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Papa Francesco e quel Rosario per Lula

Il Pontefice avrebbe fatto un regalo all’ex presidente brasiliano in carcere. Fioccano le (inutili) smentite

17 Giugno 2018 alle 06:14

Papa Francesco e quel Rosario per Lula

Foto LaPresse

Eccellenza aspetti!, grido mentre il vescovo, puntuale come un orologio svizzero, alle 13.30 esce da Sant’Anna per andare a pranzo. Non mi degna d’uno sguardo, poi capisce e si ferma: “Oh, è lei che mi chiamava!”.Sì sono io e vorrei sapere qualcosa a proposito del Santo rosario che il Papa avrebbe spedito all’ex presidente brasiliano Lula, in galera da qualche tempo. La notizia, con tanto di foto del dono summenzionato, ha fatto il giro del globo. Subito smentita, va detto, da coloro cui compete (portavoce e impiegati a vario titolo delle comunicazioni vaticane). “Ma certo che glielo ha spedito il Papa, anzi. Pare si sia anche innervosito quando ha saputo della smentita, almeno così dicevano tra ieri pomeriggio e questa mattina in ufficio”. Il vescovo sta sotto il sole cocente, tra simpatici bengalesi che gli passano davanti con le loro cianfrusaglie e camerieri che chiamano i turisti in infradito e crema solare spalmata alla bell’e meglio sulle candide schiene. “Questo è. Il Papa ha mandato benedizioni e Rosario a Lula e lei interpreti come meglio crede, anche se la lettura della notizia mi pare del tutto banale e semplice”. Si spieghi, monsignore. “Che per certi personaggi c’è una certa sensibilità e anche un malcelato affetto. Il problema è che sono tutti della stessa risma. Lula, Morales, Maduro. Tutti loro”. Ora tiri lei le conseguenze. Il vescovo sgattaiola a casa per il pranzo, non prima di avere riacceso uno dei due smartphone gelosamente custoditi nella cartella nera come il carbone.

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Commenti all'articolo

  • carloalberto

    17 Giugno 2018 - 15:03

    Del resto, la sintonia c'è anche col fatto che ormai le strade del centro di Roma sono diventate quel coacervo di "simpatici bengalesi", camerieri, turisti in ciabatte, aggiungiamoci anche romeni, nordafricani, ne(g)ri e zingari, cui l'articolo fa cenno, a cui andrebbe aggiunto il buriname autoctono impropriamente spacciato per romanità verace. Che poi tutto ciò riduca Roma a una specie di metropoli levantina, non sembra preoccupare nessuno.

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