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Storia di una guida in purezza alla Grande Bellezza

Un pamphlet quasi mistico all’alloggio libero nella Capitale, da recuperare a Natale. Un baedeker di luoghi e consigli pratici per passare la notte “relativamente al coperto”, scritto quasi cent'anni fa e ripubblicato oggi

29 Dicembre 2018 alle 06:00

Storia di una guida in purezza alla Grande Bellezza

Sgomberi, emergenza casa, appartamenti sfitti, dormitori improvvisati: la Capitale eternamente alle prese col problema abitativo ha la sua guida all’alloggio libero. La stampò Berlutti editore di piazza Navona quasi cento anni fa, la ristampa oggi Ibis del comasco Giulio Veronesi. “Roma di notte, guida illustrata per i visitatori senza alloggio”, un baedeker di luoghi e consigli pratici per passare la notte “relativamente al coperto” scritto dal catanese Giuseppe Sciuto. Una Roma senza tetto né legge, e senza nostalgie: pubblicata nel ‘21 ha l’incanto pre-demolizioni fasciste. Costo lire 5 come la Mic.

   

Regola dice che Roma vada vista di giorno, perché dispensa marmi, laterizi, travertini. Sciuto invece tesse l’elogio della notte contro la luce e il frastuono del giorno perché di notte è nato il mito di Romolo e Remo. Vicoli, chiese aperte per il turno di notte, colonnati, piazze, gradini, prati, sedili, persino farsi arrestare “ogni tanto conviene”, fino ai portici del Campidoglio per “dimenticare il disagio amaro di qualche notte tormentosa” e all’apoteosi Colosseo, “nulla può eguagliare in potenza la sensazione”. A corredo Sciuto indica sempre la prossimità di tram e autobus.

   

Ovunque la concorrenza di intellò senza terrazze, “artisti nostalgici dai quadri invenduti e poeti poveri”, e poi fare slalom a Trinità dei Monti tra gli amanti e le guardie a caccia di oltraggio al pudore, fingersi giornalisti o critici d’arte nella sala delle poste a Piazza San Silvestro dove gli impiegati sonnecchiano, provando a scrivere a buffo telegrammi “per qualche ora”, evitare i guardiani di 1° e 2° classe alla stazione Termini, vecchia e gloriosa, spingersi alla 3° con giudizio, puntare ai portici di Palazzo Massimo, dove l’inserviente aguzzino butta acqua sul pavimento per scoraggiare gli accattoni, scavalcare cancelli di chiese e giardini per approdare al Gianicolo. Una guida in purezza alla Grande Bellezza, pamphlet quasi mistico, un inno alla diserzione dai gironi del turista.

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