L’Italia più bella raccontata da Carlo Vanzina, quella che non avremo più

È morto a Roma il regista e produttore. “Sottovalutato dalla critica, come tutti i grandi”, dice Carlo Rossella

8 Luglio 2018 alle 16:18

L’Italia più bella raccontata da Carlo Vanzina, quella che non avremo più

Carlo Vanzina (foto LaPresse)

Carlo Vanzina è morto questa mattina a Roma, aveva sessantasette anni e li ha passati tutti a far cinema, da attore e regista e produttore, sin da quando era ragazzino, per via di suo padre Steno e di Monicelli, con il quale lavorò a "Brancaleone alle crociate" e che lo maltrattava e temprava ("mi faceva tornare a casa piangendo", ha raccontato una volta) per renderlo quello che è stato: uno dei più grandi, dei più irresistibili. Era uno dei due fratelli che hanno affrescato gli anni Ottanta, il colpo di coda del Novecento italiano: i fratelli Vanzina. 

 

Carlo Vanzina ha firmato, da regista, sessanta film: il primo nel 1976 ("Luna di miele in tre", con Renato Pozzetto che faceva la parte di uno che moriva d'amore per le ragazze tagliuzzate dalle riviste erotiche) e l'ultimo l'anno scorso ("Caccia al tesoro", con Vincenzo Salemme). In mezzo, "I fichissimi"; "Eccezzziunale…veramente"; "Sapore di mare"; "Vacanze di Natale"; "Via Montenapoleone": i film-canzoncina o canzonetta, come vi pare, quelli che quando qualche scriteriato cancellerà dalla programmazione estiva e natalizia della Rai, vorrà dire che saranno finite sia le estati e sia i Natali, almeno come li abbiamo conosciuti negli ultimi quarant'anni. I film della spensieratezza che cominciava a diventare irresponsabilità. "Senza i film di Carlo ed Enrico, non vedremmo né ricorderemmo più niente degli anni Ottanta, forse i più belli del secolo scorso", dice al Foglio Carlo Rossella, presidente di Medusa Film. "Anni indimenticabili dei quali i Vanzina hanno dato un'immagine reale e sempre molto divertente, sofisticata, impennata e dei quali non è rimasto niente di niente: quell'Italia è stata distrutta da una generazione di intellettuali e politici che fanno ribrezzo". Ha scritto Guia Soncini che Carlo Vanzina è stato accusato "d'aver creato la volgarità mentre si limitava a raccontarla e d'assomigliare agli italiani che ci mostrava: sbruffoni, megalomani, millantatori dell'apertura mentale". Intanto, per decenni siamo andati tutti (compresi i detrattori, molti dei quali a un certo punto si sono ricreduti e reinventati come qualificatori del kitsch) a vedere l'ultimo dei Vanzina al cinema e fino a qualche anno fa lo facevamo persino in famiglia. Dice Rossella: "Carlo ci ha fatto vedere i personaggi che volevamo vedere, ci ha fatto divertire di noi stessi e ci è riuscito perché il primo a divertirsi come un matto era lui: si vedeva dalla scrittura, dalle battute. Se c'è una cosa che manca da almeno un paio di generazioni, in questo paese, è un regista e ideatore di film che si diverta a fare quello che fa, mentre lo fa". Lo stiamo leggendo dappertutto: Carlo Vanzina ha raccontato la borghesia italiana, il nostro più grande desiderata - la borghesia di status e soldi e carriere minime, la borghesia impiegatizia senza senso di niente se non di sé, con i genitori più abili di sempre a straziare i figli - e lo ha fatto in modo formidabile e feroce. "I borghesi di allora andavano a Forte dei Marmi e a Fregene: sono posti che resteranno scolpiti nell'immaginario collettivo di tutti grazie a Carlo", dice Rossella. "Il sogno della borghesia italiana è avere una figlia principessa", ha detto qualche mese fa Enrico Vanzina, in un'intervista all'Huffington Post. E' l'ingenuità e la grettezza di quel sogno che Carlo Vanzina ci ha portati, tutti, ad ammettere di avere e chi lo sa se è per questo che in tanti lo hanno sempre voluto prendere sotto gamba, archiviarlo come robaccia nazional-popolare nel senso peggiore e più scadente possibile. 

 

"In Italia va sempre così: chi fa cinema divertente viene sottovaluto dalla critica. E' successo anche a Totò. Abbiamo preso con leggerezza i film leggeri, che invece erano i migliori, i più pesanti e indigeribili", dice Rossella, che poi aggiunge: "Ci mancherà moltissimo, perché era un grande regista e vederlo lavorare, per me, è stato un privilegio assoluto, ma soprattutto perché era un grande italiano". 

 

E la chiudiamo così. Pochi minuti dopo, però, Rossella richiama: "Senta, scriva anche che Carlo Vanzina era soprattutto un appassionatissimo tifoso della Roma e questo, per come la vedo io, gli rende ancora più onore". 

 

I funerali saranno celebrati martedì mattina, alle undici, presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli.

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Commenti all'articolo

  • Alby65

    14 Luglio 2018 - 09:09

    Carlo Vanzina ci ha lasciato,con lui si spengono parte dei i miei ricordi degli Anni 80 quando la mia generazione,appena adolescente,era vestita e sognava come i ragazzi di "Vacanze di Natale"film che compie trentacinque anni.Sono scandalizzato dai commenti che si leggono alla sua memoria su alcuni siti internet,non esiste più rispetto e decenza,poteva non piacere la sua regia ma arrivare alle offese gratuite da presunti e improvvisati critici del cinema italiano lo trovo assolutamente fuori luogo.Vanzina ci ha lasciato in memoria l'Italia dello "Yuppismo",del grande Nicheli detto "Dogui"il caratterista milanese che impersonava l'imprenditore di successo che trasmettteva eleganza e benessere.Oggi il paese è cambiato,offende gli estinti,con parolacce e volgarità,la democrazia della parola- trash che gira in rete andrebbe monitorata meglio,la libertà non è fare o dire ciò che vuoi.Grazie Carlo per i tuoi film spensierati,un abbraccio.

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