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Perché i “colori” non ci dicono più nulla sulla tenuta degli ospedali

Giovanni Rodriquez

Si potrebbe pensare di introdurre altri due parametri: misurare la riduzione sia delle attività chirurgiche sia di quelle ambulatoriali

Proseguono le trattative tra regioni e ministero della Salute per la revisione dell’attuale sistema di monitoraggio Covid. Diverse le richieste avanzate dai governatori, su alcune delle quali sembra esserci già stato più di qualche spiraglio di apertura, come sulla possibilità di non conteggiare tra i ricoveri Covid di area medica quei pazienti asintomatici ospedalizzati per altre patologie e risultati positivi al tampone all’accesso in ospedale.

Da giorni è già pronta una bozza di circolare che aprirebbe a questa distinzione tra ricoverati “con” o “per” Covid. Una misura che servirebbe esclusivamente a ridurre la possibilità per le regioni di passaggio da una zona di rischio all’altra (i famosi colori). Dal punto di vista pratico di fatto non cambierebbe nulla. “L’occupazione complessiva dei posti letto resterebbe invariata, così come i carichi di lavoro per il personale – spiega Carlo Palermo, segretario nazionale Anaao Assomed –. Anzi, se questi pazienti dovessero essere ricoverati in stanze isolate fuori dai reparti dedicati ai pazienti Covid, questo potrebbe comportare anche un lavoro in più per medici e infermieri. Perché in termini di rischio di contagio, assistenza del paziente e santificazione della stanza si aggiungerebbe una mole di impegno aggiuntivo”.

 

Non a caso, nei giorni scorsi i medici avevano già stroncato questa proposta definendola un’operazione di maquillage. Il perché è facile da comprendere. Tanto per cominciare, per i cittadini il cambio di colore è pressoché ininfluente. Per i possessori di green pass base – ottenibile anche con il solo tampone – le uniche restrizioni aggiuntive sono previste a partire dalla zona arancione e riguardano: accesso ai negozi presenti nei centri commerciali e  partecipazione ai corsi di formazione in presenza. Per la popolazione vaccinata o guarita dal Covid, in possesso quindi di green pass rafforzato, il cambio di colore non comporta nessuna restrizione. E quindi, i tentativi da parte delle regioni di evitare i passaggi di colore si traducono di fatto nel tentativo di evitare l’introduzione di due sole restrizioni aggiuntive per un numero esiguo di persone, sostanzialmente la popolazione non vaccinata. L’impatto sulla larghissima maggioranza delle persone è nullo. Di contro, invece, assistiamo da tempo a regioni che nonostante siano solo in zona gialla hanno bloccato tutte le attività chirurgiche non indifferibili cagionando danni all’intera popolazione. Se il fine  del monitoraggio sull’occupazione dei posti letto è quello di avere il polso della tenuta del sistema ospedaliero, la nuova modifica non porterebbe alcun contributo aggiuntivo.

Piuttosto, si potrebbe pensare di introdurre altri due parametri: misurare la riduzione sia delle attività chirurgiche sia di quelle ambulatoriali. Questo permetterebbe di comprendere nel tempo, in maniera più puntuale, l’impatto complessivo dell’occupazione ospedaliera causata dal Covid sulla capacità degli ospedali di erogare servizi e dare risposte alle esigenze di salute della popolazione. “Non viene considerato che già oggi si bloccano i follow up per malati diagnosticati, si riescono a fare meno screening rischiando così di scoprire in enorme ritardo forme neoplastiche sulle quali prima riuscivavamo a intervenire in fase precoce. Questo causerà mortalità che vedremo negli anni a venire. Anche rimandare interventi chirurgici non urgenti espone in alcuni casi a complicazioni ulteriori nello stato di salute dei pazienti”, dice Palermo.

 

Quanto al futuro, sarebbe forse necessario gettare uno sguardo al recente passato. Già nei primi mesi del 2020 si parlava della possibile realizzazione di ospedali Covid. Tutto è poi finito nel dimenticatoio. “Si dovrebbero creare strutture dedicate a pazienti contagiati, in ospedali a fisarmonica, riorganizzando spazi dedicati, multidisciplinari e organizzati per intensità di cure. Questo sarebbe utile non solo nell’immediato per far sì che ondate di pazienti Covid non impediscano le cure per gli altri malati, ma anche per rispondere in maniera tempestiva ed efficace a possibile nuove pandemie”, conclude Palermo.

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