Un'immagine del Nuovo Cinema Palazzo (foto Facebook)

Ecco la Roma occupata

Alessandro Luna

Dopo Primavalle lo sgombero tocca al Cinema Palazzo?

Gli sgomberi si fanno di mattina presto, per cogliere di sorpresa gli occupanti e rendere più difficile la resistenza. Per questo motivo i ragazzi che da otto anni occupano l’ex Cinema Palazzo, in piazza dei Sanniti, nel quartiere San Lorenzo, dormono con un occhio chiuso e uno aperto da quando il loro teatro abusivo è finito nella lista del Viminale dei 22 immobili da sgomberare con urgenza.

 

Tra questi anche l’ex scuola di via Cardinal Capranica, che è stata restituita pochi giorni fa dalle forze dell’ordine al Municipio VIII, che ne è legittimo proprietario. L’ex-cinema e l’ex scuola sono esempi chiari e distinti dei due generi di occupazioni che rendono Roma una delle maggiori città europee per spazi abusivi autogestiti: la prima è un’occupazione a scopo culturale, mentre la seconda a scopo abitativo. Un terzo genere è quello “misto”, che unisce le due vocazioni e di cui è un esempio Spin Time Labs, dove vivono all’incirca 180 famiglie e che però ospita anche rave, spettacoli teatrali e proiezioni.

 

Questa doppia funzione, secondo Daniele Capezzone, che si è occupato di questo genere di questioni per molti anni, ha davvero poco di virtuoso: “I due aspetti, in casi come quello di Spin Time, sono mescolati in modo furbesco per creare un pretesto che protegge un’attività che ha un interesse più nel profitto che nella cultura e nella soluzione abitativa”. Su un’eventuale distinzione tra occupazioni abitative e culturali, Capezzone ricorda quanto siano importanti i princìpi citando Margaret Thatcher: “O staremo in piedi sui princìpi, o non saremo in piedi affatto”. E a scontrarsi sono per lo più queste due visioni: quella del principio legalitario liberale, da un lato, quella opposta dei centri sociali, delle occupazioni abusive e della sinistra dall’altro.

 

Fabrizio, uno dei ragazzi del Cinema Palazzo, ci spiega la sua versione: “Le occupazioni hanno senso quando servono a risolvere una delle tante falle che la burocrazia produce: ci sono persone che vivono per strada e immobili che sono vuoti da anni perché ‘proprietà di qualcuno’. Anche se è illegale, l’occupazione sottrae un centinaio di persone alla condizione di ‘senzatetto’. Il Cinema Palazzo era proprietà di una società che ha ricevuto l’autorizzazione per aprire in questo palazzo un Casinò, in piena violazione con la delibera di Veltroni sui salotti di quartiere”. La delibera a cui il ragazzo fa riferimento è la n. 36 del 2006 che indica le piazze in cui si possono aprire attività esclusivamente culturali. “Abbiamo deciso di occupare il palazzo per assicurarne la funzione che gli assegnava la delibera”. Il braccio di ferro è tutto qui: da un lato chi occupa uno spazio lo fa sostenendo la virtuosità dell’occupazione rispetto all’uso che ne sarebbe altrimenti fatto, o allo stato di abbandono cui sarebbe destinato. Dall’altro si difende il principio della proprietà privata su cui poggia la nostra società.

 

Capezzone protesta: “A prescindere dai casi specifici, è preferibile un locale occupato abusivamente, senza controlli e regole, oppure un’attività legale che assume dipendenti con contratti regolari? In un paese ordinato e ben funzionante si sceglie la seconda”. I ragazzi del Cinema Palazzo non la vedono così: “Lo stato dovrebbe acquistare gli spazi abbandonati e riaffidarli a chi li sa gestire meglio, con una gara pubblica. E converrebbe, visto che è poco probabile, se non impossibile, che lo spazio, una volta sgomberato, sia riutilizzato. E’ prassi consolidata quella di chiedere allo stato lo sgombero per far risultare il palazzo parte del patrimonio dell’azienda proprietaria per una finanziarizzazione che fa apparire più sicuri i titoli agli investitori”. Ma questa è, secondo Capezzone, una giustificazione inaccettabile: “Per queste persone la proprietà privata è un furto. Chi è proprietario di un bene è libero di scegliere come utilizzarlo, altrimenti entriamo in un’ottica secondo cui la proprietà privata non esiste o è subordinata alla valutazione che i centri sociali fanno della funzione a cui è destinata. A Roma ci sono all’incirca 80 immobili occupati dove nessuno può controllare se l’edificio è pericolante, se si vendono alcolici ai minorenni o se ci sono condizioni sanitarie accettabili. E in ogni caso, queste persone hanno un’idea dei soldi dei contribuenti molto generosa. Secondo loro lo stato dovrebbe spendere un’infinità per comprare tutti gli spazi abbandonati e poi regalarglieli”. Ecco il nodo della questione. Questi punti di vista inconciliabili saranno il refrain di questa estate nella quale Salvini sgombera e la sinistra resiste. Se ne parlerà ancora molto, a lungo, forse troppo e in termini accesi come spesso accade nel nostro paese.