Roma Capoccia

“Riad sponsor dell'As Roma? Nessun effetto sullo stadio”. Parla Veloccia 

Gianluca De Rosa

Dalla nuova arena giallorossa agli ex mercati generali. L’assessore all’Urbanistica della giunta Gualtieri risponde su tutte le sfide urbanistiche della capitale

 “Io mi occupo della parte urbanistica, dello stadio, e su questo vado avanti, non credo che la storia dello sponsor avrà un’influenza diretta sul progetto”. Maurizio Veloccia, assessore all’Urbanistica del comune di Roma, che segue con grande attenzione il dossier del nuovo stadio giallorosso a Pietralata, commenta con il Foglio la notizia del giorno: l’As Roma avrà un nuovo sponsor, Riyad Season, evento d’intrattenimento sportivo che dal 2019 si svolge in Arabia saudita. Una partneship commerciale che ha un effetto imbarazzante: Riad è la principale avversaria della capitale per la corsa all’Expo 2030. Voto del Bie previsto a Parigi a metà novembre. In Campidoglio si registrano  malumori, ma Veloccia smentisce che questa cosa possa in qualche modo interferire con il dossier che intanto è quasi arrivato alla fine della fase del dibattito pubblico. “Come amministrazione – dice l’assessore – abbiamo rispettato la tabella di marcia. Adesso sta alla società consegnare il progetto definitivo che dovrà superare le criticità emerse su mobilità e traffico”. Anche attraverso i tavoli tecnici con la Roma, si lavora alle possibili soluzioni. “Il dipartimento Mobilità – spiega Veloccia – ha fornito alla società la matrice con le provenienze dei tifosi dalle varie parti della città”.

Ma quando arriverà il progetto? “La Roma continua a dire che entro inizio 2024 sarà consegnato, dato che a quel punto entreremo in una fase decisioria è importante che sia un lavoro completo e accurato in modo da superare tutte le criticità, il rischio sennò è quello di bloccare tutto”. L’obiettivo è aprire il nuovo stadio nel 2027, per il centenario della squadra, ma dopo il progetto servirà una nuova valutazione degli uffici, un nuovo passaggio in Assemblea capitolina, fare la gara e sottoscrivere la convenzione urbanistica. Ce la si può fare davvero? “La Roma – risponde Veloccia – sostiene di aver bisogno di due anni per completare il cantiere, quindi va aperto nel 2025. Se si continua senza intoppi quella data è ancora credibile. E’ chiaro però che mancano diversi passaggi, ognuno nasconde potenziali ostacoli”.


Il 2027 è lo stesso anno in cui dovrebbe concludersi il cantiere per la riqualificazione dell’ex Fiera di Roma. Il Campidoglio negli scorsi giorni ha presentato l’accordo con il fondo Orchidea che realizzerà appartamenti in parte destinati all’housing sociale. Veloccia ne è fierissimo: “Abbiamo finalmente iniziato a sciogliere uno dei nodi urbanistici di questa città, non mettendo in discussione, come si fa troppo spesso, le decisioni prese in passato. Grazie alla collaborazione con una società che ha deciso di investire oltre 200 milioni di euro finalmente ci avviamo a restituire un’area della città abbandonata da 15 anni”.


Da una ferita urbanistica all’altra. Che ne sarà invece degli ex mercati generali, un’enorme area di degrado tra viale ostiense e la Garbatella? “Vogliamo avviare anche lì un percorso di riqualificazione ben prima della fine della consiliatura. Purtroppo, la situazione è più complicata perché non c’è solo una dismissione, ma anche una convenzione bloccata da Anac, oltre alle difficoltà del titolare della convenzione stessa (la famiglia Toti ndr). Stiamo interloquendo con tutti per trovare una via d’uscita”.


Capitolo San Lorenzo. La giunta Pd ha accantonato il progetto di riqualificazione voluto da Virginia Raggi e dal suo assessore all’Urbanistica Luca Montuori, quel complesso però è ancora nel degrado in cui versava nell’ottobre del 2018 quando lì dentro fu stuprata e uccisa la 16 enne Desirée Mariottini. “Il progetto della precedente giunta – si difende l’assessore – è rimasta una proposta dai contorni elettorali: fino alla fine del mandato non si è fatto nulla, il progetto non è mai stato approvato in Assemblea capitolina e non erano stati stanziati i fondi a bilancio per realizzare gli espropri. Noi, invece, abbiamo come prima cosa destinato 450 mila euro per la bonifica delle aree pubbliche, poi abbiamo sollecitato i proprietari a intervenire: loro si sono convinti e hanno deciso di consorziarsi e dovrebbero presentare a breve, così ci è stato promesso, un progetto in partnership pubblico-privato per appartamenti con spazi pubblici integrati. E’ una soluzione che fa meno titolo, ma è più pragmatica e potrà risolvere quella ferita”. 


Alla Balduina, invece – il Foglio lo ha raccontato la scorsa settimana – c’è un palazzo con due piani mai finiti che sembra uno scheletro. I residenti, che ritengono non potessero essere realizzati, chiedono al comune di considerare illecito quell’intervento d’innalzamento, il costruttore preme affinché avvenga il contrario, intanto tutto resta fermo perché il Campidoglio, dal novembre 2022, quando il Consiglio di Stato ha annullato l’iniziale diniego del comune, prende tempo. “Stiamo cercando di capire dal punto di vista amministrativo cosa si può fare: è stato chiesto alla proprietà di fornire tutta la documentazione delle consistenze che sono state realizzate per capire se l’istruttoria che fu fatta all’epoca e che il Consiglio di Stato ha annullato possa concludersi in qualche modo favorevolmente. L’obiettivo è risolvere il buco urbano che si è creato, ma di certo non ci saranno sanatorie, o delibere di variante: se la nuova istruttoria consentisse di dare parere favorevole a quanto fatto bene, altrimenti ci sarà un nuovo diniego”.