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Ho trovato il degno erede di Carlo Vanzina. Si chiama Tommaso Paradiso

Il leader dei the Giornalisti racconta quella stessa Italia

10 Luglio 2018 alle 06:00

Ho trovato il degno erede di Carlo Vanzina. Si chiama Tommaso Paradiso

Carlo Vanzina è morto, lunga vita a Tommaso Paradiso. Questo ho pensato quando ho saputo che il regista di “Sapore di mare” non avrebbe girato più nulla. Sono due ordini di grandezza diversi? Probabile. Ma io non mi rassegno, non voglio considerare irrimediabilmente perduta quell’Italia vacanziera. Sarà che nel Ventesimo secolo ho fatto il bagnino in Romagna (Lido di Savio, Milano Marittima), sarà che sapevo governare un moscone e provarci con una tedesca. E allora mi attacco a tutto, anche a The Giornalisti, il gruppo capeggiato dal mio amato-invidiato Paradiso. I loro video sono più vanziniani dei film dei Vanzina, andatevi a vedere “Riccione”, capolavoro dello scorso anno anzi della scorsa estate, siccome non esiste inverno nel thegiornalistico mondo.

 

   

Pure i Vanzina erano tendenzialmente estivi e infatti di “Vacanze di Natale” ricordo solo la battuta del mitologico cumenda Guido Nicheli: “Via della Spiga-Hotel Cristallo di Cortina due ore cinquantaquattro minuti e ventisette secondi: Alboreto is nothing!”. Bastano queste poche parole scritte dal fratello Enrico, sceneggiatore epocale, per dire la libertà di quegli anni e suscitare un impietoso confronto col presente di isole pedonali, autovelox, auto ibride, tutor. I registi assoldati e certamente catechizzati da Paradiso non citano solo i Vanzina, in “Completamente” (2016) aleggia il Moretti di “Caro diario”, in “Felicità puttana” (2018) il Verdone di “Borotalco”, ad ogni modo in tutta la videografia thegiornalistica spuntano pantaloni bianchi, lungomari, vespe, magliette, sigarette, spider, spiagge, docce, bibite, baci.

   

Dunque l’immaginario più vanziniano che esista, oggi particolarmente prezioso trovandosi all’opposto dello Zeitgeist moralista, pauperista, profughista (la firma di Paradiso sul recente appello invasionista messo maldestramente in piedi da Rolling Stone è di un’incoerenza surreale: invece Carlo Vanzina non era un firmaiolo, era un signore dignitoso e snob). Ben chiusa la parentesi e letti tanti coccodrilli posso aggiungere che regista e cantante sono accomunati dallo sguardo deliziosamente eterosessuale, dall’amore per la giovinezza che è primavera di bellezza: dove c’era Marina Suma adesso c’è Matilda De Angelis perché tutto scorre e al contempo tutto permane.

  

Riguardare in queste ore i fratelli Vanzina su YouTube serve a capire che Eraclito e Parmenide non si trovano necessariamente agli antipodi. Carlo Vanzina è morto proprio nel momento in cui il vanzinismo rivive in altra forma. Evidentemente l’ismo fondato dai figli di Steno (Stefano Vanzina, altro grande della commedia all’italiana) è molto più di un fenomeno cinematografico: è un bisogno dell’anima, una costante nazionale. Ecco perché esistono ancora, per quanto acciaccate, la borghesia sentimentale, Roma Nord, la Capannina. Ecco perché esistono giovani (o semi-giovani: Tommaso Paradiso è nato nell’83) che vivono come se l’Italia fosse ancora monoetnica, come se il colore dei capelli di Christian De Sica fosse ancora quello naturale. Sono narcisi anacronistici e irresponsabili? Sarà per questo che li amo.

  

(Ps. Carlo Vanzina era cattolico, andava ogni anno a Cascia al santuario di Santa Rita, adesso non ha più bisogno di grazie, adesso ha raggiunto la Vacanza Assoluta).

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