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Onestà-onestà: cinque arresti in Campidoglio

Ai domiciliari un dipendente dell’ufficio condoni e quattro di Risorse per Roma. La politica non c’entra, ma siamo alle solite

24 Giugno 2020 alle 20:02

Onestà-onestà: cinque arresti in Campidoglio

Roma. Mafia Capitale – ha spiegato alcuni giorni fa la Cassazione – non fu mafia, anche se, scrivono i giudici della suprema corte  “è stato accertato un fenomeno di collusione generalizzata, diffusa e sistemica”. Poche righe, chiare e definitive, per tratteggiare il malaffare capitolino. Quasi sei anni dopo, una grillina in Campidoglio, protocolli anticorruzione con l’Anac e gare bloccate per anni su bisogni essenziali – come manutenzione delle strade e del verse pubblico –  per fermare la corruzione, si spera che negli uffici di Roma Capitale la situazione sia ben diversa. Eppure proprio questa mattina, una vicenda fa venire qualche dubbio. Il Gip di Roma, Claudio Carini, ha disposto la custodia cautelare per sei funzionari pubblici accusati di manovrare a loro piacimento le richieste per sanare violazioni edilizie e regolarizzare immobili abusivi in cambio di mazzette. Un business rodato che l’inchiesta svolta dalla compagnia dei Carabinieri Roma Eur e coordinata dal sostituto Procuratore Nadia Plastina e dall’aggiunto Paolo Ielo ha stimato valere centinaia di migliaia di euro. Anche perché spesso l’operazione consisteva in un ”ricamino” alle pratiche per azzerare gli oneri per il rilascio della sanatoria. Onere che a volte avrebbero richiesto il pagamento di cifre a cinque zeri. Un esborso facilmente aggirabile pagando una tangente dieci volte inferiore attraverso uno o più bonifici da corrispondere a una finta onlus. Pagamento richiesto anche per una piccola modifica a fascicolo per aggirare la legge e ottenere una sanatoria illegittima. 

  
A dar vita all’indagine la denuncia di Damiano Cosimo Apostolo, generale dei Carabinieri in congedo, assunto come supervisore amministrativo all’ufficio Condoni che ha riceveuto alcune lettere anonime intimidatorie dopo aver segnalato diverse irregolarità sulle pratiche. 

  
Dei sei indagati – accusati a vario titolo di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione di persona incaricata di pubblico servizio, truffa e falsa attestazione e certificazione – uno è stato a lungo funzionario capitolino dell’ufficio Condoni, mentre un altro è un geometra che faceva da tramite tra imprenditori e funzionari pubblici. Gli altri quattro sono tutti dipendenti di Risorse per Roma, la municipalizzata capitolina a cui il comune ha delegato l’intera fase istruttoria per il rilascio dei condoni. La scelta burocratica è stata fatta nella speranza di sveltire il disbrigo delle pratiche. Decine di migliaia cumulate negli anni. Come svela l’inchiesta della procura di Roma, però, l’esito sembrerebbe essere stato un altro. Il direttore dell’ufficio condoni – sentito dagli investigatori – ha parlato di una “situazione fuori controllo” sulla lavorazione e l’archiviazione dei fascicoli contenenti le istruttorie e sulla mancata riscossione degli oneri. Per oltre 28 mila pratiche l’iter istruttorio risulterebbe “bloccato per varie ragioni”, mentre 30 mila documenti sarebbero fuori posto e non inseriti nei relativi fascicoli, impedendo così, di fatto, l’accesso agli atti o la definizione dell’istruttoria. Il valore economico di tutto questo? 56 milioni di euro di mancata riscossione degli oneri. Una situazione allucinante e nota per la verità alla politica come agli amministratori capitolini da ben prima di questa inchiesta. Non stupisce dunque che al filone più immorale delle indagine se ne affianchi un secondo che non parla solo di malcostume, ma anche e soprattutto dell’inefficienza della pubblica amministrazione. La lentezza esasperante, il caos di pratiche e scartoffie che all’orecchio del cittadino o dell’imprenditore senza scrupoli può rendere ghiotto il “tariffario” offerto dai presunti corrotti dell’ufficio condoni, non a chi volesse azzerare gli oneri per la sanatoria o aggirare la legge, ma semplicemente a chi volesse veder presa in considerazione la propria pratica. Un esempio: seicento euro per l’inserimento tra le richieste “urgenti”. Una tangente per salvarsi dall’oblio. Scrivono i Pm nella richiesta della custodia cautelare al Gip: “I servizi ambientali audio video all’interno dell’ufficio del condono hanno svelato l’esistenza di una costante corruzione per il disbrigo delle pratiche nonché di accesso abusivo al sistema informatico di falso e truffa aggravata anche in forma organizzata e comunque sistematica ed esteso si da costruire un vero e proprio sistema di manipolazione delle pratiche. Molti privati – proseguono – si rivolgono a professionisti e costoro dietro compenso in denaro ottengono dai pubblici impiegati presso l’ufficio che cura le istanze informazioni e documenti delle pratiche”.

  
Tornano alla mente le parole di uno dei protagonisti dell’inchiesta che fu Mafia Capitale, Salvatore Buzzi, che parlando con la solita enfasi davanti alla presidente della X sezione penale del tribunale di Roma Rossana Ianniello sottolineava un aspetto grottesco di una delle tante vicende per cui era indagato: una tangente per vincere una gara alla quale partecipava solo la sua cooperativa “Signor presidente si rende conto? Questa voi la chiamate corruzione? Ma quale corruzione, questa è un’estorsione”.   
Nelle parole dell’assessore all’Urbanistica Luca Montuori c’è tutto lo sconforto per l’accaduto: “Quella di oggi – ha detto – è una pessima notizia per la città: colpisce che la corruzione sembra un male che non si riesce ad estirpare. Noi – ha aggiunto – ci stiamo provando con la smaterializzazione delle pratiche, semplificando il più possibile il rapporto tra i cittadini e la macchina amministrativa con procedure online, certe e trasparenti e con la rotazione del personale, in modo che non ci possa essere sempre la presenza delle stesse persone negli stessi posti ”.  La sindaca Virginia Raggi, invece, ha cercato di sottolineare l’unico aspetto effetivamente edificante della vicenda: “Sono episodi vergognosi, ma oltre alle mele marce esiste un mondo di lavoratori dalla schiena dritta, pronti a denunciare episodi di illegalità”.

Gianluca De Rosa

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    25 Giugno 2020 - 18:52

    L'urlo agonico dei MoVimento 5 respiri era ed è onestà-onestac-onestacca la spina che adesso arrivamo noi che pecunia non olet ,quella che se mettemo in saccoccia . Je tajerei il pollice così da impedije de contà troppo sverti la grana.

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