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Nella Silicon Valley tentare per due volte un invito a cena è già una molestia

Se lei dice “sono impegnata” significa no, e si deve desistere. La corsa ad aggiornare i regolamenti delle risorse umane allo spirito di Me Too

Mattia Ferraresi

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ferraresi@ilfoglio.it

9 Febbraio 2018 alle 06:20

Nella Silicon Valley tentare per due volte un invito a cena è già una molestia

New York. Il clima di sospetto e vendetta verso il maschio predatore sta generando una pletora di nuovi regolamenti nel vasto universo delle risorse umane, per mettere preventivamente sotto controllo tutte le relazioni che potrebbero eventualmente tendere verso l’abuso. Nel nuovo paradigma, una relazione è una molestia in potenza, e sul posto di lavoro la dinamica sessuale o amorosa – se ancora ci si può esprimere in questo modo – è complicata dai rapporti di subordinazione. Il problema sollevato dal femminismo in versione #metoo, quello che ritiene il garantismo un rottame ottocentesco, è una questione squisitamente di potere, e ciò ha ricadute decisamente concrete sulla condotta quotidiana accettabile in ufficio, espresse in vari dilemmi. Il capoufficio può andare a letto con la/il sottoposta/o? E a cena? All’aperitivo? Al cinema? E se uno fraintende l’invito e pensa a un’uscita amichevole, mentre invece l’intenzione era un’altra? E se il fraintendimento è al contrario? Quando è consigliabile o obbligatorio comunicare all’ufficio delle risorse umane la relazione? Nella Silicon Valley, avanguardia della correttezza sessuale dove la bolla degli abusi non è esplosa del tutto, ci si affanna attorno ai confini da stabilire o ricalcare, e la regola già adottata da Facebook e Google è questa: non si può invitare due volte una persona a un appuntamento. Se la prima richiesta viene respinta occorre desistere immediatamente. Non si può ritornare alla carica il giorno dopo né tentare di persuadere e nemmeno cambiare l’intonazione o il contesto dell’invito, sperando che accetti almeno di prendere un caffè, se la cena era troppo impegnativa. Una volta lanciato il primo invito occorre desistere, se si vuole evitare che il caso diventi oggetto di un’indagine interna.

 

Heidi Swartz, responsabile dei regolamenti sulle assunzioni di Facebook, ha specificato che le risposte ambigue del tipo “sono impegnato” oppure “quella sera proprio non posso” devono essere considerati dei rifiuti. Se poi davvero quella sera era impegnata, sarà il contesto della conversazione, i messaggi verbali e non e molti altri segni a stabilire se è un modo cortese per declinare oppure no. Il dramma del contesto, tuttavia, è proprio quello che ha scatenato la corsa disperata a normare ogni rapporto, nel poliziesco tentativo di assottigliare i margini d’interpretazione nelle relazioni fra uomo e donna. Anna Wood, che ha lavorato per quattro anni a Google prima di fondare la piattaforma femminista Brains Over Blonde, ha raccontato al Wall Street Journal di episodi in cui “non sapevo se mi era stato proposto un appuntamento oppure no”, e si è ritrovata nel mezzo di una cena dal tenore romantico quando invece si aspettava un innocente happy hour con un collega. Nel mondo di #metoo un equivoco del genere è il prodromo della molestia, è lo spazio incerto in cui il predatore si muove indisturbato. Nella battaglia, Hollywood ha messo forza propulsiva e visibilità, è lì che si è trovato il totemico Harvey Weinstein, ora la Silicon Valley, avanguardia della scienza legale oltre che della tecnologia, si prende la briga di creare modelli antimolestie da replicare.

 

Ad Asana, azienda che produce software per misurare la produttività del lavoro di un team, quattro donne si sono riunite per riscrivere nel dettaglio la politica sulle relazioni fra colleghi, affrontando tutta la casistica immaginabile e decidendo cosa è ammissibile, cos’è proibito e cosa è semplicemente sconsigliabile nei rapporti fra colleghi, perché “voglio essere ragionevole: non si può regolamentare ogni bacio”, come ha detto una di loro. Il divieto di riproporre un invito era già inserito nei regolamenti di alcune grandi aziende tecnologiche, ma questo è il momento in cui i princìpi generali devono precipitare in decisioni precise. Il vento, del resto, soffiava già in quella direzione. Le regole che scoraggiano le relazioni in ufficio hanno fatto diminuire i rapporti sentimentali fra i colleghi – che secondo uno studio di CareerBuilder negli ultimi dieci anni sono scesi al minimo storico – e il rischio segnalato da diversi esperti delle risorse umane è che il controllo ossessivo dei comportamenti finisca per allontanare dalle aziende i migliori talenti.

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