Foto Mauro Scrobogna /LaPresse

Sindacati contro la scuola

Claudio Cerasa

Invece di difendere la sicurezza dei docenti vaccinati e la loro voglia di tornare a scuola, i furbetti della rappresentanza usano i No pass per allungare la Dad (eh, non si può) e piazzare i precari. Ribellarsi

Nell’indifferenza generale è passata quasi inosservata una notizia incredibile che avrebbe dovuto invece allarmare tutti coloro che lavorano ogni giorno affinché la scuola a settembre possa avere caratteristiche diverse dal drammatico ritorno di un anno fa. L’Italia durante la pandemia, lo sappiamo, è stata uno dei paesi che hanno sacrificato di più la scuola in presenza (è italiana la città che ha registrato il record di minori giorni di scuola in presenza: Avellino, solo 21 giorni senza Dad in un anno e mezzo) ed è stata uno dei paesi che hanno scelto di scaricare maggiormente sulla scuola parte delle inefficienze emerse durante la pandemia. Non si riesce a distanziare i cittadini sui mezzi di trasporto? E che problema c’è: si chiude la scuola. Non si riesce a fare il tracciamento? E che problema c’è: si chiude la scuola. Non si riesce a trovare spazio in più per fare lezione? E che problema c’è: si chiude la scuola. I nemici della scuola si annidano purtroppo ovunque; ma tra i nemici più subdoli emersi negli ultimi giorni, nemici che hanno scelto di sacrificare gli interessi della scuola per proteggere i propri interessi particolari, spiccano coloro che in teoria la scuola dovrebbero difenderla con i denti: i sindacati.

 

La storia forse la conoscete. Due giorni fa, in una escalation di irresponsabilità senza precedenti, i sindacati della scuola (Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola rua, Snals Confsal, Gilda Unams, Anief) hanno firmato tutti insieme una nota molto dura e piuttosto surreale sul tema del green pass, rimproverando il governo per aver scelto di sanzionare il personale scolastico in caso di inadempienza. “La sicurezza per decreto – hanno scritto i sindacati – è in netta antitesi con l’efficace politica del confronto e della condivisione necessaria in epoca di pandemia. E in una categoria già vaccinata al novanta per cento il provvedimento assunto sta alimentando forti tensioni, come spesso accade quando si assumono decisioni frettolose e radicali, inadeguate a cogliere la complessità delle situazioni”. Un paese serio, desideroso di difendere senza ipocrisie gli interessi della scuola, dovrebbe con urgenza mettere sotto processo per alto tradimento i sindacati per almeno quattro ragioni diverse.

La prima ragione riguarda l’incapacità da parte dei sindacati della scuola di difendere la scuola: a fronte di un novanta per cento di insegnanti vaccinati piuttosto che opporsi al green pass solo per difendere il 10 per cento di irresponsabili occorrerebbe fare di tutto per difendere gli insegnanti vaccinati. La seconda ragione riguarda ciò che c’è probabilmente dietro alla scelta di difendere il dieci per cento dei non vaccinati, ed è una ragione che fa venire i brividi: non pretendere il green pass per gli insegnanti significa non voler fare di tutto per salvare la scuola in presenza. E se i sindacati non fanno di tutto per difendere la scuola in presenza (tutti i bravi insegnanti vogliono tornare alla scuola in presenza) significa che il loro gioco è (anche) quello di difendere i pochi fannulloni che hanno trasformato la Dad in una lunga vacanza pagata. La terza ragione per cui lascia sbigottiti la decisione dei sindacati della scuola di schierarsi contro gli interessi della scuola ha a che fare con un altro non detto della battaglia sindacale, che suona grosso modo così: per arruolare nella scuola il maggior numero di precari (che sono poi quelli che di solito sono costretti a prendere la tessera dei sindacati) occorre dimostrare che la situazione nelle scuole oggi sia identica a un anno fa (quando vennero assunte per un anno 60 mila persone nel famoso organico Covid, 40 mila delle quali oggi non sono state rinnovate). In questo senso, ammettere che i problemi della scuola potrebbero essere risolti vaccinando tutti, e non ampliando l’organico, costringerebbe il sindacato a fare più gli interessi della scuola (e degli studenti) che dei propri iscritti (dopo tre anni da precari nella scuola i sindacati hanno buone leve per pretendere la stabilizzazione). A tutto questo poi c’è da aggiungere lo sconcerto per una frase assurda inserita nel comunicato: “La sicurezza per decreto è in netta antitesi con l’efficace politica del confronto e della condivisione necessaria in epoca di pandemia”. Se possibile, non potrebbe esistere un manifesto migliore per inquadrare l’irresponsabilità dei sindacati. C’è un problema? Bene. Piuttosto che risolverlo subito se ne parla all’infinito, si rimanda e si blocca tutto.

 

E chiunque provi a fare qualcosa sta forzando le cose. In questo anno e mezzo di pandemia, gli insegnanti hanno dimostrato di essere infinitamente migliori dei sindacati che li rappresentano, per non parlare degli studenti, e arrivati a questo punto gli insegnanti, e gli eroici presidi, hanno due strade di fronte a loro. La prima è quella di continuare a non far sentire la propria voce quando i sindacati sparano fregnacce. La seconda strada è quella di fottersene dei sindacati, di fottersene delle scorciatoie, di fottersene delle furbate e di continuare a manifestare in ogni modo la propria responsabilità: vaccinando se stessi, provando a fare vaccinare gli altri, utilizzando il green pass senza chiedere il permesso al sindacato e trasformando la scuola in una grande palestra per costruire la stagione post pandemica. A inizio 2021, gli insegnanti e i sindacati hanno esultato quando la politica ha scelto di vaccinare gli insegnanti insieme con i medici. Sei mesi dopo la scuola può essere il luogo giusto dove affiancare accanto alla parola diritti la parola doveri. E su questo fronte i sindacati, con tutto il rispetto, meritano più che una bocciatura un bel calcio nel sedere. E’ ora di farsi sentire. E’ ora di proteggere la scuola. Vale per gli insegnanti, ma vale anche per il governo. Il gioco è semplice: più green pass uguale meno Dad. E, detto da papà, fare arrabbiare i genitori, i figli e gli insegnanti, a settembre, potrebbe non essere una buona idea.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.