudele. Sono senza parole…”. Idan ha poi pubblicato articoli dei media iracheni, dove si sostiene “la cancellazione della cittadinanza di Miss Iraq e il divieto al suo ingresso e il ritorno in Iraq a causa delle sue dichiarazioni relative a Israele”. “L’Iraq vuole farmi quello che fece agli ebrei iracheni ai tempi del pogrom ‘Farhud’ – ha detto ancora Idan – Privarmi della mia cittadinanza e non permettermi di tornare”.

 

Il direttore della ong UN Watch che l’aveva ospitata a Ginevra, Hillel Neuer, ha così scritto al Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres: “Con la presente denuncio il deputato iracheno Ali al Ghanmi per avere minacciato di rimuovere la cittadinanza di Sarah Idan come forma di ritorsione per la sua testimonianza al Consiglio Onu per i diritti umani: il che costituisce una rappresaglia illegale per avere collaborato con l’Onu, in aperta violazione della Risoluzione 72/247 dell’Assemblea generale e della Risoluzione 36/21 del Consiglio Onu per i diritti umani. Vi esortiamo a intervenire immediatamente presso l’ambasciatore iracheno all’Onu, Bahr Aluloom, per chiedere la cessazione dell’intimidazione di un testimone per via della testimonianza che ha reso davanti all’Onu, come espressamente affermato dallo stesso parlamentare al Ghanmi, membro della commissione Sicurezza e Difesa dell’Iraq”.

 

All’Onu, Sarah Idan aveva accusato i leader arabi di essere prevenuti contro Israele, spiegando che il loro atteggiamento va oltre la motivazione politica. “E’ profondamente radicato nel sistema di credenze insegnato nei paesi musulmani, che sono antisemiti”, ha detto Idan. “Purtroppo l’odio e l’intolleranza sono rafforzati dai media distorti”. Le due Miss si sono riunite di recente anche per una raccolta fondi a sostegno di United Hatzalah of Israel, la Uber della medicina d’emergenza israeliana, che addestra, equipaggia e distribuisce cinquemila volontari per le emergenze mediche attraverso una app per smartphone. Quando il 911 di Israele riceve una chiamata, un’app invia il volontario più vicino e più adatto prima che arrivi un’ambulanza, riducendo il tempo di risposta in media a novanta secondi. I volontari indossano giubbotti arancioni e portano borse mediche. I volontari sono ebrei, musulmani, cristiani e drusi. “Sto lavorando per ricostruire la relazione tra ebrei e musulmani”, dice Idan.

 

In una regione in cui gli atleti israeliani sono spesso ostracizzati – niente inno o bandiera israeliana alle competizioni sportive – Miss Iraq ha mostrato una strada diversa. Una che non piace ai regimi islamisti.

Giulio Meotti

Giulio Meotti

Lavora al Foglio dal 2003. Si è laureato in Filosofia. Ha scritto per il Wall Street Journal. È autore di quattro libri su Israele, alcuni tradotti in più lingue. È sposato. Ha due figli.

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