Criticare il catastrofismo non è negazionismo

L’assurdo appello degli ambientalisti italiani contro i non allineati

Quasi 1.500 persone hanno aderito alla petizione lanciata da un gruppo di ambientalisti per chiedere ai media di non dare alcuno spazio ai “negazionisti” dei cambiamenti climatici. L’appello di Rosy Battaglia, Stefano Caserini, Annalisa Corrado, Piero Di Carlo, Francesco Ferrante, Luca Mercalli, Rossella Muroni, Antonello Pasini e Gianni Silvestrini, ha ricevuto anche l’avallo della Federazione italiana media ambientali. I proponenti saranno felici di sapere che il Foglio non ha intenzione di aggiungersi alla lista, per almeno tre ragioni.

 

La prima è di metodo: la censura non è la soluzione. Negare agli sciroccati il diritto di parola significa porre le premesse per negarlo a chiunque altro. Anche perché prima o poi c’è il rischio che siano gli sciroccati a raggiungere il potere e trovarsi a maneggiare il coltello dalla parte del manico (in Italia ne sappiamo qualcosa).

 

La seconda è una ragione di merito: quello del global warming è un tema complesso e molto serio, per le sue implicazioni ambientali, economiche e sociali. È possibile che tra i supposti negazionisti si nascondano dei matti e degli incompetenti. Ma vi sono anche studiosi seri (concetto per esempio che non si potrebbe applicare ai no vax) che nutrono perplessità non sull’esistenza del fenomeno e neppure sul contributo antropico, bensì sulle ricette salvifiche che sbrigativamente vengono etichettate col bollino blu della scienza. Per esempio, il dissenso di un Franco Prodi – secondo i firmatari dell’appello – meriterebbe il silenzio? O rappresenta un utile pungolo di riflessione?

 

Infine, c’è una ragione di coerenza. Il mondo ambientalista sarebbe più credibile nella sua battaglia per la scienza se non la giocasse a giorni alterni: con la scienza sul clima ma contro la scienza sugli Ogm, la Xylella, la chimica in agricoltura e chissà quanti altri temi.

 

Insomma, l’appello sarebbe più utile al paese se investisse tutte le questioni dove la scienza è bistrattata. Invece di cancellare le voci eterodosse dai media (che è tra l’altro un modo di deresponsabilizzarli), dovrebbero chiamarli a mettere maggiore attenzione, studio ed equilibrio in quello che scriviamo. Questo sì che sarebbe un bel cambio di clima.

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