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I Simpson si scusano dopo che i dementi pol. corr. hanno fatto di Apu un razzista

Ma Homer che parla di inclusivity e diversity potrebbe molto prima smettere di farci ridere

Giulio Meotti

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meotti@ilfoglio.it

28 Aprile 2018 alle 06:18

I Simpson si scusano dopo che i dementi pol. corr. hanno fatto di Apu un razzista

Il personaggio dei Simpson, Apu

Per le strade di Springfield hanno camminato un po’ tutti, compresi Hitler e Saddam. Ma Springfield non è mai stata una città facile neppure per loro. Perché i Simpson sono sempre stati i principi del politicamente scorretto. Cinque mesi fa, la serie ha paragonato la consigliera di Trump, Kellyanne Conway, niente meno che a Joseph Goebbels. Conquistarono il pubblico nel 1990, entrando a far parte dei programmi di alta qualità della Fox. La critica non fu tenera con la nuova creatura di Matt Groening, definita “offensiva, volgare e sovversiva”. “Fu molto combattuta la prima uscita” confesserà Mike Scully, il produttore, “ma dopo un po’ di tempo abbiamo convinto gli adulti a sedere accanto ai loro figli a guardare i Simpson e li abbiamo fatti divertire”. Groening si è più volte chiesto quale fosse il motivo del successo dei Simpson. “Io li amo, e amo soprattutto Homer, perché è assolutamente governato dalle proprie emozioni, se ha voglia di fare una cosa la fa, ama la birra e le ciambelle e odia il lavoro e i suoi vicini. Mi fa ridere”. E a far molto divertire ci ha sempre pensato il personaggio di Apu, un immigrato con una famiglia numerosa, l’accento pesante e un cognome impronunciabile (Nahasapeemapetilon). Almeno fino a oggi. Perché Apu è diventato una caricatura “razzista”, uno “stereotipo” da rieducare. E come poteva la scure demente del politicamente corretto non abbattersi su di lui, l’indiano che parla maccheronico, visto che ha già fatto a pezzi i libri di Mark Twain, i quadri puritani di Harvard e le statue di Colombo?

  

I Simpson contro il politicamente corretto

Alle accuse di “stereotipi” rispondono con una beata pernacchia

 

A denunciare “il problema della rappresentazione di indiani e pachistani nella cultura popolare americana” ci ha pensato un documentario, The problem with Apu, del comico e regista Hari Kondabolu. Qualche settimana fa, a ribattere alle accuse di “razzismo”, che nel frattempo erano diventate virali sui social, era stata la stessa Lisa Simpson durante la puntata dell’8 aprile, No Good Read Goes Unpunished. Lisa si rivolge agli spettatori: “Qualcosa che quando iniziò decenni fa era apprezzato e considerato non offensivo, ora è ritenuto politicamente scorretto. Cosa ci possiamo fare?”. E intanto si vede sul suo comodino una fotografia di Apu, con una dedica a Lisa scritta: “Non mangiare una mucca. Firmato Apu”. I Simpson salvano per qualche giorno l’onore della propria comicità fuori da ogni schema. Ma dura poco. Perché ieri l’attore Hank Azaria, che da trent’anni presta la voce ad Apu, ha fatto mea culpa e marcia indietro. Azaria ha detto che sarebbe “perfettamente felice di farsi da parte” dopo che Kondabolu aveva detto che l’Apu di Azaria gli ricordava “quel ragazzo bianco che sfotte mio padre”. “Ho riflettuto molto, ho riflettuto molto”, ha detto Azaria. “Sono disposto a trasformarlo in qualcosa di nuovo”. Qualcosa che dopo trent’anni non va più bene. Azaria, che ha vinto quattro Emmy per Apu, si dice dispiaciuto: “L’idea che qualcuno sia stato preso in giro in base al personaggio di Apu, mi rende davvero triste, non era mia intenzione, volevo diffondere risate e gioia”. Kondabolu ha twittato: “Grazie, @HankAzaria. Apprezzo ciò che hai detto e come lo hai detto”.

 

“Penso che siamo vicini alla fine, un altro paio di anni e basta”, aveva dichiarato Groening al Financial Times nel 2002. Ma subito dopo, mentre circolava la voce che la serie sarebbe stata sospesa, si è affrettato a dire: “Ci saranno episodi dei Simpson persino dopo che io sarò sepolto”. Ma Homer Simpson che parla di inclusivity e diversity potrebbe molto prima smettere di farci ridere.

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Commenti all'articolo

  • Jack McGuire

    28 Aprile 2018 - 23:11

    Tutti i personaggi dei Simpson sono stereotipi. Apu l'indiano, il poliziotto scemo irlandese, il bifolco redneck, il bidello scozzese, il cuoco italiano e il mafioso, ovviamente italiano....Perché menarla tanto con Apu. Sugli stereotipi si basano gran parte della satira e della comicità. Cosa vogliamo, appiattire tutto? maschi=femmine? dialoghi artefatti? Ma va la. Basta con questo tafazzismo idiota.

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  • perturbabile

    28 Aprile 2018 - 23:11

    E qualcuno dubita ancora dei miracoli... chi se l’aspettava un’animo così sensibile, dietro la voce di Apu.

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  • carloalberto

    28 Aprile 2018 - 18:06

    Premesso che detesto proprio la volgarità e la stupidità dei Simpson, che rappresentano la cretinaggine media di individui che non si rendono conto di essere ridicoli e dunque sfottono il prossimo (una tragedia, più che una farsa), le anzi sono una specie di equivalente del grillino tipo, osservo: come mai nessuno ha mai detto niente contro SuperMario, che è una caricatura degli italoamericani? Nel caso non si sapesse - e infatti qui non si sa -, negli USA Mario è il nomignolo affibbiato agli immigrati italiani per sfotterli. Invece noi qui tutti a giocare con SuperMario, tanto qualunque fesseria ci arrivi dall'estero diventa una moda.

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