La fatica di dire no

Non solo sesso. Quante volte diciamo sì, e il pensiero è: Dio mio no. Il problema del consenso

Annalena Benini

Email:

benini@ilfoglio.it

25 Dicembre 2017 alle 06:24

La fatica di dire no

Egon Schiele Liebesakt, Studie

A volte dire sì significa solo: non ho tempo di dire no. Sono stanca, imbarazzata, devo fare altre mille cose, non voglio umiliarti, faccio prima a dire sì, o significa anche: ho cambiato idea ma non ho la forza di spiegartelo. Un articolo del New York Times, “Quando dire sì è più facile di dire no” ha cercato di raccontare la complessità del consenso sessuale, le volte in cui si è detto sì pentendosi un minuto dopo o un minuto prima, la notte in cui ci sarebbe stato lo spazio per dire: scusa ma chiamo un taxi, e invece per una forma di paralisi o di gentilezza o di entrambe si è rimaste lì, pensando: non è la fine del mondo, ci penserò dopo, e dopo ci si sente uno schifo. “La situazione che pensavi di volere, o forse non hai mai davvero voluto, ma in qualche modo eccoti qui e sta succedendo e vuoi disperatamente uscirne, ma sai che a questo punto uscirne sarebbe più difficile che starsene lì e aspettare che finisca. In altre parole: dire di sì quando intendiamo no”. Succede anche agli uomini: credevano di volere, poi non vogliono più, ma tirarsi indietro è brutto, e però quella prima volta sarà anche l’ultima, i messaggini si diraderanno fino a scomparire. Si è molto parlato di un racconto pubblicato dal New Yorker, “Cat person”, di Kristen Roupenian, su una notte di sesso andata male, una notte che Margot credeva di volere e che invece a poco a poco si è trasformata in un disastro, portata a termine nella zona grigia di un sì controvoglia.

 

Ci ho pensato, e ho pensato che cediamo a molti altri tipi di sì (non esiste solo il sesso, in effetti, anche se in questo periodo sembra incredibile), mentre la reazione sincera sarebbe: Dio mio no. Sul lavoro, quanto è più facile dire sì, quanto è più veloce? Pensi: oh no, dici: certo sì, e ti carichi del fardello di quello che non vorresti fare neanche per un secondo, ma contemporaneamente ti liberi del macigno di spiegare il tuo no, discutere, negoziare, trattare, degenerare. Succede, si chiama: giornata storta. Provate a contare i sì che ricevete, pensate forse che siano dei veri sì, dei sinceri sì? Molto più spesso sono dei pigri sì, dei beneducati sì, dei pusillanimi sì. Come quelli che diciamo ai nostri figli, per sfinimento, per stanchezza, quando dovremmo assolutamente dire no e ancora no, ma è sabato sera, e non ne possiamo più, e se Andrea gioca due ore con il Nintendo non crollerà il mondo. Il consenso è una faccenda complicata: la sua origine, il fine, la libertà, la coercizione, la gentilezza. Quanti gentilissimi sì diciamo quando sarebbe molto più ragionevole e sensato e giusto dire no? Perché ho accettato di raccogliere i soldi e comprare i regali di Natale alle maestre di mio figlio? Forse perché mi sento in colpa? Il mio corpo gridava: vi prego no, ma tutti i genitori hanno visto la mia bocca sorridere e dire: sì. Per la fatica di dire no.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    25 Dicembre 2017 - 09:09

    Il pregio del compromesso. Lo schifo del compromesso. C’è schifo e schifo, quello dei regali alle maestre fa parte del rito. Poi che dicono i bambini che vedono gli altri?. Peccato veniale. Sull’altro fronte sono casi nostri se dire si o no , sentirci uno schifo o in cima al mondo. L’importante poi e non andare a twittare di molestie o balle varie. Tenersi dentro la gioia o il dolore di una scelta non scelta che non è molestia è cosa grande anche se difficile vista la voglia di apparire ed assere riconosciuti a tutti i costi. Sulle tanto per dire celebrità un velo pietoso e pietosi noi che leggiamo e guardiamo e ascoltiamo in tv le loro miserie, frustrazioni, fallimenti professionali confessati a presentatori gladiatori, novelli novella duemila in diretta, che per uno zero virgola di ascolti si prestano al degrado e alla mercificazione delle masse. Assurdo? No vero.

    Report

    Rispondi

Servizi