(Foto LaPresse)

Com'è possibile che ogni venerdì non funziona il tram 8?

David Allegranti

Le microfolle di scioperati protestano davanti al ministero dell'Istruzione e bloccano la linea. Non se ne può più

Roma. È morto ieri un anziano sulla metro alla stazione Termini e così s’è bloccata la linea A per tutto il giorno, prevedibilmente gettando Roma nel caos. Epperò non devono per forza morire persone per trascinare la Capitale in un girone dantesco di gente rimasta a piedi e incredibile sforzo di taxi, auto private e motorette sgasanti. Basta che sia venerdì. Il venerdì è il giorno nero di Trastevere. Una volta ogni due c’è uno sciopero davanti al ministero dell’Istruzione, arrivano micro-folle rutilanti di scioperati che bloccano la linea 8 del tram, probabilmente l’unica cosa che a intermittenza funziona a Roma insieme alle vecchiette che gridano “maledettiiiiiiiiiii” in diretta tv alle spalle degli inviati di Sky.

 

Ecco, il venerdì è il giorno dello sciopero a Trastevere, quello che anticipa il via al weekend, puntuale come l’aperitivo nei pressi di piazza Trilussa. Ci sono le camionette, i poliziotti scoglionati, tutto un via vai di forze dell’ordine che arrivano a presidiare, a bloccare le auto. I tram si spingono fin quasi al ministero dell’Istruzione e poi irrimediabilmente si bloccano, l’autista non infelice di tornasene a casa ferma il convoglio e avverte gli ignari sfigati che devono andare al lavoro o a praticare turismo: “Ce stà ‘a manifestazione più avanti”. Urge dunque tornare indietro, senza però aver compiuto tutto il percorso. Piazza Venezia, il capolinea, è lontano, non resta che farla a piedi. Se è estate si suda, se è inverno si bubbola per il freddo.

 

Direte che l’8 è affollato e c’è un puzzo che la metà basterebbe ma perché mai uno paga 250 euro d’abbonamento per l’Atac e in cambio riceve un servizio pessimo? Perché l’unico tram che funziona, a tratti, deve fermarsi perché cinquanta persone stazionano davanti al ministero seppur lontani dai binari del tram? L’allarme standard dell’Atac, evidentemente, non tiene conto della quantità di persone che manifesta né della distanza che c’è fra il pericolo morte dei binari e la scalinata del Miur. Bizzarra e sprecona città, dove a metà mattinata di venerdì la gente scopre che Trastevere è zona franca. Gli “ahò, ma vaffanculo” si moltiplicano quando la gente scopre di dover fare un paio di chilometri a piedi, le vecchiette alzano il braccio in segno di rassegnazione e di protesta, le forze dell’ordine s’affollano e sono più dei manifestanti. Il viale è spezzato in due e dovrà attendere la fine delle manifestazioni per riaversi. È venerdì, e forse è arrivata l’ora di mollare la gricia, per quanto sapida, e andare a prendere la cosa migliore che c’è a Roma: il treno per Milano. Anvedi!

Di più su questi argomenti:
  • David Allegranti
  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.